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Fusione Solgas/San Giorgio Energie, i 5 Stelle compatti affilano le armi

PORTO SAN GIORGIO – Conferenza stampa congiunta dei pentastellati che hanno acceso i riflettori sulle operazioni di vendita del 49% della San Giorgio Energie e della Solgas alla Sgr di Rimini
lunedì 5 giugno 2017 - Ore 20:48
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di Sandro Renzi

 Da Fermo a Porto San Giorgio il Movimento 5 Stelle affila le armi contro il progetto di fusione delle società che commercializzano il gas nelle due città. Conferenza stampa congiunta dei pentastellati che hanno acceso i riflettori sulle operazioni di vendita del 49% della San Giorgio Energie e della Solgas alla Sgr di Rimini. “La finanza in Italia sta comprando i servizi. Noi siamo a valle di questo smembramento iniziato nel ’98 quando il governo recepì una direttiva europea in tema di vendita del gas” ha ricordato Giacomo Fileni, candidato sindaco a Porto San Giorgio. “Non ci aspettavamo che questa amministrazione cedesse il 49% della Sge che ha chiuso l’ultimo utile da municipalizzata a 300mila euro. Una società che aveva una struttura snella e con grosse potenzialità. Noi volevamo invece che il gas restasse pubblico come l’acqua” gli ha fatto eco Giacomo Trasatti. A dare man forte ai pentastellati sangiorgesi arriva pure Massimiliano Bartocci del Movimento 5 Stelle di Fermo. “Prima della vendita, la Solgas ridistribuiva sul territorio qualcosa come 500mila euro. Poi la decisione di alienare il 49% delle quote a 5 milioni di euro alla Sgr di Rimini. Adesso si parla di fusione ma in realtà il potere decisionale passerà proprio alla Sgr”. Il Movimento 5 Stelle snocciola numeri e quote. Fondendo Sge e Solgas la società di Rimini manterrebbe complessivamente il 49% del capitale, mentre ai due comuni resterebbe il 51%. “E’ chiaro che un 51% diviso tra due soci necessita dell’accordo costante tra i due comuni, pertanto la parte pubblica perderà potere decisionale su scelte riguardanti il territorio, lasciando che la multinazionale detti le regole del gioco”.

“Quando Loira e Calcinaro lamentano l’assenza dello Stato o lo criticano per i pochi margini di manovra, dovrebbero decidere di voltare pagina” l’appello di Fileni. “Non ci fidiamo” dicono all’unisono i componenti fermani e sangiorgesi del Movimento favorevoli invece ad un consorzio tra partecipate ma interamente pubbliche per mantenere una fetta di mercato. “Si continua a vendere parti di proprietà pubbliche a solo scopo di fare cassa, una cassa che poi risulta sempre vuota quando serve. Si continua a sfruttare il nostro territorio a discapito delle bellezze e della valorizzazione ambientale ai fini turistico-ricettivi. Insomma tutto al contrario”.


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