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La Cina chiama il
distretto calzaturiero, per
nuove strategie di sviluppo

FERMO - Il vice presidente della sezione calzaturieri di Confindustria Centro Adriatico, Alberto Fasciani: “Per avviare rapporti proficui servono garanzie su marchi e reti commerciali”
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Missione Cina. “Un paese da conoscere, un mercato pian piano da far crescere considerando che in Cina hanno previsto 8 trilioni di dollari di importazioni nei prossimi dieci anni” sottolinea Alberto Fasciani (foto), vicepresidente della sezione calzaturieri di Confindustria Centro Adriatico.

Fasciani, insieme con Giampietro Melchiorri, ha preso parte alla Conferenza internazionale degli investimenti in Cina organizzata a Chengdu dall’Agenzia della promozione investimenti del Sichuan, terza provincia più popolosa della Cina caratterizzata da importanti miniere.

“A luglio abbiamo ospitato il presidente dell’Agenzia per gli investimenti del Sichuan in Italia ed è rimasto colpito dal nostro distretto. Da qui l’invito a Chengdu per stringere rapporti in vista del consolidarsi dei rapporti dopo il memorandum firmato dall’Italia con il Sichuan” aggiunge Fasciani.
Alto tenore di vita nel Sichuan con boutique monomarca delle grandi griffe e i classici department store. La Cina, per il calzaturiero, a livello nazionale insieme con Hong Kong è il quinto mercato, cresciuto nel 2019 del 3,1% in volume e dell’8,5% in valore.

“L’obiettivo che ci siamo dati come delegazione – prosegue Fasciani – è bilanciare il nostro import con una crescita dell’export e soprattutto definire nuove e chiare regole. La richiesta del governo cinese è di supportare le loro aziende per far crescere il loro livello, vista la concorrenza di Cambogia e Vietnam. Vorrebbero aprire un canale con aziende del nostro distretto, investendo ingenti risorse, per migliorare nel design e nella qualità delle calzature”.

A fronte di questo, Fasciani e Melchiorri hanno messo sul tavolo una serie di richieste: “La prima è quella di superare la scorrettezza nella registrazione dei marchi italiani da parte di operatori cinesi. La seconda è la necessità di uno studio che individui i canali migliori per i nostri prodotti oltre al target di mercato. La terza, infine, è un aiuto per trovare partner cinesi affidabili che vogliono investire nella commercializzazione dei prodotti di medio/alto livello del distretto”.

La bilancia commerciale con la Cina è sbilanciata, l’import di scarpe triplica l’export, ma il potenziale di un’area come il Sichuan con 70milioni di abitanti, di cui 17 nella sola capitale Chengdu, è enorme. “Hanno costruito un grattacielo alto 192 metri, per 210mila metri quadri di superficie, chiamato ‘Centro Cina-Europa’ con all’interno la sede della Fondazione Italia-Cina.

Stanno progettando uno spazio di 1200 metri quadrati dedicato alle aziende italiane. Ma non solo, è prevista anche la realizzazione di un polo fieristico con un centro innovativo per i progetti europei e italiani nel quale trovare servizi di consulenza sulle agevolazioni e le politiche del Sichuan, assistenza legale e tanto altro. Con il solo fine di favorire la collaborazione industriale aiutando le imprese italiane a stabilirsi con successo in Cina. Di fronte a questo piano stiamo studiando il percorso migliore per tutelare i nostri imprenditori e al contempo non perdere una occasione di sviluppo” conclude Fasciani.

Un supporto fino a gennaio lo offre anche l’Export Flying Desk aperto dall’Ice all’interno della Camera di Commercio di Fermo. Uno sportello territoriale destinato a favorire l’internazionalizzazione delle imprese con un professionista disponibile ogni mercoledì.


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