«Occorre avere il coraggio di una visione complessiva di sviluppo del territorio che con l’arretramento vede una soluzione che supera la frattura tra territori e la lotta tra gli stessi in una visione di sviluppo complessivo in cui tutte le aree possono trovare un beneficio». Il presidente della Fondazione San Giacomo della Marca, Massimo Valentini torna a battere il ferro sull’arretramento del’A14.
«In questi giorni è venuto fuori dall’archivio storico di Luciano Scafà un interessante documento su un tema oggi di dibattito pubblico locale dal titolo “Salviamo la verde riviera picena. L’assurdo tracciato costiero dell’Autostrada del Levante”. Così recita l’opuscolo pubblicato nel 1963 dal Comitato per la difesa della Riviera della sezione Picena di “Italia Nostra” e dell’E.P.T. (Ente Provinciale del Turismo) di Ascoli Piceno. Documento che parla delle attività svolte dal “Comitato permanente di agitazione tra le Amministrazioni Provinciali e le Camere di Commercio di Ancona, Macerata, Ascoli e Teramo” per richiedere l’arretramento del tracciato autostradale verso l’interno, in progettazione in quel momento storico. Tale voce del territorio rimase inascoltata dal Governo di allora che nel 1970 realizzò l’attuale tracciato generando i gravi disagi che le generazioni a venire hanno dovuto e continuano a subire. Non si ascoltò il territorio perché prevalse l’attenzione a qualche sirena municipalista fatta propria da un autorevole esponente locale del Governo di allora che a quanto si dice dopo qualche anno riconobbe l’errore fatto. Le scelte infrastrutturali per un territorio sono molto sensibili e condizionano il futuro delle generazioni che seguono, se la valutazione non è approfondita e meditata, se la scelta infrastrutturale non si inquadra in una visione di sviluppo territoriale che abbia un respiro di lungo periodo sempre, nel tempo, si rivela l’errore fatto. La sirena municipalista era presente negli anni 60/70 , ma lo è anche oggi con i limiti di allora e di oggi. Il municipalismo non riesce ad avere quella necessaria visione di sviluppo territoriale di medio/lungo periodo e pensando di tutelare gli interessi del proprio paese di fatto li mortifica in quanto non esiste uno sviluppo di una singola città se non c’è lo sviluppo di tutto un territorio oggettivamente interconnesso. Il municipalismo oggi si salda con un limite della politica attuale che sovente è ricattata dal risultato nel breve periodo da esibire alla prossima tornata elettorale. Sappiamo bene però che la logica del “purché si faccia” non è il bene del territorio che si rappresenta. Chi esercita un potere politico ha una responsabilità nei confronti della generazione presente, ma anche futura e penso che ragionevolmente nessuno voglia trovarsi nelle condizioni di essere ricordato dopo 50 anni per l’errore fatto. La scelta in ordine alla implementazione del tratto autostradale da Porto Sant’Elpidio a San Benedetto con adeguamento in sede o arretramento ha la stessa portata storica del dibattito che si ebbe negli anni 60 sulla realizzazione della nuova autostrada. Verificare la possibilità dell’arretramento autostradale ha le sue ragioni profonde in quanto l’adeguamento in sede non risolve i problemi della mobilità nelle Marche Sud. L’adeguamento sull’attuale sede lascia inalterata una pressione abnorme sulla costa che sarà ulteriormente aggravata dall’auspicato arretramento ferroviario che al momento è ipotizzato nei pressi dell’attuale tracciato autostradale, lascia sguarniti i nostri distretti produttivi dei caselli autostradali che invece si avrebbero con l’arretramento e le aree interne rimarrebbero nel loro mortale isolamento. Per questo occorre avere il coraggio di una visione complessiva di sviluppo del territorio che con l’arretramento vede una soluzione che supera la frattura tra territori e la lotta tra gli stessi in una visione di sviluppo complessivo in cui tutte le aree possono trovare un beneficio: il decongestionamento definitivo della costa, il servizio ai distretti produttivi, la valorizzazione delle aree interne. La realizzazione della terza corsia in sede è particolarmente complessa ed onerosa, certamente sarà necessario un arretramento da Pedaso, certamente i Comuni della costa chiederanno opere compensative che farà crescere sensibilmente il costo complessivo dell’opera. Il Ministero e Società Autostrade non hanno ancora deciso nulla e non esiste al momento alcuna progettazione da Pedaso. L’adeguamento dell’attuale tratto autostradale richiede 2,5 anni per la manutenzione ordinaria per essere conformi agli standard europei ed almeno 8 anni di lavori per avere il completamento della terza corsia in sede. Inoltre sia Ministero che Società hanno dichiarato di non escludere la verifica della ipotesi dell’arretramento se la comunità locale lo richiede. Si aggiunge che la nuova Società Autostrade sta mostrando che è possibile gestire le manutenzioni senza portare al collasso il traffico locale. Per quale ragione allora non chiedere questa verifica e dirsi da soli che l’arretramento non si può fare? La vicenda dell’arretramento ferroviario documenta ampiamente che quando una comunità locale è unita un’opera ritenuta impossibile dai più si può ottenere. Il compito della politica non è quella di intestarsi risultati effimeri o che nel tempo si rivelano dannosi, ma di rappresentare in un dialogo con la comunità locale una visione di sviluppo complessivo del territorio per le generazioni presenti e future. Il compito della politica è quindi anche quello di portare sul territorio quelle risorse necessarie per perseguire tale sviluppo, non spiccioli. La bellezza della democrazia è quella di confrontarsi e certamente poi decidere, mi permetto di fare un ultimo appello alla responsabilità».
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati