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Dispersi sotto le macerie,
esercitazione riuscita
per le unità speciali della Croce Rossa
(FOTO E VIDEO)

FERMO - Venti i volontari selezionati per il primo addestramento. Le considerazioni di Lamolinara e Lusek
lunedì 26 Nov 2018 - Ore 10:05
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di Andrea Braconi

Una giornata importante per la Croce Rossa Italiana, segnata anche dalla presenza di una pioggia timida ma costante, che ha ricordato alcune delle situazioni vissute nell’ottobre del 2016 nelle aree terremotate. Protagonisti del primo addestramento sperimentale delle unità speciali della Croce Rossa Italiana, tenutosi a San Marco alle Paludi a Fermo ed incentrato sulla ricerca dispersi sotto macerie nell’area del centro Italia, sono stati 20 volontari equamente ripartiti dopo selezione tra i comitati di Marche e Abruzzo.

Claudio Lamolinara e Francesco Lusek

A coordinare i lavori Claudio Lamolinara, referente nazionale dei soccorsi con mezzi e tecniche speciali della Croce Rossa (Smts), e Francesco Lusek, disaster manager che collabora con Croce Rossa, Università Politecnica delle Marche e diversi enti locali.

“Ci stiamo organizzando – rimarca Lamolinara – e sviluppando questo tipo di attività per quanto riguarda la preparazione del personale della Croce Rossa afferente a questi nuclei. Questo perché siamo sempre più in prima linea in questi tipi di recupero, al fianco dii professionisti come i Vigili del Fuoco”.

Le unità speciali, spiega Luselk, sono squadre particolarmente addestrate ad operare in ambienti ostili, quindi in zone difficilmente raggiungibili, in situazioni di crolli ed altro ancora. “Tutto questo viene fatto a supporto di professionisti come Vigili del Fuoco ed altri corpi dello Stato. I nostri sono volontari altamente specializzati, che fanno un percorso di selezione e di addestramento molto duro. Lavorano in supporto per l’attività sanitaria, ma anche per la logistica e la ricerca dei dispersi”.

La simulazione della ricerca, il soccorso ed il recupero di una persona intrappolata sotto macerie, sia con strumentazioni tecnologiche utili per la ricerca sia con attrezzature speciali per il soccorso sanitario, come l’immobilizzazione di persone in ambienti ristretti: queste le azioni sviluppate dal personale presente all’esercitazione. “Da parte mia ho focalizzato l’esperienza maturata in questi anni, illustrando il discorso della sicurezza, l’aspetto sul quale sono più preparato, e l’interazione con altri enti e corpi professionisti. Ho lavorato soprattutto su quello, oltre che sui ruoli, sul lavoro di squadra e sulla disciplina.”

Dieci i soccorritori delle Marche presenti a Fermo, altrettanti quelli dell’Abruzzo. “Sono state molte le domande pervenute per questa iniziativa – rimarca Lusek -. Oggi abbiamo anche una decina tra formatori e personale logistico di supporto, a cui si aggiunge l’associazione Vigili del Fuoco Volontari che sta facendo un percorso formativo e che, gestendo quest’area, ha garantito tutta la logistica dell’evento, con la preparazione dell’area di emergenza e l’allestimento della sala operativa”.

Un’iniziativa riuscita e che verrà sicuramente replicata. “Questa è la prima sperimentale, poi la struttura nazionale di Croce Rossa delle unità speciali farà la valutazione dell’evento. Il percorso continuerà per l’area centro sud Italia, coinvolgendo anche altre regioni. Per questa prima occasione è stata individuata Fermo grazie anche all’importante lavoro che sono riuscito a fare negli anni precedenti insieme a tutti i miei collaboratori”.

Importante anche il supporto del comitato locale della Croce Rossa di Fermo. “Stamattina nella sede locale abbiamo sviluppato la parte teorica. Sono state messe in pratica le esperienze che i soccorritori abruzzesi e quelli marchigiani hanno vissuto nei terremoti de L’Aquila e del centro Italia, esperienze che sono state confrontate all’interno di questo percorso formativo, abbinato alle linee guida internazionali delle Nazioni Unite. Queste ultime specificano tutte le modalità di soccorso delle vittime, i requisiti delle attrezzature e dei soccorritori. Sono state emanate da un gruppo di esperti all’interno delle stesse Nazioni Unite e tutti i team che fanno questo tipo di soccorso devono adeguarsi.”

 

 


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