
di Andrea Braconi
Il programma di Giovanni Gostoli, consegnato in occasione della sua presentazione alla stampa fermana, è piuttosto corposo: il nuovo sentiero del Partito Democratico, la crisi economica e la necessità di nuovo lavoro, il post terremoto, la sanità che cambia, il sociale, le infrastrutture, la cura del territorio come opera pubblica più rilevante, il diritto allo studio, la riforma delle Camere di Commercio, l’unione tra la piazza reale e quella virtuale, fino ad un maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni.
Perché Giovanni, come lo chiama per tutto il tempo Fabiano Alessandrini omettendone il cognome, “tiene in maniera particolare ai giovani, anche per la sua età, pur essendo stato definito l’establishment”.
“Ma è sbagliato porre la questione in questo senso piuttosto che guardare il proprio percorso, il proprio curriculum e fare una riflessione, altrimenti si rischia di essere molto incongruenti – ha ironizzato lo stesso Alessandrini, riferendosi in maniera neanche tanto velata all’altro candidato alla segreteria, Paolo Petrini -. La candidatura di Giovani è una candidatura che serve al Partito, scaturita da un confronto tra i 5 segretari provinciali”.
Il partito, ha aggiunto, deve tornare a fare il partito. “Non vogliamo essere l’Italia del ‘500 dei signorotti locali che, di volta in volta, guerreggiano per dimostrare chi è che comanda. Ma qui non comanda nessuno, comanda solo il partito rappresentato dalla sua classe dirigente che viene eletta in maniera democratica. La candidatura di Giovanni viene da questo ragionamento: vogliamo che si parli con una lingua il più possibile comune a tutti, che significa che si devono privilegiare le questioni programmatiche. Abbiamo un partito che, nonostante le difficoltà, continua ad essere forte nelle Marche e che deve darsi le sue forme di rappresentanza, ragionando sulle questioni e sui temi”.
Alessandrini, affiancato da Alessandro Morresi, ricorda come si sia spinto verso una candidatura unitaria perché c’è una forte esigenza di privilegiare i temi. “Giovanni è un patrimonio del partito, con lui abbiamo trovato la cosiddetta quadra. Io sono stato a lungo in ballo per essere segretario, la mia era l’espressione della parte sud delle Marche che rivendicava alcune questioni programmatiche importanti. Giovanni ha dimostrato di farsene carico ed ecco perché siamo arrivati alla sua candidatura, che si presenta come fortemente innovativa”.
Ma non dimentica che nel Fermano si è creata un’altra candidatura. “Io non la condivido, come altri non la condividono. Quando Giovanni avrà vinto questo congresso mi auguro che torneremo a lavorare insieme per il bene di questo partito” ha chiosato.
“Questo momento per noi rappresenta un momento importante per la tenuta ed il rilancio del Partito Democratico – ha esordito Gostoli – che deve costruire un nuovo progetto con una sinistra che, anche in Europa, sta navigando in mare aperto. Chi ha a cuore il Pd ci chiede di navigare in maniera unitaria, il Pd non appartiene alla classe dirigente ma agli iscritti”.
Al centro Gostoli pone le azioni di rilancio del Pd marchigiano e del governo regionale. “Per fare il Pd bisogna avere una grande capacità di fare squadra. Occorre ricucire le grandi fratture, dalla crisi economica al terremoto, prendendoci cura dei marchigiani e non dei nostri destini personali. E il congresso non è uno strumento per riposizionamenti in vista delle prossime elezioni regionali”.
Non parteciperà, sottolinea, al dibattito Primarie sì, Primarie no per le prossime elezioni regionali. “Sono già previste dallo statuto ma ritengo, soprattutto dopo il 4 marzo, che un partito ed una classe dirigente seria pensano a come concludere al meglio questi due anni di legislatura, non alle Primarie. Il governo regionale non va messo in discussione ma rafforzato, rispetto a chi invece è capace solo di puntare il dito. Abbiamo fatto tante cose buone per i marchigiani, poche con i marchigiani e poco raccontate”.
Quello di Gostoli è un progetto che nasce dal basso, dai territori, in particolare dai segretari di federazione. “Sarà necessario il coinvolgimento di tutti i protagonisti e le organizzazioni che possono dare un contributo al benessere delle Marche. Il nostro sarà un partito meno ostile e con più stile, che deve ritornare il luogo della discussione profonda. I circoli restano cuore ed anima del partito, e vanno coinvolti maggiormente. Vogliamo un Pd capace con chi vuole del popolo delle Primarie a continuare a seguire il partito e l’azione del governo regionale”.
Ma soprattutto vuole un Pd che rimetta al centro i giovani e le nuove generazioni. “C’è bisogno di costruire una nuova classe dirigente, valorizzando i nostri Giovani Democratici e anche la capacità di creare dei momenti per andare più in profondità sulle varie tematiche, dando vita a momenti di formazione”.
Parla di partito gentile, “capace di stare in mezzo alla gente senza rinchiudersi nel dibattito tra partito leggero e solido”, ma piuttosto pronto a vivere il proprio tempo, un partito che considera lo stare insieme “la cosa più importante, innovandosi sfruttando al meglio i nuovi strumenti tecnologici”.
Rimarca anche la presenza di tre uomini al tavolo. “Sogno un Pd che dia un maggiore spazio alle donne” ha spiegato, ricordando anche la candidatura nella sua lista di Laura Latini, segretaria del circolo di Montegranaro.
“La sfida che avremo di fronte nel 2019 è di vincere le Amministrative – ribadisce -. Il Pd deve essere il perno di un’alleanza molto più larga. Prima del partito viene il Paese e il Pd deve essere l’elemento che fa unire le migliori forze civiche”.
Il suo appello è quello di vivere le Primarie del 2 dicembre pensando soprattutto al giorno dopo. “Affrontiamole non solo a vincere la sfida ma a quando insieme daremo inizio ad un nuovo Partito Democratico delle Marche”.
Infine, il suo rapporto con Petrini. “Con Paolo mi sono sentito prima che partisse la corsa alle Primarie. Di lui ho grande stima e avremo modo nei prossimi tempi di fare alcuni confronti”.
In sala, ad ascoltare il candidato segretario, anche l’assessore regionale Fabrizio Cesetti, Ezio Donzelli (referente locale per Zingaretti), il segretario cittadino Carlo D’Alessio, il capogruppo di Porto San Giorgio Andrea Di Virgilio e l’ex segretario provinciale Paolo Nicolai. E stasera, alle ore 18.30, ci sarà anche l’incontro con segretari di circolo, sindaci, amministratori e militanti. La chiusura di una giornata fermana per lanciare la sua sfida alla guida di un partito che, oggi più che in passato, ha bisogno di ricompattarsi e trovare un percorso unitario.
“Il ruolo del partito è di fare da ponte tra amministratori locali e Regione. Ai sindaci dedicheremo un’area tematica per coordinare al meglio il nostro lavoro. Ringrazio i tanti che sostengono questo progetto, nonostante qualcuno voglia far passare l’idea che la nostra candidatura sia sostenuta solo da burocratici. Ma tanti, a partire da Mangialardi, ci sono vicini. Bisogna mettere da parte litigi e ambizioni personali”.
“Il cosiddetto partito dei sindaci – ha aggiunto Alessandrini – è un argomento che ha fatto il suo tempo. I sindaci sono importanti, ma il partito fa il partito”.
A chiudere l’elpidiense Morresi di Future Dem. “Da 21enne non posso che essere felice di questo ticket che segna la volontà del partito di rinnovarsi. Giovanni rappresenta questo e vedo un forte bisogno del Pd, cioè quello dell’unità. Penso quindi che il partito si unirà su questa candidatura”.