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Un paziente su tre ottiene il trapianto: il punto sulla donazione
degli organi (Video intervista)

FERMO - Le riflessioni del dottor Alberto Viozzi, dal 2006 coordinatore ospedaliero per la donazione di organi e tessuti a scopo di trapianto all'Ospedale “Murri”
mercoledì 25 aprile 2018 - Ore 10:02
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di Andrea Braconi

foto e video di Simone Corazza

A 45 anni dall’uscita della “Canzone del Maggio” le parole di Fabrizio De Andrè possono ancora essere declinate in ogni ambito. Persino quando si va a toccare un tema delicato come la donazione degli organi. Perché ascoltando le riflessioni del dottor Alberto Viozzi, dal 2006 coordinatore ospedaliero per la donazione di organi e tessuti a scopo di trapianto nell’Ospedale “Murri” di Fermo, è inevitabile che una delle frasi più conosciute del compianto cantautore genovese riecheggi tra le corsie. E se De Andrè cantava “anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”, il dottor Viozzi – fatte le opportune distinzioni – ribadisce due concetti: da un lato il coinvolgimento di tutto l’ospedale nel processo; dall’altro l’importanza della nostra singola scelta.

Nel primo caso Viozzi precisa come lo stesso processo, estremamente lungo e complesso, parta sì dall’accertamento della morte e dal prelievo realizzato tramite Rianimazione e Sala operatoria, ma evidenzia come “non esista una parte dell’ospedale che non partecipi, iniziando da quelle funzioni che non prendiamo in considerazione come gli autisti ed i centralinisti”.

Nel secondo, invece, più vicino alla sfera personale, lo stesso dottore invita ogni cittadino a prendere una decisione sul destino dei propri organi, anche per evitare in futuro che il peso di quella scelta possa ricadere su un familiare già colpito dal dolore della perdita.

Il primario Luisanna Cola ed il dottor Alberto Viozzi

Un senso di responsabilità, quindi, che deve coinvolgere tutti, anche alla luce dei numeri: in una situazione che anno dopo anno migliora rimane però un divario considerevole tra i trapianti effettuati (3.000) e i pazienti in lista di attesa (circa 10.000). “Riusciamo a trapiantare un paziente in attesa su 3 – spiega Viozzi – anche se si è andata a ridurre la mancanza di utilizzazione per patologie che si è visto poi che non interferiscono sulla riuscita del trapianto e sulla salute del trapiantato. Nel nostro ospedale dal 2006 abbiamo effettuato 36 accertamenti di morte e procurato 21 donatori, mentre quelli utilizzati sono stati 14: la differenza tra procurati e utilizzati sta nel fatto che l’organo non è stato ritenuto idoneo arrivato in sala operatoria o durante il percorso di accertamento”.

Parlare di donazione degli organi, per il coordinatore, significa parlare anche di Costituzione, di diritto alla salute e di dovere alla solidarietà, con quest’ultimo che può essere effettuato da vivente o da cadavere.

Ma come funziona il meccanismo? “Quando noi facciamo un trapianto dobbiamo garantire la massima sicurezza, il rischio zero non esiste ma dobbiamo impegnarci affinché sia ridotto al minimo. Quando al Pronto Soccorso arriva un paziente che poi va incontro alla morte, viene convocato un collegio  composto da 3 medici che la legge 578 del 1993 individua in: un anestesista rianimatore diverso dal coordinatore ospedaliero e diverso dal chirurgo trapiantatore; un medico legale e in sua assenza un medico di direzione medica; un neurologo o neurofisiopatologo o neurochirurgo che sia capace di leggere un elettroencefalogramma. Tutti e tre insieme valutano il soggetto deceduto due volte nell’arco di 6 ore e se alla sesta ora la morte è accertata la salma viene trasferita in obitorio oppure in sala operatoria, in caso abbia scelto di diventare donatore o i parenti abbiano dato l’ok alla donazione degli organi”.

Fortissima, come detto, la sinergia con le altre strutture ospedaliere, così come con il centro regionale e con il centro nazionale trapianti che “nei casi più controversi fanno intervenire una seconda opinion”. “Abbiamo alcuni esperti che implementano il nostro lavoro – sottolinea Viozzi – perché il nostro è sicuramente un processo multidisciplinare”.

Al centro di questo percorso, però, resta sempre e solo il paziente. “Molto spesso non pensiamo che le nostre banalità quotidiane diventano per pazienti malati delle aspettative importantissime: per noi è normale al mattino alzarci, andare in bagno e fare la pipì; per noi è normale avere sete e prendere un bicchiere d’acqua. Per chi ha un problema renale queste sono emozioni che recupera con il trapianto ma che mancano quando il trapianto non può essere realizzato. Chi ha un’insufficienza renale è fortunato perché ha comunque la dialisi che in qualche modo lo depura e prolunga la sua malattia. Ma per chi ha un’insufficienza epatica allo stadio terminale, per chi un’insufficienza polmonare allo stadio terminale, per chi ha un’insufficienza cardiaca allo stadio terminale, se l’organo non arriva, sopraggiunge la morte. Non ci sono altre soluzioni. Qualcuno dei trapiantati mi ha detto che non festeggia più il compleanno quando è nato, ma quando è rinato grazie al trapianto”.

Nel corso di questi anni – Viozzi è a Fermo dal 1998 – un fatto su tutti ha cambiato il corso delle cose: la morte nel 2009 di un ragazzo di 15 anni di Petritoli, Matteo Biancucci, divenuto una sorta di simbolo soprattutto nel rapporto e nel confronto con le nuove generazioni.

“L’allora segretario dell’Aido di Fermo ci aveva riferito che c’erano fondi tramite il Rotary per organizzare un congresso. A me è scattata una molla e mi sono detto che se avessimo fatto un congresso avremmo parlato a chi di questi argomenti sapeva già tutto. Allora ho pensato: perché non andiamo nelle scuole, parliamo di questi temi e istituiamo un premio intitolato a questo ragazzino? Così ogni anno a marzo e aprile vengono consegnati questi tre premi e incontriamo all’incirca 1.000 ragazzi, che poi significa incontrare 1.000 famiglie. E così si è diffusa la conoscenza sulle donazioni a scopo di trapianto. Oltre a questo si va nelle associazioni sportive per parlare dell’argomento”.

Un fattore cruciale nell’opera di sensibilizzazione è il progetto “Una Scelta in Comune”, che vede coinvolti gli Uffici Anagrafe degli enti locali.

“Andando a rinnovare il documento di identità, ci verrà chiesto cosa vogliamo fare dei nostri organi una volta morti e lì potremo dare la nostra opinione. La legge 91 del 1999, che è alla base della donazione a scopo di trapianto, prevede che ognuno di noi scelga liberamente cosa fare dei propri organi. Per chi non ha espresso alcuna scelta, la legge dà l’opportunità ai familiari di decidere. Ritengo sia molto doloroso per chi sta subendo una perdita dover prendere questa decisione per questo penso sia un bene che ognuno di noi scelga in vita cosa fare”.

Un progetto che nella nostra provincia, ricorda Viozzi, ha avuto come capisaldi Fermo, Porto Sant’Elpidio e Pedaso, ma che si sta incominciando a diffondere a macchia d’olio:“Sicuramente sta lavorando molto bene Montegranaro e ho ricevuto telefonate in questi ultimi giorni da parte di Campofilone e Altidona, che si stanno attivando. Aggiungo che se il potenziale donatore ha avuto familiari coinvolti o lui stesso ha avuto incontri con noi precedentemente diventa più facile instaurare il discorso ed avere l’ok per il prelievo degli organi stessi”.


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