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La Cgil alza la voce: “Si parla
di strategie per il Made in Italy
e non invitano i sindacati”

FERMO - Il segretario Filctem Luca Silenzi critico dopo il workshop di Camera di commercio ed Eurispes:"Da 20 anni indichiamo la strada a politica e imprese, ma non c'è la volontà"
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“In Camera di Commercio a Fermo si parla di strategie di difesa del Made in Italy con Confindustria e i sindacati non vengono convocati”. Lo fa notare la Cgil, che evidenzia la necessità di aprire un tavolo di confronto con le imprese per difendere i posti di lavoro dalla crisi del comparto. “L’ultima azienda a licenziare 13 persone l’abbiamo avuta la settimana scorsa in un paesino di 1.300 abitanti – rimarca il segretario Filctem Cgil di Fermo, Luca Silenzi – Le Marche hanno perso 15 mila posti di lavoro in 10 anni dal 2008 al 2018 nel tessile calzature cappelli. Alla tavola rotonda del 5 giugno scorso il sindacato non è stato chiamato a partecipare. Ricordo che le organizzazioni sindacali fanno parte del tavolo provinciale per la competitività e lo sviluppo».

Al workshop in questione erano intervenuti il presidente della Camera di commercio Gino Sabatini, rappresentanti di Eurispes, Confindustria, Cna, Confartigianato, Assocalzaturifici, imprenditori e rappresentanti dei diversi ambiti del comparto manifatturiero. «Abbiamo sentito dire – rincara la dose Silenzi – che gli imprenditori stanno facendo miracoli per fronteggiare il costo del lavoro, la burocrazia, le spese fiscali, ci lasciano perplessi affermazioni che dipingono in maniera celestiale l’attività conto terzi delle imprese. E’ imploso un sistema che al centro della propria azione continua a mettere la logica del profitto. C’è una preoccupante mutazione che sta distruggendo il tessuto imprenditoriale. Le aziende manifatturiere sono gli anelli deboli della catena produttiva. Il distretto vede la stragrande maggioranza delle attività lavorare conto terzi per pochi grandi gruppi. Molte sono in regime di subappalto di commesse, con margini sempre più ridotti, impossibilitate a rinnovarsi».

Secondo il segretario sindacale del Fermano, è evidente un problema di deregulation nel mondo della lavorazione conto terzi. “Da 20 anni indichiamo una serie di percorsi al mondo delle imprese, alla politica, ma non c’è la volontà d’intervenire – prosegue Luca Silenzi – Pensiamo a tutta la certificazione della filiera, portiamo nel Fermano l’esempio del Brenta, dove il costo di taglio e orlatura non può scendere sotto una certa cifra, così si disincentiva la dislocazione di queste fasi di lavorazione. Otto anni fa Confindustria non aveva avuto mandato dagli imprenditori a concretizzare quel progetto, ma non se ne esce, se non ci si rimette mano. Purtroppo si fa difficoltà a radunare le imprese e far capire che il problema riguarda tutti. In altre Regioni le imprese si sono messe insieme, si sono consorziate, da noi pare che l’unione sia un tabù”.

In materia di innovazione ed industria 4.0, Silenzi evidenzia come se ne parli ancora troppo poco: “In quell’incontro dell’altro giorno non ho sentito una parola in materia di innovazione di processo. Eppure abbiamo un riferimento importante su questo fronte nel nostro territorio, un’azienda che punta con successo sulla digitalizzazione, il calzaturificio La Manuelita di Giordano Torresi. Le previsioni future sono tutt’altro che rosee. Questi mesi, da qui ad agosto, con la produzione dell’invernale, dovevano essere i mesi più floridi, invece le aziende fanno richiesta di cassa integrazione a giugno e luglio, temo per quello che ci ritroveremo a settembre”.


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