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Dopo un decennio torna il convegno di apertura dell’Anno Pastorale

FERMO/CIVITANOVA MARCHE - “Lasciarsi scomodare dal sogno di Dio: l’uomo.”. E’ questo il titolo del convegno diocesano in programma sabato, 20 ottobre, a Civitanova Marche per l’inizio Anno Pastorale. L’intervista a don Giordano Trapasso, Vicario per la Pastorale e per il clero dell’Arcidiocesi di Fermo.
martedì 16 ottobre 2018 - Ore 09:40
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di Nunzia Eleuteri

Una “Chiesa in uscita”. Dove sta andando la diocesi? Quali le priorità? Quali gli indirizzi? Saranno questi i temi di riflessione, confronto e dibattito del convegno diocesano di sabato, 20 Ottobre, presso l’Ente Fiera di Civitanova Marche, dalle ore 15 alle 19. Un evento aperto a tutti gli operatori pastorali delle parrocchie, ai membri dei Consigli Pastorali e dei Consigli per gli Affari economici parrocchiali ma anche a chi vorrà partecipare come momento di condivisione e crescita spirituale. Sì, perché scopo principale dell’iniziativa è quello di preparare sempre più una “Chiesa in uscita”, come indirizzo dato da Papa Francesco, attraverso 5 azioni: prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, far fruttificare, festeggiare. Azioni auspicabili in ogni campo, non solo in quello spirituale. Il convegno, che prevede l’introduzione e la moderazione del sociologo Massimiliano Colombi, la lectio di padre Gianni Giacomelli, priore di Fonte Avellana, e le conclusioni di Mons. Rocco Pennacchio, arcivescovo di Fermo, sarà il secondo momento dell’inizio del percorso dell’Anno Pastorale, dopo la celebrazione eucaristica dello scorso 30 settembre, in cui il Nunzio Apostolico ha imposto il Pallio al Vescovo (leggi articolo). Convegno come tappa di un cammino dopo tre laboratori che nel mese scorso sono stati vissuti con gli organismi di partecipazione diocesani (Consiglio Presbiterale, Consulta delle Aggregazioni Laicali e Consiglio Pastorale Diocesano) sulle azioni di una “Chiesa in uscita”. E convegno che precede la visita nelle Vicarie, per ascoltare e vedere quali risonanze e quali prospettive concrete di cammino si possano avviare nei singoli territori. Momento centrale sarà l’ascolto della Parola del Vangelo e la lectio di padre Gianni Giacomelli, priore di Fonte Avellana, (Mc 8,22-26, Guarigione di un cieco a Betsaida), per cercare di capire come quella stessa Parola possa incarnarsi nel territorio della nostra Arcidiocesi.

 

Chiediamo a Don Giordano Trapasso, Vicario per la Pastorale e per il clero, in cosa consista esattamente l’Anno Pastorale e come mai, dopo un decennio, sia tornata la scelta del convegno per la sua apertura.

 

 

“Dai tempi di Mons. Bellucci, il convegno di inizio dell’Anno Pastorale era una consuetudine, proseguita anche con Mons. Franceschetti; durava circa tre giorni e coinvolgeva gli operatori pastorali. Un momento di ascolto, confronto, in cui si rilanciavano le linee per l’Anno Pastorale. Con l’Arcivescovo Conti, si interruppe questa consuetudine rimodulando l’inizio dell’Anno Pastorale come momento spirituale con lui: una lectio e un ascolto della parola per poi visitare le singole vicarie in cui si effettuava un’opera di discernimento e confronto e di rilancio delle coordinate per il cammino. Un inizio anno più articolato sui territori. Con l’arrivo del nuovo Vescovo, abbiamo pensato di equilibrare le due valide formule: iniziamo l’anno con un convegno per poi continuare il percorso nelle vicarie che presentano realtà diverse nella nostra grande diocesi.”.

 

A chi è rivolto l’invito al convegno?

“Tutti possono partecipare ma l’invito è particolarmente rivolto agli operatori pastorali delle parrocchie, ai membri dei Consigli Pastorali e dei Consigli per gli Affari economici parrocchiali perché loro hanno il compito del discernimento. In una parrocchia, insieme al parroco, sono queste le persone che cercano di capire le scelte da fare, come muoversi. Sarà prima di tutto un convenire intorno al nostro Arcivescovo in un luogo legato alla vita della più grande città della nostra Arcidiocesi, a significare l’autentico impegno ad andare incontro alle persone del nostro tempo.”.

 

Esattamente, in cosa consiste l’Anno Pastorale?

“La Pastorale è il modo in cui la Chiesa, che è una madre, si prende cura della vita delle persone. E’ chiaro che la Pastorale non cessa mai. La Chiesa non va mai in ferie… Per Pastorale intendiamo il catechismo, le attività sistematiche dell’anno, i campi-scuola estivi, le attività di oratorio, l’accompagnamento e l’accoglienza intesa in senso ampio. Un’accoglienza anche dei turisti che visitano le nostre città e che nelle nostre città cercano servizi, funzioni religiose e quant’altro. La Pastorale è quindi continua ma con l’inizio dell’anno pastorale si intende individuare quel lasso di tempo che va da settembre a maggio, circa, in cui le attività in parrocchia sono più sistematiche: dalla preparazione a ricevere i sacramenti ai due momenti forti dell’anno liturgico (Natale e Pasqua con i relativi Avvento e Quaresima) ma ripeto che la Chiesa è una madre e che, quindi, non va mai in ferie…”.

 

Come mai la scelta dell’Ente Fiera di Civitanova Marche per il convegno di inizio anno invece di un luogo sacro?

“In realtà sono due i momenti di apertura dell’Anno Pastorale. Il primo si è svolto a Fermo il 30 settembre scorso con la celebrazione eucaristica in Duomo, giornata della imposizione del Pallio al Vescovo da parte del Nunzio Apostolico. E’ stato un momento legato alla città, centro della Diocesi, in un luogo celebrativo, cattedra del Vescovo. Il tema del convegno è, però, la Chiesa in uscita, come desiderio espresso da Papa Francesco e da questo è derivata la scelta di pensare il secondo momento di apertura dell’anno pastorale nell’altra grande città della nostra diocesi: Civitanova Marche, nel maceratese. E nella scelta abbiamo voluto un luogo legato alla vita della città. Da qui l’Ente Fiera.”.

 

Il convegno ha un bellissimo titolo: “Lasciarsi scomodare dal sogno di Dio: l’uomo”. Cosa tratterete nello specifico?

“Abbiamo preso spunto dall’invito che Papa Francesco fece a Firenze alle Chiese italiane: tradurre in percorsi l’Evangelii gaudium. Il convegno è la tappa di un cammino iniziato già a settembre scorso con tre laboratori diocesani sui verbi di una Chiesa in uscita: prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, far fruttificare, festeggiare. Durante i laboratori con gli organismi parrocchiali ci siamo interrogati su come stiamo concretizzando questi verbi. Siamo veramente in uscita? Ci sono modi diversi di interpretare questa frase e spesso si corre il rischio persino di neutralizzarla, cioè parlarne senza effettivamente uscire o uscire senza frutto. Il convegno è così un modo in cui far convergere quanto emerso dai tre laboratori ma sarà prevalentemente un momento di ascolto delle esperienze nella nostra vita locale, delle parrocchie in cui ci sono tentativi seri di uscita. Si ascolterà il Vangelo del cieco di Betsàida con l’aiuto della lectio di padre Giacomelli, priore di Fonte Avellana. I versetti faranno riflettere sul fatto che non basta avere la vista ma bisogna saper vedere. La fatica che la Chiesa fa oggi è di mettere a fuoco la vita reale delle persone, con i problemi che vivono, le priorità che hanno. Il nostro obiettivo, quindi, non è di avere la vista ma di saper vedere sempre meglio la vita e i bisogni delle persone, ascoltare ed elaborare proposte che dicano qualcosa alle persone. Dopo la lectio di padre Giacomelli, avremo, infatti, un momento identificato come orientamento per le comunità in uscita, curato dal sociologo Massimiliano Colombi che sarà anche il moderatore del convegno. All’Arcivescovo spetterà la chiusura della giornata ma poi riprenderemo gli incontri nelle vicarie per vedere quali siano le prospettive concrete nelle singole realtà locali.”.

 

(Mc 8,22-26): “Giunsero a Betsàida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo. 23. Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». 24. Quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini, poiché vedo come degli alberi che camminano». 25. Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa. 26. E lo rimandò a casa dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».”.

 

Il Nunzio apostolico consegna il Pallio all’Arcivescovo Pennacchio: “Vi porto il saluto a nome del Santo Padre Francesco”

 

 

 


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