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L’INTERVISTA
Un anno di pandemia, il bilancio
di Cna con il direttore Migliore:
i numeri del tracollo e la strada
per il ‘rinascimento’

"Interventi eccezionali ristorativi e politica adeguata di taglio al costo del lavoro. Le imprese hanno bisogno di certezze, almeno di chiarezza normativa, hanno necessità di una tregua fiscale, oltre una proroga della sospensione dei termini di pagamento delle cartelle esattoriali e degli avvisi bonari per scongiurare un'ulteriore tegola su migliaia di attività sul nostro territorio, aziende già stremate dalla profonda crisi economica. Sburocratizzazione e Next Generation EU"
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Alessandro Migliore

di Giorgio Fedeli

A poco più di un anno dall’inizio della pandemia i numeri legati alle difficoltà, al tracollo, per aziende e pubblici esercizi, fa paura. Anzi, fa proprio disperare. Cifre e percentuali tutt’altro che incoraggianti, quelle in mano alla Cna. Ma per Alessandro Migliore, direttore della Cna di Fermo, non tutto è perduto. “Qui, senza interventi eccezionali ristorativi e senza una politica adeguata di taglio al costo del lavoro, non si riparte, soprattutto il nostro distretto calzaturiero fermano maceratese”. E ancora “il Next Generation EU rappresenta un salto di qualità nella risposta europea alla crisi provocata dalla pandemia e dobbiamo sfruttare questa occasione storica”. La priorità va data ad interventi straordinari di sostegno economico per tutti, soprattutto per i più piccoli, cosi come è necessario intervenire sul costo del lavoro, davvero troppo alto. Occorre fare politiche di incentivo ai consumi, promuovendo e tutelando il Made in Italy. Conseguentemente bisogna segnare il cambio di passo in innovazione, infrastrutture, digitalizzazione ed internazionalizzazione”. Insomma se ne può uscire. Certo non sarà quasi più come prima. Il mondo è cambiato definitivamente, il commercio anche. Ma un nuovo ‘rinascimento’, per Migliore, può sorgere.

Direttore, qual è lo stato di salute delle aziende e dei pubblici esercizi nel Fermano oggi?
Lo stato di salute delle aziende e dei pubblici esercizi oggi è, per la maggior parte di essi, quanto mai compromesso. Ovviamente la salute di un’impresa si misura con la produzione e con le vendite che riesce a fare. In questo manifatturiero e commercio seguono la stessa strada, se non si vende non si produce. Le aziende obbligate a chiudere totalmente o parzialmente ricevono ristori, ma vendono poco o non vendono. Le aziende produttrici non obbligate a chiudere, non hanno commesse da evadere perché il mercato è fermo. In tutto questo lockdown generale ci sono i lavoratori in cassa integrazione per la stragrande maggioranza, basti leggere il dato da poco pubblicato che nel 2020 la Cig è stata del 469 % in più rispetto al 2019, incerti totalmente sul loro futuro che quindi bloccano i consumi del mercato interno produttivo e commerciale.
Come è cambiato il commercio a causa della pandemia? Quali le nuove dinamiche e quelle che sono entrate ormai definitivamente nella vostra quotidianità
La pandemia e le conseguenti restrizioni hanno cambiato di molto le dinamiche del mondo del commercio. Le aziende solamente in rarissimi casi avevano sperimentato esperienze di delivery, l’asporto era considerata un’innovazione solo un anno fa. Pochissime realtà erano presenti sul web, e quello che lo erano avevano per lo più un sito vetrine senza sviluppi appunto di dettaglio sui menù e su ordinazioni e consegne online. C’era chi aveva provato a fare massa critica su questo sperimentando il delivery ma i pochi numeri relativi ai consumatori ne avevano subito spento gli entusiasmi. La pandemia ha accelerato questo processo perché per rimanere aperti si è dovuto per forza aderire a queste nuove tecnologie e il consumo, proprio perché considerato più sicuro ed eccezionale, è aumentato. Lo stesso è avvenuto per i negozi, che in realtà erano già più avanti nella pratica della digitalizzazione in quanto avevano già a che fare con la lotta a volte impari con i colossi del web.
Anche il mondo della produzione, del manifatturiero, si è dovuto adeguare nell’accelerazione del digitale, sia per riunioni sempre meno in presenza ma su chat, sia per la presenza sul web anche come produzione abbandonando il concetto di presenza fisica a fiere di settore. Non è scontato ma molti produttori locali prima della pandemia avevano si e no un sito vetrina.

Come sono sopravvissuti economicamente gli artigiani e i commercianti in questi mesi?
Come detto i commercianti sono rientrati in una logica di ristori per codice Ateco che prevedeva un ristoro appunto per chi era costretto a chiudere totalmente o parzialmente per via della pandemia.
Per il mondo manifatturiero produttivo questi ristori non ci sono stati se non il primo una tantum di marzo 2020.
Per entrambi i comparti i ristori non sono stati sufficienti (soprattutto per il manifatturiero) a compensare le perdite avute con il crollo dei consumi.
Per il settore del commercio il fatto di dire ‘non mi conviene riaprire’ non è dovuto al fatto che con i ristori si riusciva a campare, ma che le spese per stare aperti rispetto ai minori consumi dovuti alle restrizioni non erano sopportabili. Va da sé che per un po’ di tempo questi discorsi sono fattibili ma quando si protraggono portano con se l’inevitabile decisione di chiudere i battenti, purtroppo.
Sia per il commercio che per il manifatturiero sono stati sospesi i mutui, cosi come c’è stata la sospensione delle tasse.
C’è stata la possibilità di usufruire della cassa integrazione per i dipendenti, come abbiamo visto utilizzata a dismisura, ed è stata messa la salvaguardia sui lavoratori bloccandone i licenziamenti. Ci si chiede quando tutto questo finirà cosa accadrà.

Migliore con il presidente Cna Fermo, Paolo Silenzi

C’è il rischio che non riaprano? In che percentuale?
Il rischio che molti non riaprano è molto serio, come detto. Un’indagine nazionale della Cna, riportata sul Sole 24 Ore, parla di stime sull’andamento dell’economia italiana nel 2021 dove il 74,1% delle imprese immagina che la caduta del Pil registrata nel 2020 sarà recuperata solo in parte, mentre il 23,1% di esse crede che l’Italia possa recuperare i livelli di attività pre-crisi.
Il dato importante di questa indagine è che il 40,2% delle imprese intervistate dichiara di aver subìto un forte ridimensionamento e il 27% teme di poter cessare l’attività nei prossimi mesi se l’attuale stato di difficoltà dovesse protrarsi con la stessa intensità anche nel 2021.
Le imprese che hanno dimostrato un forte ridimensionamento dell’attività e che potrebbero chiudere nel 2021 appartengono ai settori maggiormente penalizzati dalle norme sul distanziamento sociale. Tra queste il turismo, dove la crisi ha colpito il 78,3% delle imprese, i trasporti e i servizi alla persona.
La filiera della moda, come detto, è in ginocchio con un crollo di oltre il 30%, in alcuni casi quasi 50%, del fatturato complessivo del comparto tessile, abbigliamento, pelle, cuoio, calzature e accessori.
Qui, senza interventi eccezionali ristorativi e senza una politica adeguata di taglio al costo del lavoro, non si riparte, soprattutto il nostro distretto calzaturiero fermano maceratese.

Che futuro economico/commerciale attende chi riaprirà?
E’ chiaro che, facendo riferimento alla storia, chi resisterà e non sarà totalmente indebitato e quindi sull’orlo del fallimento, vivrà una fase post pandemica di rinascimento sfruttando il recupero dei consumi e approfittando dell’avanzamento tecnologico necessario di questo difficile periodo.
Bisogna dire che saranno però non in molti a riuscirci, senza appunto interventi straordinari di consolidamento aziendale anche e soprattutto per i piccoli. Sia per capacità economiche fortemente intaccate, sia per capacità organizzative e competenze aziendali.
Su questo il Governo dovrà investire se vuole evitare il fallimento di massa, facendo il contrario di quanto recentemente espresso da un senatore a vita del nostro Parlamento.

La gestione della pandemia poteva essere migliore? Se si cosa è mancato? Quanto è efficace lo strumento ristori?
Faccio esempi concreti perché di cose ce ne sarebbero da dire, forse troppe.
Ho già detto che la politica dei ristori in base al codice Ateco è stata sbagliata perché ha permesso anche a chi non è stato chiuso di portare a casa il ristoro mentre al contempo fatturava, e perché comunque ha lasciato fuori tutto quel mondo produttivo manifatturiero che non produceva perché gli altri, con le ristrettezze e le incertezze, non vendevano. Ora il Decreto Ristori 5 sembra accogliere le nostre indicazioni sul criterio del calo di fatturato per tutti i settori. Era la cosa più semplice e corretta da fare dall’inizio eppure abbiamo dovuto insistere.
Un altro caso è quello delle chiusure dei centri estetici dopo aver obbligato loro ad investire per rispettare al meglio i protocolli di sicurezza. In alcuni casi addirittura consentire ai parrucchieri l’apertura e al centro estetico la contemporanea chiusura, rischiando anche spaccatura tra categorie.
Un altro caso ancora è quello di non aver usufruito della disponibilità delle imprese private di autotrasporto per il trasporto degli studenti per una virtuosa collaborazione tra pubblico e privato garantendo servizio e sicurezza per contrastare la pandemia.

Come si trasforma, se si può trasformare, la crisi in uno strumento per ripartire?
Il Next Generation EU rappresenta un salto di qualità nella risposta europea alla crisi provocata dalla pandemia e dobbiamo sfruttare questa occasione storica per disegnare un nuovo Paese Italia, creando un contesto nel quale le imprese, in particolare le più piccole, possano crescere e trovare nuove opportunità di valorizzazione delle produzioni che fanno leva su qualità, identità e unicità.
Bisogna mettere al centro dell’agire il bene delle nuove generazioni che rischiano di vivere in un tempo sospeso.
Bisogna concertare queste importanti azioni in questi determinanti momenti storici con il mondo della rappresentanza imprenditoriale.
La modernizzazione della Pubblica Amministrazione non è più rinviabile, sarà decisiva per supportare il necessario processo di semplificazione e sburocratizzazione.
Desta preoccupazione il richiamo alla eccesiva frammentazione del sistema produttivo perché rimanda ad un pregiudizio nei confronti delle piccole imprese che devono affrontare la sfida della competitività puntando su qualità ed innovazione piuttosto che sulle dimensioni. Una politica industriale che progetti interventi a taglia unica non produrrebbe i risultati attesi.
Cogliendo le occasioni offerte dalle risorse del Generation EU, dai fondi strutturali europei e dal Bilancio Regionale si può riuscire ad investire su imprese e territorio.
Solo se queste risorse entreranno nelle tasche delle imprese, soprattutto le più piccole, e dei lavoratori e non si fermeranno da altre parti o non risulteranno sempre troppo difficili da prendere, si potrà parlare di ripresa economica.
Sono risorse per aprire cantieri e realizzare opere capaci di creare opportunità per le imprese marchigiane e posti di lavoro, favorendo lo sviluppo dei territori duramente colpiti dal Covid. Zone, in molti casi, già piegate dal sisma.
La priorità va data ad interventi straordinari di sostegno economico per tutti, soprattutto per i più piccoli, cosi come è necessario intervenire sul costo del lavoro, davvero troppo alto. Occorre fare politiche di incentivo ai consumi, promuovendo e tutelando il Made in Italy.
Conseguentemente bisogna segnare il cambio di passo in innovazione, infrastrutture, digitalizzazione ed internazionalizzazione per realizzare nel 2021 un reale cambio di passo che ci faccia vedere il futuro con meno incertezze e garantisca una reale crescita dell’economia marchigiana.

Il ruolo dell’associazionismo, di Cna, in questi mesi e in quelli che verranno.
Essere un’associazione aperta quando tutto intorno chiude o minaccia chiusura non è un vezzo controcorrente, ma è scelta per sollecitare una visione sul futuro e sul destino comune di ciascuno: persone, imprese, orgasmi di rappresentanza ed istituzioni amministrative e politiche.
“Il futuro non è più quello di una volta”: fino allo scorso anno abbiamo usato il titolo del libro di Mark Strand, per sottolineare nei processi produttivi una accelerazione sul tecnologico e digitale non più rinviabile. Oggi, gli obiettivi cambiano: “Il futuro non è più quello di una volta” perché la pandemia in atto cambia i connotati di tanti rapporti e ci fa riscoprire una interconnessione così stretta e ramificata che non immaginavamo neppure potesse essere così potente e stringente. Siano tutti connessi e tutti responsabili per sé e per gli altri. Con le mascherine, sotto casa, nelle brevi distanze percorribili per spese ed acquisti, abbiamo ritrovato chi ha avuto forza ed imprenditorialità di restare sul territorio. Ora che siamo tutti in difficoltà, questa scelta per tantissime imprese è ancora più faticosa, anzi insostenibile per incertezza di prospettive, insicurezza sulle reali possibilità di sviluppare la propria attività nonostante gli adeguamenti che, tempo per tempo, sono stati adottati per le prescrizioni della normativa. Aperti o chiusi da un giorno all’altro è dannoso per le imprese ma è un atto di responsabilità grande compiuto coscienziosamente a cui purtroppo ancora in diversi casi non corrisponde un adeguato “ristoro” nonostante annunci e proclami.
Le imprese hanno bisogno di certezze, almeno di chiarezza normativa, hanno necessità di una tregua fiscale, oltre una proroga della sospensione dei termini di pagamento delle cartelle esattoriali e degli avvisi bonari per scongiurare un’ulteriore tegola su migliaia di attività sul nostro territorio, aziende già stremate dalla profonda crisi economica. Al finire del periodo di sospensione deve essere prevista la possibilità di versare le somme dovute tramite una congrua rateizzazione. Per non dire che c’è la necessità non solo di segnali ma di idee e provvedimenti in favore delle imprese: detassare, sburocratizzare, un’idea comune di sviluppo, misure per la sopravvivenza al passo con incentivi di riconversione. Questi ed altri temi ci vengono affidati dalle imprese che aderiscono alla Cna: avvertiamo il dovere di corrispondere a questa fiducia con rinnovato impegno, ogni giorno. Il nostro ruolo di rappresentanza è un impegno quotidiano alla ricerca di spazi, ragioni e con la capacità di disegnare scenari e proporre scelte e progetti. Insieme per persone ed imprese è la nostra buona ragione.


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