
«Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale, a Sant’Elpidio a Mare, si è tornati a discutere del futuro del centro giovanile, un tema che riteniamo centrale per la qualità delle politiche giovanili e per il futuro della nostra comunità. Proprio per questo, crediamo sia necessario riportare il confronto su un piano concreto, fatto di dati, esperienze e bisogni reali delle famiglie e dei ragazzi che quotidianamente vivono questo servizio.
Crediamo infatti che in una comunità democratica il dissenso non sia un problema da etichettare, ma un elemento essenziale per migliorare la qualità delle decisioni». E’ quanto sostengono dal circolo Sinistra Italiana – Avs di Sant’Elpidio a Mare.
«Entrando nel merito, il sindaco ha affermato che i locali dell’attuale biblioteca sarebbero più ampi e idonei rispetto a quelli oggi utilizzati dal Centro Giovanile, sostenendo che non si perderanno servizi né qualità. Una dichiarazione che non trova però riscontro nella realtà: la nuova sede non dispone di uno spazio verde esterno, elemento oggi fondamentale per attività educative, socializzazione e iniziative all’aperto. Come si può parlare di miglioramento, quando viene meno una componente così importante? Va inoltre ricordato che il Cag oggi è organizzato come uno spazio “aperto”, in cui i ragazzi entrano ed escono liberamente durante le ore di attività. Proprio per questo motivo, lo spostamento in una zona molto più trafficata, come quella di via Aldo Moro, rappresenta un elemento di forte preoccupazione per molte famiglie, che vedrebbero ridursi le condizioni di sicurezza per i propri figli. Allo stesso modo, desta preoccupazione il fatto che il sindaco dichiari di non sapere che fine abbiano fatto le attrezzature della sala prove smantellata nella biblioteca, circostanza che avevamo già evidenziato nel nostro precedente comunicato. Un’ammissione che solleva interrogativi sulla reale conoscenza e consapevolezza rispetto a scelte che incidono direttamente sulla qualità dei servizi offerti ai giovani.
Per quanto riguarda i numeri, il sindaco parla di una media di 15 presenze giornaliere nel 2026. Un dato che, se correttamente contestualizzato, racconta una realtà ben diversa: ci sono giornate in cui si raggiungono anche 25-30 presenze. Non solo: quella del centro giovanile di Sant’Elpidio a Mare è, ad oggi, probabilmente la media più alta tra tutti i Cag dell’Ambito Territoriale, fatta eccezione per quello di Casette d’Ete, che però è gestito privatamente. Proprio il paragone con il Cag di Casette d’Ete, più volte richiamato dal sindaco, appare parziale e fuorviante. Si mettono a confronto i numeri, ma non le risorse disponibili, che nel caso del centro elpidiense sono state peraltro ridotte proprio da questa Amministrazione pochi mesi dopo il suo insediamento. È evidente che senza un adeguato investimento non si possano ottenere risultati migliori. Se davvero si vuole rafforzare il servizio, la strada non è quella di spostarlo fuori dal centro storico e ridurne le potenzialità, ma semmai quella opposta: ampliarne gli orari e i periodi di apertura, coinvolgere le associazioni giovanili del territorio e costruire un modello di gestione condivisa, capace di integrarsi con gli eventi e la vita della città. A questo si aggiunge un ulteriore interrogativo di fondo: prima di destinare quello spazio ad un’attività turistico-ricettiva, è stato fatto uno studio sul territorio comunale? L’Amministrazione è a conoscenza di quante strutture ricettizie siano oggi presenti nel centro storico e nelle zone limitrofe? Prima di crearne di nuove, non sarebbe più opportuno investire nel rendere il nostro territorio realmente attrattivo, creando le condizioni affinché i turisti scelgano di visitare e soggiornare a Sant’Elpidio a Mare? In questo quadro, la scelta dell’Amministrazione appare ancora più grave perché non è neutra, ma riflette una precisa visione politica: quella che mette al centro l’immagine e l’attrattività turistica, relegando in secondo piano i bisogni reali della comunità. È una logica ormai diffusa, che riduce i paesi a “borghi” da valorizzare, vendere e promuovere, svuotandoli però delle loro funzioni vitali. Una narrazione comoda, perché semplice e accattivante, ma profondamente distante dalla realtà: mentre si parla di rilancio, si continuano a perdere servizi, spazi di aggregazione e occasioni di crescita per chi quei luoghi li vive ogni giorno».
«L’Amministrazione – incalzano dal circolo Sinistra Italiana – Avs di Sant’Elpidio a Mare – sembra muoversi esattamente in questa direzione: invece di rafforzare un presidio fondamentale come il centro giovanile, sceglie di sacrificarlo per inseguire un’idea di sviluppo tutta costruita sull’esterno, senza alcuna strategia concreta per sostenere la vita quotidiana del centro storico. Non si tratta di una scelta inevitabile, ma di una responsabilità politica chiara. Perché ogni decisione che sottrae spazi ai giovani e alla socialità per destinarli ad altre funzioni manda un messaggio preciso: chi abita questo territorio viene dopo, la comunità vale meno dell’immagine che si vuole costruire. È esattamente questo il punto critico: un paese non si rigenera trasformandosi in una vetrina, ma investendo sulle persone, sui servizi e sulle relazioni. Continuare a inseguire modelli che puntano tutto sull’attrazione turistica, senza rafforzare le basi sociali, significa condannare il territorio a un progressivo svuotamento. Applicata a Sant’Elpidio a Mare, questa scelta rischia di accelerare proprio quel processo: un centro storico sempre meno vissuto e sempre più pensato per essere osservato, attraversato, consumato.
Noi crediamo invece che la priorità debba essere opposta: difendere e potenziare gli spazi di vita, a partire da quelli dedicati ai giovani. Perché senza comunità non c’è alcun futuro da promuovere, né tantomeno da vendere. Un paese che rinuncia ai suoi giovani per inseguire i turisti non sta crescendo: si sta svuotando. Ribadiamo quindi la nostra contrarietà a una scelta che riteniamo miope e penalizzante, e torniamo a chiedere con forza l’apertura di un confronto vero, trasparente e partecipato. Le politiche giovanili non si fanno con slogan o etichette, ma con ascolto, investimenti e visione».
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