
Marco Costi (primo da sin.)
«‘Riconquistare l’Italia Marche’ esprime pieno sostegno agli imprenditori calzaturieri che hanno raggiunto Mosca per la fiera Obuv Mir Kohzi. La politica dovrebbe essere un servizio alla collettività e siamo ben consci del fatto che la scelta di questi imprenditori derivi dalla stringente necessità di tutelare i loro interessi vitali. Mai come in questo periodo appare evidente lo stretto legame tra gli interessi pubblici e quelli privati, con gli uni che non possono prescindere dagli altri». Inizia così, con queste parole, la riflessione socio-economica di Marco Costi, responsabile di ‘Riconquistare l’Italia’ per la nostra regione a distanza di poche ore dalla chiusura dell’Obuv, la fiera internazionale della calzatura di Mosca.
«’Riconquistare l’Italia’ ritiene che solo il rigoroso rispetto della Costituzione, in particolare nella sua parte economica, possa garantire la piena tutela degli interessi collettivi e individuali, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. Per questo abbiamo elaborato una proposta politica fondata sul dettato costituzionale, che riteniamo incompatibile da un lato con i trattati dell’Unione Europea, e dall’altro con il fanatismo atlantista della classe dirigente che ci governa oggi, pronta a sacrificare l’interesse nazionale a causa dell’incapacità stessa di concepirlo. Almeno a partire dal trattato di Maastricht, nel 1992, il partito unico liberale non ha curato gli interessi dei cittadini italiani e questo è sembrato progressivamente sempre più evidente, fino ai giorni nostri, in cui, genuflesso a ordini stranieri, il governo mette in campo sanzioni e condotte che danneggiano il popolo italiano più di chiunque altro. Da anni denunciamo come questo avvenga sotto ogni profilo istituzionale, economico e giuridico; siamo però arrivati ad un punto in cui alcune evidenze non possono essere più nascoste sotto al tappeto da presunti tecnici al soldo di questo indistinguibile ammasso partitico che occupa il Parlamento e che rappresenta tutti meno che le classi lavoratrici e popolari, delle quali fanno parte i nostri piccoli imprenditori del settore calzaturiero».
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