
foto Simone Corazza
«Sciopero per dire no a una legge di bilancio sbagliata». Cgil e Uil, oggi pomeriggio, come preannunciato, si sono ritrovate per un presidio dinanzi all’ospedale Murri di Fermo. Ai due sindacati si è unita anche l’Auser. Dalla legge di bilancio alla protesta sulla sanità, ed ecco perché il punto di ritrovo proprio davanti al nosocomio fermano.
«Questa legge di bilancio – la spiegazione la forniscono proprio Cgil e Uil – è sbagliata perché non sostiene salari, non rivaluta tutte le pensioni, riduce tutele e diritti, aumenta la precarietà con la reintroduzione dei voucher, premia gli evasori, non prevede misure previdenziali adeguate, non affronta il tema delle politiche industriali ed energetiche. Oltretutto non risponde efficacemente ai bisogni delle fasce di popolazione che stanno subendo gli effetti più pesanti del caro energia, dell’impennata dell’inflazione che, oltre a determinare l’aumento generalizzato del carrello della spesa, avrà effetti molto pesanti sulla sanità. Non si prevedono infatti risorse aggiuntive necessarie a far fronte all’aumento del costo delle forniture e, cosa ancora più drammatica, nella legge di bilancio non si prevedendo risorse per affrontare e risolvere i nodi strutturali della carenza di personale, delle liste d’attesa, dei pronto soccorso, della carenza di medici di base e di una medicina di prossimità capace di rispondere efficacemente ai bisogni dei cittadini».
Nodi ancor più sentiti nella nostra provincia. «E infatti a Fermo abbiamo scelto di fare un presidio davanti all’ingresso dell’ospedale Murri ritenendo la vertenza sulla sanità e più in generale il tema della salvaguardia della salute una priorità assoluta, sul quale non vediamo all’orizzonte risposte efficaci nemmeno da parte della Giunta regionale che mette mano alla riorganizzazione della sanità, senza affrontare preventivamente la questione del riequilibrio delle risorse tra le varie province per sanare le disparità evidenti che subiscono i cittadini fermani. E’ il momento di reagire con forza a queste ingiustizie, alla mancanza di risposte efficaci, all’idea di un paese sempre più povero e precario».


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