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Minnetti: “La Sge resterà pubblica,
prossimo step? Forse fusione con Solgas”

PORTO SAN GIORGIO - La candidata di 'Porto San Giorgio: Bene comune': "La prossima scelta potrebbe essere quella di estendere il raggio di azione della San Giorgio Energie attraverso l’eventuale fusione con la Solgas di Fermo. Sarà fondamentale, in quel caso, porre molta attenzione alla stesura dello statuto e dei patti parasociali in modo da garantire la governance pubblica e lo stesso servizio, attento e di qualità, ai cittadini"
venerdì 19 maggio 2017 - Ore 10:04
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Daniela Minnetti

Sulla gestione della partecipata che si occupa di gas a Porto San Giorgio, da mesi al centro di battibecchi tra maggioranza e opposizione per la vendita del suo 49%, interviene Daniela Minnetti, consigliere comunale e candidata nella lista ‘Porto San Giorgio: Bene comune’ in appoggio a Nicola Loira: “Amministrare una città significa gestire un bene comune, di tutti, ed è necessario farlo con rigore e serietà, con quella “diligenza del buon padre di famiglia” che dovrebbe orientare tutte le scelte di chi eletto per farlo. Quando abbiamo dovuto affrontare la questione della dismissione delle partecipate è con questo spirito che ci siamo confrontati, abbiamo approfondito e quindi deciso. A fronte di un decreto legislativo che imponeva agli enti locali di vendere le società partecipate di tipo commerciale molti comuni hanno scelto di privatizzare completamente il servizio vendita gas. Noi abbiamo invece ritenuto che tale servizio dovesse essere considerato essenziale, di interesse generale e quindi abbiamo chiesto all’amministratore della San Giorgio Energie di effettuare una analisi dell’andamento futuro della società, della sua capacità di rimanere sul mercato e quindi di continuare a garantire tale servizio. Da tale studio è emerso che data la concorrenza delle grandi società nel giro di pochissimi anni si sarebbe registrato un abbattimento consistente degli utili e difficoltà per la società a rimanere competitiva. Gli utenti, passati già dal massimo storico di 9.000 a 8.600, stavano costantemente diminuendo. Ci saremmo ritrovati a dover vendere la società a prezzi molto bassi. Quello era il momento migliore per provare a cedere il 49% delle quote, in modo tale da mantenere pubblica la società e trovare un partner industriale in grado di garantirci competenza, specializzazione, knowhow, capacità di acquisto e capacità commerciale, di cui eravamo carenti. Per far questo è stato costruito con la massima attenzione il piano industriale oggetto del bando di gara: si è chiesto che la San Giorgio Energie mantenesse la sua autonomia, la presenza di uno sportello sul territorio comunale ed una attenzione particolare agli utenti in difficoltà, che si applicassero tariffe non superiori a quelle del mercato tutelato, in coerenza con l’interesse generale e quindi pubblico del servizio. Grazie all’ingresso del privato abbiamo potuto estendere il servizio anche al mercato elettrico; le utenze sono cresciute di 1.500 unità, l’utile è tornato a crescere. Per non parlare dei vantaggi “indiretti”: grazie al supporto della SGR di Rimini acquistiamo il gas nei momenti migliori e a prezzi più competitivi arrivando a risparmiare fino a 50.000 euro annui, abbiamo un software nuovo a costo zero, supporto commerciale gratuito. Non solo, con la vendita abbiamo ottenuto una somma pari a 18 annualità dell’utile a cui abbiamo rinunciato, interamente investita in opere di lunga durata a favore della città. La prossima scelta potrebbe essere quella di estendere il raggio di azione della San Giorgio Energie attraverso l’eventuale fusione con la Solgas di Fermo. Sarà fondamentale, in quel caso, porre molta attenzione alla stesura dello statuto e dei patti parasociali in modo da garantire la governance pubblica e lo stesso servizio, attento e di qualità, ai cittadini. Riteniamo che l’amministrazione uscente abbia fatto l’interesse della collettività, cercando di valorizzare e potenziare un “bene”, quale la San Giorgio Energie, di tutti noi. Le partecipate non dovrebbero più essere utilizzate come mezzi per racimolare voti o strumenti per arginare leggi o vincoli di bilancio, ma dovrebbero essere amministrate come beni comuni, da valorizzare e non lasciati morire, soprattutto quando vi sono tutte le premesse a garanzia dell’interesse pubblico”.


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