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Ricostruire in legno per sentirsi a “casa”,
importante convegno ad Amandola

POST SISMA - Appuntamento mercoledì 20 settembre dalle ore 15.30 alle 19.30 all'Auditorium Vittorio Virgili, tra i relatori il presidente dell'Ordine degli Architetti di Fermo
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“Ri-costruire in legno” è un ciclo di eventi formativi in Centro Italia, promosso da Conlegno con il patrocinio di FederlegnoArredo e Symbola. Il prossimo appuntamento è per mercoledì 20 settembre ad Amandola, dalle ore 15.30 alle 19.30 all’Auditorium Vittorio Virgili.

Questo il programma:

Apertura dei lavori:

Adolfo Marinangeli, sindaco Comune Amandola

Giovanni Ripani, presidente Ordine degli Architetti PPC Fermo

Antonio Zamponi, presidente Ordine degli Ingegneri Fermo

Marco Vidoni, presidente Assolegno – FederlegnoArredo

Interventi:

“La ricostruzione e la messa in sicurezza con sistemi costruttivi in legno” ing. Loris Borean

“Tecnologia del legno: caratteristiche fisiche, sicurezza, resistenza al fuoco, durabilità” ing. Marco Pio Lauriola

“Consolidare e trasformare l’esistente con il legno: casi studio” arch. Igor Spetič

“Il legno nella riqualificazione in centro storico: inserimento di struttura autoportante con mantenimento e consolidamento della struttura originale” arch. Alberto Giobbi

Moderatore arch. Federica Ciavattini

Conlegno con il supporto di FederlegnoArredo investe nella formazione sui temi legati alla bioedilizia e alle costruzioni con struttura portante in legno all’interno delle aree del Centro Italia colpite dai recenti eventi sismici. L’iniziativa rientra all’interno del progetto promosso con Fondazione Symbola “Il legno, nuovo modello di sostenibilità e di economia circolare per gli Appennini” e considera il legno quale perno fondamentale per una ricostruzione sostenibile dell’area con riflessi anche economici ed ambientali.

Ambientali, perché le costruzioni con struttura portante legno hanno un effetto di “carbon sink”, stoccando anidride carbonica che non viene quindi liberata nell’ambiente e contribuendo così alla riduzione delle emissioni dei gas serra. Congiuntamente con la selvicoltura e con la cura del soprassuolo boschivo si contribuisce alla difesa del terreno, evitando congiuntamente dissesti di tipo idrogeologico. Il legno è anche un materiale altamente riciclabile e generatore di un’economia di tipo circolare.

Economici, in quanto l’abbandono (nel recente passato) dei boschi degli Appennini ha creato i presupposti per una conversione verso l’alto fusto di tali soprassuoli, successivamente supportata anche attraverso azioni selvicolturali da parte di privati e della pubblica amministrazione. Tale cambiamento progressivo di destinazione d’uso delle foreste dell’Appennino può rappresentare per tutta l’Italia un volano per lo sviluppo economico, attivando specifiche filiere a livello regionale e macroregionale nelle aree dell’edilizia e dell’arredo.

Selvicoltura infatti significa anche creare posti di lavoro per un “Sistema Paese” che sappia guardare alla prevenzione del territorio e ad una struttura sociale che non abbandoni le aree marginali, bensì le valorizzi in senso produttivo, ambientale e turistico. Questo processo economico, basato su una filiera del legno, va progressivamente supportato dalla ricerca: Enti e Università Italiane sono già oggi riconosciute quali punti di riferimento a livello internazionale per quanto riguarda la caratterizzazione meccanica degli assortimenti a base legno e lo sviluppo ingegneristico di soluzioni antisismiche. Unire potenzialità industriali, riattivando una filiera interna legata ad un utilizzo consapevole del bosco, con quanto attualmente la ricerca può fornire significa creare i presupposti per una ripresa edile che sappia guardare alle opere di ingegneria con struttura in legno come punto di riferimento.

Oggi il gruppo FederlegnoArredo sostiene la ricerca presso i poli Universitari specializzati nell’architettura (Politecnico di Milano) e nella progettazione di strutture in legno in zona sismica (Università di Trento).

Gli edifici in legno sono una realtà consolidata: in Italia, tra il 2007 e il 2015, i permessi di costruire per le soluzioni abitative con struttura portante in legno sono in costante aumento. Infatti è ormai da considerarsi superata la consuetudine di associare le costruzioni in legno all’ambito prettamente montano. Grazie alle nuove tecnologie costruttive, il legno non condiziona più il linguaggio architettonico, offrendo piena libertà esecutiva e arrivando a delineare edifici multipiano di notevole altezza sia in ambito urbano che extra- urbano, offrendo quindi all’architetto tutte le soluzioni per un corretto inserimento paesaggistico dell’edificio o dell’opera.

La ricostruzione delle aree colpite dal sisma del Centro Italia deve quindi puntare all’uso di tutti i materiali e delle tecnologie più moderne al fine di fornire alle popolazioni colpite da tali calamità un luogo sicuro dove potersi sentire a “casa”. In questo ambito le strutture in legno possono e devono essere il riferimento per i soggetti privati e pubblici in considerazione della sicurezza abitativa, del risparmio energetico, del confort abitativo, della rapidità di esecuzione e realizzazione dell’opera, valorizzando i casi positivi dell’Abruzzo, dell’Emilia ed in passato del Friuli.

Non solo quindi nuove opere, ma la grande flessibilità architettonica e ingegneristica di questo antico materiale può essere un aiuto concreto anche in fase di consolidamento dell’esistente attraverso l’utilizzo di soluzioni a secco che non comportino variazioni all’architettura storica, conferendo contestualmente stabilità e sicurezza abitativa qualora si necessiti di interventi di miglioramento e adeguamento sismico, alleggerendo la massa dell’opera stessa e rendendo quindi l’edificio più performante alle spinte orizzontali generate dal terremoto. Il legno quindi come elemento per il recupero dell’esistente non solo di edifici residenziali, industriali e del terziario ma anche del nostro ricco patrimonio artistico.


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