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Settore ”Cappello”, l’analisi
dei primi mesi del 2019

DISTRETTO DEL CAPPELLO - Da gennaio a settembre dello scorso anno solare sorridono i dati relativi ad import ed export. Lievi flessioni però in merito ad imprese operanti e numero di addetti inseriti
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Import + 19%, export +27,9, per le attuali 137 imprese ad impiegare 2255 addetti.

Il comparto del Cappello su scala nazionale nel periodo gennaio-settembre 2019 presenta così, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nel suo complesso un aumento sia delle esportazioni che delle importazioni.

Le Esportazioni continuano comunque a rappresentare la quasi totalità delle produzioni per le aziende del Settore Cappello su scala nazionale, trascinate soprattutto da quelle legate al segmento del Lusso, andando ulteriormente ad assorbire e mantenere stabile il fatturato, malgrado il continuo inarrestabile calo, anche se ormai possiamo parlare di erosione quasi totale dei consumi interni, segno dunque inequivocabile di un mercato interno insano che non riesce più a riprendere la strada giusta.

I Cappelli di paglia registrano un aumento delle importazioni attestandosi a (+31,6%) in valore. Mentre per quanto riguarda le esportazioni ammontano invece a 18 milioni di euro, con un calo (-1,9%).

I Berretti al contrario sempre nel periodo Gennaio-Settembre 2019 evidenziano un aumento sia delle importazioni (+19%) che delle esportazioni (+27,9%), confermando per quest’ultime il trend dello stesso periodo dell’anno precedente.

Il paese maggior fornitore nello stesso periodo rimane di gran lunga la Cina con 47 milioni di euro, (+12%) pari al 44% del totale importato, confermando dunque la stessa tendenza dell’anno precedente, ma con una lieve diminuzione a livello tendenziale ma in termini soltanto percentuali.

Le esportazioni principali vedono per la seconda volta nella storia recente del nostro settore produttivo in testa la Svizzera, che con un’ulteriore esplosiva performance (37 milioni di euro, +116,2%) da tempo ormai non più solo per via delle triangolazioni commerciali con vari paesi tra i quali la Russia, che continua purtroppo anche quest’anno a rimanere in territorio negativo sempre per via delle assurde sanzioni commerciali, ma anche e soprattutto per la presenza nel proprio territorio delle piattaforme logistiche di tutti i principali gruppi del segmento del Lusso, ai quali fanno ormai capo quasi tutti i più importanti Top Luxury Brands che operano a livello globale.

Per cui la Svizzera si conferma anche quest’anno, per la seconda volta consecutiva, quale primo paese d’esportazione. Al secondo posto si conferma dunque la Germania (19 milioni di euro, +18,6%). Sempre seguita dalla Francia che con i suo 16 milioni di euro (+8,0%), consolida la sua terza posizione. Di conseguenza resta sempre giù dal podio il Regno Unito, pur continuando ad ottenere ottimi risultati malgrado stia affrontando la difficile situazione d’incertezza dovuta all’imminente attuazione della Brexit, con i suoi 15 milioni di euro (+24,9%), nel periodo Gennaio-Settembre 2019.

Continuano inoltre le buone performances degli Stati Uniti, che insistono nel recupero del terreno perduto degli anni precedenti, toccando gli 11 milioni di euro (+12,4%). Sempre in territorio positivo da diverse stagioni la Spagna, ormai stabilizzatasi, con 7,4 milioni di euro (+13,3%), buona la performance anche dell’Austria, con 4,5 milioni di euro (+12,5,%), stabilizzatasi dopo i buoni riscontri delle stagioni scorse che consolida la sua posizione davanti ai Paesi Bassi (4,4 milioni di euro, -10,3%) che malgrado quest’anno siano in territorio negativo addirittura a due cifre, dopo diverse stagioni positive sopravanzano addirittura anche la Russia, (3,9 milioni di euro -7,6%) che continua a perdere terreno, sempre per via delle sanzioni commerciali poste ancora in essere dall’UE.

Mentre per la prima volta dopo molti anni registriamo un ritorno con l’aumento delle esportazioni verso il Giappone (3,6 milioni di euro, +10,6%), che sembra finalmente aver rivisto la luce in fondo al tunnel, anche per via del protocollo d’intesa e dei nuovi accordi che prevedono l’abbattimento dei dazi commerciali dell’UE con il paese del Sol Levante, che speriamo contribuiscano a far mantenere in territorio positivo anche questo importante mercato per il Settore Cappello.

Teniamo sempre ben chiaro che circa il 70% del valore in termini di aziende, addetti e fatturato spetta al nostro Distretto del Cappello Fermano (Montappone, Massa Fermana, Monte Vidon Corrado, Falerone) – Maceratese (Mogliano, Loro Piceno, Sant’Angelo in Pontano) il cui core-business e` comunque rappresentato dai soli comuni di Montappone e Massa Fermana, dove risiedono oltre l’80% delle aziende del Distretto e circa il 50% di quelle su scala nazionale.

 


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