(Le foto sono state allegate dallo stesso Alessio Marucci)
«Scorrendo lentamente le pagine ormai ingiallite dal Tempo di alcune mie pubblicazioni d’epoca inerenti l’Elettrotecnica, ho ripercorso attentamente alcune fasi della Elettrificazione di diverse zone di Italia, ed in particolare della nostra regione, le Marche. Nei primi anni del 1900 era ormai trascorso più di un secolo dall’invenzione della Pila elettrica di Alessandro Volta ed in Italia stavano nascendo le prime grandi Società Elettriche, tra cui la Unes (Unione Esercizi Elettrici), fondata il giorno 11 febbraio 1905 a Roma, una nuova e moderna realtà industriale, presente in diverse regioni tra le quali Umbria, parte del Lazio, parte del Piemonte e parte della Toscana, della Liguria e dell’Abruzzo. L’ Unes inizia ad acquistare nelle Marche varie società elettriche e, nel vasto comprensorio territoriale della Valdaso, riorganizza la distribuzione dell’energia elettrica in maniera capillare; costruisce nuove linee elettriche a media ed alta tensione servendosi di svariate tipologie di tralicci in ferro, con mensole e isolatori elettrici in ceramica.
Nello stesso periodo vengono allestite linee elettriche di bassa tensione, costituite da pali in legno, corredate di ganci in ferro ed isolatori sempre in ceramica, che alimentavano case e piccole botteghe artigiane dell’epoca, dove si vedono per la prima volta accendersi le prime lampadine ad incandescenza. Si sviluppano i primi impianti elettrici, caratterizzati da validi criteri estetici e da una componentistica come sezionatori a coltello, prese, spine, interruttori di ceramica di colore bianca o nera collegati tra loro per mezzo di filo elettrico a treccia rivestito in tessuto e fissato lungo i muri e sui travi in legno grazie a piccoli isolatori di ceramica.
Vengono installati i primi sistemi di illuminazione, formati da lampade elettriche a contrappeso e da braccioli di ottone cesellato, recanti un portalampada ed un paralume in vetro sottile, che poteva avere diversi colori e sfumature, e che infondeva agli ambienti una luminosità soffusa ed equilibrata, che la nostra attuale illuminotecnica non senza difficoltà saprebbe riprodurre. Proprio in quegli anni si assiste all’apertura delle prime botteghe che vendevano materiale elettrico e che esponevano nelle proprie vetrine e sopra ai banconi ogni genere di accessori per impianti elettrici: prese, spine, portafusibili a tabacchiera, portalampada rosoni in ceramica, vetri a forma di giglio e diverse tipologie all’epoca realizzati in importanti vetrerie italiane e lampadine a incandescenza, riconducibili a diversi fabbricanti, avvolte in imballaggi di cartone, decorate con una attenta scelta di immagini e colori, ma anche i primi “elettrodomestici” come piccoli ferri da stiro e stufette elettriche. Questo enorme “panorama elettrico” ci trasmette tutta la rilevanza del Piano industriale dell’Unes, che costruisce una serie di imponenti opere idrauliche per sfruttare, in maniera efficace ed equilibrata, le acque del fiume Aso.
Durante la seconda metà degli anni ’20 costruisce la Centrale idroelettrica di Gerosa e anche la vecchia Centrale elettrica Unes di Ponte Maglio, attualmente di proprietà dell’Enel e situata in aderenza con la Strada Provinciale Valdaso nel comprensorio del Comune di Montefalcone Appennino. La vecchia centrale elettrica e la sua Casa del Custode, dal 2015 sono state dichiarate di interesse storico-architettonico dalla Commissione regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Marche. Ciò nonostante, si trovano da troppo tempo in uno stato di grave e rovinoso abbandono. Le strutture sono ancora caratterizzate da dettagli architettonici di pregio, come cornicioni e marcapiano, che ci riconducono alla solidità di un’epoca ormai trascorsa. La Centrale è un edificio imponente ed elegante, costruito in stile razionalista. Una sua parte rilevante è la Torre, dove all’esterno è posizionato un paranco in ferro di grandi dimensioni; sono ancora presenti gli isolatori passanti, in ceramica bianca, montati su apposite intelaiature in ferro murate nella parte alta delle pareti perimetrali, oltre ad altri isolatori elettrici di grandi dimensioni di alta e media tensione. Tra le sue funzioni vi era anche quella di fornire energia elettrica alla Faa (Ferrovia Porto San Giorgio – Fermo – Amandola) fino alla chiusura dell’esercizio ferroviario, avvenuta nell’anno 1956. La Vecchia Centrale deve continuare a vivere come un Museo dell’Elettricità per accogliere e salvaguardare all’interno dei suoi prestigiosi saloni strumentazione elettrica e vario materiale elettrico d’epoca, ma anche utensili in uso in passato ad elettricisti, evitandone la rottamazione e la dispersione purtroppo già in gran parte avvenuta. Deve essere un luogo autorevole, un punto di riferimento per i nostri territori di livello regionale e nazionale, per studiosi collezionisti, espositori e per quanti vogliano conoscere ed approfondire le varie fasi della elettrificazione, della l’elettrotecnica del passato e dei materiali un tempo in uso ed anche per chi vuole donare volontariamente qualche “oggetto elettrico” del passato. Nonostante ormai, ad oggi, il complesso industriale abbia le sue strutture gravemente danneggiate, la Vecchia Centrale dalla sua posizione domina la vallata, ascolta la voce del vento, e continua ad aspettare, con infinita pazienza, che l’Enel si ricordi di lei».