facebook twitter rss

La Lega Pro tornerà a chiamarsi Serie C,
dove la Fermana è già al lavoro

CALCIO - Nell'assemblea delle società di ieri deciso il ritorno alla originaria denominazione. Il presidente Gravina ha affrontato i soliti problemi finanziari delle società: "Serve più qualità nella governance, i club che si sono fatti aiutare dalla Lega ce l'hanno fatta, la Spal è arrivata in A". Meno "over" tesserabili e più giovani
venerdì 26 maggio 2017 - Ore 01:51
Print Friendly, PDF & Email

FIRENZE – Chiuso per i canarini il capitolo serie D con la eliminazione dalla Poule Scudetto, arriverà presto il “rompete le righe” per tutti i giocatori che si apprestano a quasi due mesi di strameritata vacanza. Invece la Fermana intesa come società e dirigenza è già al lavoro per il prossimo campionato di Serie C.

Si, da oggi possiamo finalmente tornare a chiamarlo con quello che è il suo vero nome perchè l’Assemblea dei club di Lega Pro, riunita ieri a Firenze, ha deciso di tornare alla originaria denominazione. Se ne parlava già da più di un anno e finalmente ci è riuscito il presidente uscente della Lega Pro, Gabriele Gravina (la sua proposta è stata approvata all’unanimità), che alle agenzia di stampa presenti ieri sera a margine della riunione ha parlato anche di tutte le varie problematiche affrontate nell’assemblea e che da adesso interessano direttamente anche la società canarina.

Per la Fermana la serie C sarà molto più impegnativa sia dal punto di vista tecnico, che da quello organizzativo e finanziario. Tanto per cominciare per iscriversi in serie C servirà una fideiussione circa dieci volte più “pesante” di quella richiesta per partecipare alla serie D.

Gravina vuole introdurre il “rating”, cioè la valutazione della salute finanziaria delle società, e anche un sistema che aiuti tutte le società (in particolare quelle nuove come la Fermana) ad organizzare al meglio la propria governance interna, nonché altre riforme:

“Scenderemo ad un massimo di 14 giocatori over tesserabili con la valorizzazione dei giovani – ha dichiarato Gravina alle agenzie di stampa dopo l’assemblea -, potenziamento del settore giovanile e rinnovamento delle strutture. Il format rimane a 60 squadre in 3 gironi, ma ci deve essere sin dall’inizio la possibilità finanziaria di partecipare ad un campionato professionistico e portarlo fino in fondo. Le sanzioni previste adesso per i pagamenti in ritardo non funzionano e arrivano troppo tardi: vedi società inadempienti che hanno eliminato agli spareggi società in regola con i pagamenti. Due gironi giocheranno 2/3 partite di domenica e 1/3 di sabato. Per la effettiva composizione dei gironi – ha proseguito Gravina – dipenderà da quante squadre riusciranno a iscriversi. In serie C in questo momento ci sono due o tre situazioni critiche (una è la Maceratese, ndr), ma sicuramente va meglio rispetto allo scorso anno, e questo grazie alla collaborazione tra la Lega e le società che si sono fatte aiutare nella gestione. La Spal arrivata in serie A è anche merito nostro e ne siamo fieri”.

Gravina, presidente uscente della serie C

“Con il nuovo format dei play off come final eight – ha proseguito a spiegare il presidente alle agenzie – tutti hanno dovuto rendere onore al campionato fino all’ultima giornata della regular season. Questo ha portato un aumento di interesse e un incremento di pubblico in tutti gli stadi. Si tornerà alla nostra identità originaria e la Lega Pro si chiamerà Serie C. Non si risolvono i problemi imbiancando i sepolcri, cioè cambiando solo il nome”.

Gravina parla poi del punto più dolente: la necessaria riforma della mutualità, cioè i contributi che la Serie A dovrebbe incrementare nei confronti delle società di Serie C, e che invece molte società e Tavecchio vogliono tagliare: E’ un problema serio e si rischia la morte della terza serie. Anche la B soffre considerando che tre società retrocesse dal campionato cadetto sono fallite nella passata stagione. E c’è in atto un nuovo fallimento che riguarda un club di B mentre già si discute se quelle retrocesse in C potranno iscriversi. Anche chi retrocede dalla A fa fatica”.

Infine Gravina accenna agli impianti sportivi, che spesso in C sono inadeguati: Stiamo lavorando e abbiamo già previsto un incontro in questi giorni con l’ANCI, Credito sportivo e le società per far sì che le strutture siano più moderne e accoglienti”.

Da questo punto di vista Fermo sta piazzata bene, anche se un po’ di maquillage al “Recchioni” serve, dopo ben undici anni di lontananza dai campionati professionistici, ma si tratta solo di lavoretti secondari: oltre al prefiltraggio agli ingressi (obbligatorio), appare evidente (anche questo da regolamenti) la necessità di aumentare gli spazi per la sala stampa e creare una vera hospitality di cui sono ormai dotati tutti gli stadi che si rispettino, come deve essere quello di Fermo.

Paolo Bartolomei


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page
Caricamento..


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti


Caricamento..
X