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Covid, le cause del focolaio al Murri
secondo Donati (Cisl) “Operatori
allo stremo, paghiamo una politica di tagli”

OSPEDALE - Confrontando il personale in servizio, nel 2019 c’erano 1633 dipendenti, mentre nel 2020, in piena pandemia, sono rimasti in 1589
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Giuseppe Donati

di Federica Broglio

Gli operatori sanitari non hanno più una vita. Già sfiniti da turni massacranti, mancati riposi, ferie inesistenti, surplus di lavoro anche per gestire lo screening di tamponi sul territorio, ora si ritrovano a dover sopperire alla carenza di personale per colleghi che si sono ammalati di Covid.

La pandemia non li sta risparmiando, proprio loro che sono gli unici ad essere veramente utili e indispensabili, che si stanno sacrificando, compiendo con abnegazione il proprio lavoro. Ormai sono circa una settantina gli operatori malati all’ospedale Murri, unico presidio Covid e quelli rimasti operativi non ce la fanno più. Il sistema sanitario è in ginocchio. “Si è scatenato un maxi focolaio che ha coinvolto l’intero ospedale, non un solo reparto ed è un evento strano – afferma il segretario della Fp Cisl Giuseppe Donati – E’ mancata un’analisi del fenomeno anche se un sospetto ce l’ho”. Donati osserva quanto successo di diverso nelle ultime settimane rispetto a novembre, quando si è scampata la fase 3 dell’emergenza al Murri e prova ad analizzare le cause.

“E’ stato cambiato il tipo di tampone che si eseguiva al Pronto Soccorso – fa notare – passando da quello molecolare, con esito certo, a quello rapido, che può dare anche falsi negativi. Quei casi poi non si controllano e si muovono sul territorio o all’interno dell’ospedale rischiando di contagiare altri. In secondo luogo l’Asur ha impiegato centinaia di operatori per effettuare lo screening sul territorio, adottando certamente tutti i protocolli di sicurezza, ma con lo stesso personale che poi andava a coprire i turni in ospedale, facendo da spola da una postazione all’altra”. Sono ipotesi ovviamente, ma cercare di capire cosa sia successo è l’unico modo per evitare altre situazioni a rischio, anche se Donati è consapevole che non competerebbe a lui. Ma è profondamente preoccupato per i tanti colleghi che stanno letteralmente crollando, sostituendo ormai la paura di ammalarsi con la rabbia, compresi i medici. “Al Pronto Soccorso ne sono rimasti 4 o 5. Ho saputo che uno di loro è rimasto al lavoro per 4 giorni consecutivi. E’ una voce, ma credibile vista la situazione”.

I nodi dunque vengono al pettine, in 11 mesi di pandemia il personale medico, gli infermieri e gli Oss sono diminuiti, anziché aumentare. “In estate non si è fatto nulla per evitare che l’ospedale di Fermo, unico presidio del territorio, diventasse unicamente Covid – rimarca Donati – Hanno speso soldi per realizzare una struttura a Civitanova, senza prevedere se ci fosse personale per renderla operativa. E Fermo non può sottrarre altri operatori all’ospedale”. Il segretario dell Fp Cisl poi si altera per le interrogazioni in Regione del senatore Verducci (Pd) e dei consiglieri regionali Cesetti, Mangialardi e Carancini (Dem) in merito alla drammatica situazione del Murri. “Mi stupisco che siano proprio loro ora a lanciare l’allarme, visto che erano ai vertici decisionali poco tempo fa. Ritengo potessero pensarci prima alle conseguenze di una politica senza alcuna programmazione lungimirante, basata solo sui tagli alla spesa e al personale. In tempi di ‘pace’, grazie alle politiche economiche e alle regole assunzionali decise dai governi in cui era in maggioranza anche il senatore Verducci, nonché delle Giunte regionali succedute nelle Marche per 15 anni, il personale della sanità è stato tagliato. Ricordo che nella nostra Regione sono stati tagliati ben 60 milioni di euro dal 2011 al 2014”.

 

E tornando ad oggi i numeri sono ancora più allarmanti. Confrontando il personale in servizio, nel 2019 c’erano 1633 dipendenti, mentre nel 2020, in piena pandemia, sono rimasti in 1589. “Siamo in balìa degli eventi – conclude Donati – invece di gestirli, li subiamo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’Ast Cisl che amplia la preoccupazione verso quei pazienti che hanno altre patologie. “La presenza di 88 malati Covid – scrive in un comunicato – il blocco delle sale operatorie, la medicina aperta solo ad Amandola, le prestazioni ambulatoriali che in terza fase saranno chiuse, personale ammalato sono elementi che aggravano l’emergenza sanitaria del Fermano. E’ ora di agire il più velocemente possibile per trovare soluzioni urgenti, avvalendosi di risorse relative ad un contesto più ampio, che è quello regionale, sia per riprogettare la sanità fermana”.


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