Ospite della puntata di ieri di Zoom, programma di approfondimento di Radio FM1 condotto dal direttore Giorgio Fedeli, l’avvocato Andrea Agostini, presidente della fondazione Marche Cultura. Una chiacchierata sugli obiettivi e le possibilità della fondazione, ma anche un commento dell’ex sindaco di Porto San Giorgio ed esponente di Fratelli d’Italia sulla politica fermana e marchigiana in generale.
«Marche Cultura è un soggetto ancora poco conosciuto. Confesso che neanche io lo conoscevo prima. Mi è stato chiesto di prendere in mano la fondazione e di rilanciarla, operando nel settore cultura. In Regione, in primis il presidente Acquaroli, credono che la cultura possa essere un veicolo di promozione del territorio, e quindi che possa essere da traino per il turismo, che è poi la delega dello stesso presidente Acquaroli – spiega Agostini – Mi è stato chiesto quindi di far diventare questa fondazione un braccio operativo della Regione Marche e portare a casa dei risultati concreti, che in prospettiva ci sono. Sono stato nominato a fine novembre dal presidente Acquaroli e sono presidente del cda della fondazione, formato da altre due persone di assoluta qualità, il notaio Francesca Filao e l’architetto-ingegnere Maurizio Di Stefano. Paradossalmente, l’unico non impegnato nel settore cultura sono proprio io. Il mio compito però è quello di garantire che la macchina funzioni».
Continua Agostini sulle sue capacità e sulle potenzialità della fondazione: «Di certo dalla mia precedente esperienza come sindaco, quello che ho raccolto non è certo la diplomazia, ma la capacità di gestione e la tecnica. In questi anni poi le capacità diplomatiche sono state acquisite anche grazie alla politica praticata, e oggi forse ho quella maturità che è un mix di tecnica e diplomazia, con cui penso di poter gestire una fondazione con grandi potenzialità. E secondo me ne sono davvero molte. Noi come fondazione riceviamo fondi dalla Regione Marche, dall’assessorato alla cultura. Dobbiamo capire quali sono le idee e le progettualità, per poi studiare la messa a terra della realizzazione dei bandi. E questo lo possiamo fare grazie ad una macchina che conta su una decina di persone come staff di assoluta qualità. Dipendenti che hanno voglia di fare e che fino ad ora forse non ne hanno avuto la possibilità. Ho poi un direttore facente funzione, Francesco Gesualdi, che si occupa anche del ramo Marche Film Commission, utile per operare nel cine-turismo e nel discorso cinema e serie tv. Abbiamo poi anche la cura dei luoghi della cultura e quindi valorizzazione di musei, biblioteche e archivi. La mission è quella di valorizzare la cultura della regione, per fare movimento e portare tanta gente nel territorio».
Agostini stringe poi sui primi passi che intende fare: «Il presidente Acquaroli vuole investire sul discorso cinema, che sommando gli aiuti a produzioni e sale, muoverà sedici milioni di euro, già stanziati, da questo 2023 al 2027. Ora io e Francesco Gesualdi dovremmo muoverci per intercettare progetti che possano realizzarsi nelle Marche. L’idea è però di lavorare su serie televisive per dare regolarità e creare dei luoghi. L’esempio che mi viene in mente è Don Matteo. Poi sicuramente anche su singoli film da realizzare nelle Marche. In questo modo facciamo sapere a chi vuole produrre qui che troverà un interlocutore che si occuperà di agevolare la produzione e parteciperà anche con una quota alle produzioni. Voglio ricordare che in passato erano stati stanziati solo un 1,6 milioni e non sono stati neanche spesi per intero. Altro discorso è anche la promozione attraverso le pubblicità. In generale con questo lavoro andiamo a seguire quanto già fatto dalla Regione sul discorso promozione turistica. Dobbiamo invece migliorare sul discorso Film, in cui siamo penultimi in Italia per investimenti e ritorno. Siamo chiamati a fare un salto di qualità. Un altro esempio di primo passo è quello che stiamo facendo con i piccoli teatri marchigiani, per farli riconoscere come patrimonio Unesco, per avere un riconoscimento che ci aiuti a trovare fondi. Un altro bando concreto è quello sui direttori di rete».
Sulla rete da creare «entrerò sicuramente in contatto con il dottor Villanacci, nominato di recente presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici, (ascolta la sua intervista a Radio FM1), ma in questo momento mi sento di dialogare con chiunque abbia la mia stessa mission, al di là delle posizioni e dei convincimenti. Non riesco a pormi un obiettivo centrato il quale potrò ritenermi soddisfatto con la fondazione. Io funziono più ragionando giorno per giorno, lavorando sì per la mission lavorando su progetti concreti».

Passando poi ai ragionamenti politici, chiesto ad Agostini se la sua nomina non sia stata quasi un “contentino”, dopo che per anni si era parlato di una sua candidatura al Consiglio regionale: «Ho sempre avuto passione per la politica anche se poi l’ho capita solo a esperienza amministrativa conclusa. Ho fatto dieci anni da civico. Poi ho compreso che il civismo in sé non esiste. È legato a un leader, ma non va oltre al territorio comunale. Oggi un Comune non si salva da dentro. Penso a Porto San Giorgio, credere che si risollevi da solo, non lo vedo possibile. Il limite del civismo è la persona, mentre per andare avanti bisogna essere rete. Quando sono entrato in Fratelli d’Italia il partito stava a circa il 2%, se avessi voluto fare una scelta facile sarei entrato nella Lega. Ho scelto questo partito perché ho conosciuto Francesco Acquaroli, che in quel momento si stava candidando al Parlamento. Ho aderito alla persona, appassionata e che credeva a ciò che voleva fare in concreto. Sono entrato in punta di piedi, per poi arrivare alle regionali. Sì di entrare in FdI me lo ha chiesto Acquaroli, insieme all’allora segretario comunale del Partito, Emanuele Morese. Sul piatto non nego che la mia candidatura al Consiglio regionale c’era, poi si è pensato a Di Ruscio e infine a Putzu. Vedendo questi due nomi ho fatto un passo indietro perché ho reputato che fossero più radicati nel territorio. Non mi sono messo a fare la battaglia per me stesso ma ho pensato al bene del partito. Sono comunque stato nominato segretario amministrativo di FdI nelle Marche e questo nasce da come ho gestito la campagna elettorale del governatore. Sono diventato un uomo di squadra, un gregario. E non ho chiesto altro, ora ho il mio lavoro, Quello che volevo era Acquaroli presidente e Meloni premier. L’ho ottenuto. Se questo fosse un contentino sarebbe stato più vantaggioso. Per essere presidente del Cda di Marche Cultura non prendo niente, lo faccio per passione, servizio, e perché credo nel progetto. Penso che mi vengano riconosciute delle capacità importanti, da un presidente importante come Francesco Acquaroli. Il mio giudizio sul suo operato è più che positivo. Vedo che si muove a cuore aperto e lavora con passione. L’attenzione al nostro territorio è dimostrata da varie nomine e da investimenti importanti. Da sottolineare poi il lavoro sull’aeroporto. Si muoverà sicuramente poi sulla A14, parlando ovviamente di terza corsia, una soluzione più semplice e concreta».
Sul suo futuro, magari anche politico: «Ti do due certezze. Sarò sicuramente avvocato e maratoneta. Non mi ci vedo a sgomitare nel partito per un posto. Se mi verrà chiesto ci sarò, ma per ora sono soddisfatto così. Mi sento ad oggi, come detto, un uomo di squadra. Se mi si chiede di fare un passo avanti lo farò. Questo senso l’ho maturato dopo l’esperienza da primo cittadino, che è stata una palestra di vita. Lì ho subìto alcuni sgarbi che mi hanno spinto a un ragionamento. In una partita di calcio, se devo segnare, non posso preoccuparmi che qualcuno della mia squadra faccia autogol. E per questo vedo la politica sì come mischia, ma con la compattezza del partito».
Un ragionamento, infine, sulla politica di Porto San Giorgio e Fermo: «Partendo dalla mia città (Porto San Giorgio, ndr) le ultime elezioni sono state una bocciatura agli ultimi dieci anni di amministrazione (guidata dall’ex sindaco Nicola Loira). Non lo dico contro Loira, che è un amico. Ma è evidente che non è una bocciatura a Gramegna, che si poneva in continuità con l’esperienza precedente. Poi possiamo discutere sul fatto che Vesprini sia o non sia meno in termini di continuità rispetto a Gramegna. Dopo dieci anni, un sindaco dovrebbe creare un suo successore. È mancato il leader per gestire una situazione. Credo che a Fermo Calcinaro creerà il suo successore, appunto. Non è facile, ma se sei leader questa fase la gestisci. Per quanto riguarda questa nuova amministrazione, ho ancora pochi elementi per valutarla, non riesco a capire la visione della città. Ma per ora la politica di Porto San Giorgio la vedo lontana, quando leggo i giornali cerco le notizie regionali e nazionali. Non mi vedo in questo momento candidato a Porto San Giorgio».
Non è mancata, con Agostini, nemmeno una panoramica sulla politica nazionale, parlando della nuova segretaria del Pd Elly Schlein e del presidente del consiglio, Giorgia Meloni.
«Tra Bonaccini e la Schlein, secondo me sarebbe stato normale trovarci a commentare la vittoria di Bonaccini, cosa che poi è accaduta all’interno dei circoli, che una settimana prima avevano fatto lo avevano fatto vincere – spiega il suo punto di vista Agostini – C’è stata questa sorpresa fuori dai circoli, di chi secondo me non è del Pd. La vera sinistra militante l’ha votata, e non è quella del Pd. Adesso ci ritroviamo un segretario più spostato a sinistra di prima. Quindi, immagino una convergenza con i M5S. Questo apre un’aria al centro enorme, perché difficilmente un moderato si ritrova in quel contesto di sinistra».
Il prossimo appuntamento elettorale, però, sono le Europee: «Questa situazione, in Europa, dove vige il sistema proporzionale, è sfavorevole al nuovo Pd. Essere posizionati al centro, vuol dire un’elezione al parlamento europeo. La situazione è opposta alla politica italiana dove col maggioritario il centro resta schiacciato. Renzi e Calenda ingrosseranno le fila, secondo me. A scapito della Schlein. Se pensiamo già alla prima uscita che ha fatto dichiarando che sarà un problema per Giorgia Meloni, si pone subito “contro”. Agli italiani credo che non interessi un leader di sinistra che si pone contro il leader di Governo. Questa è un’opposizione diversa da quella fatta da noi. Quando eravamo minoranza abbiamo comunque appoggiato il governo con gli aiuti in Ucraina. La seconda uscita che ha fatto riguarda le dimissioni del Ministro degli interni, per la tragedia di Cutro. Le responsabilità vanno accertate. Di chi sono non lo sa nessuno tantomeno la Schlein. Chiede le dimissioni del Ministro sapendo che non le otterrà e, al contempo, il governo fa quadrato sul Viminale. E tutto questo tirando in ballo dei morti, tra cui anche dei bambini. Su una tragedia non si può fare un regolamento di conti politico. Io credo che un cattolico di sinistra su una cosa del genere non si troverà mai. Per questo il Pd perderà voti. In una situazione del genere, si deve porre un problema all’Europa, non al Ministro. Delle responsabilità si occuperà la magistratura, non l’opposizione».
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