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Omicidio Jennifer, l’udienza preliminare:
rinviata a giudizio la madre,
il processo a giugno

FERMO - A giugno il via al processo in Corte d'assise, rigettata la richiesta di supplemento d'indagine e di valutare la capacità della donna di restare in giudizio
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di Pierpaolo Pierleoni

Rinviata a giudizio per omicidio volontario aggravato, rigettate le richieste della difesa di un supplemento d’indagine e di valutare la capacità di stare in giudizio dell’imputata. E’ andata così stamattina al tribunale di Fermo, dove si è celebrata l’udienza preliminare del processo contro Pavlina Mitkova, la 38enne di origine bulgara accusata di aver soffocato nel sonno la figlia Jennifer, la notte del 9 gennaio 2020. La storia ha scosso Servigliano e il Fermano. Quella che inizialmente sembrava una tragica fatalità, provocata da un incendio divampato in casa, si è trasformata in un terribile delitto in famiglia. La madre è l’unica accusata di aver ucciso la piccola con un cuscino, poi di aver appiccato il fuoco in cucina per depistare le indagini. Il Gup ha disposto per lei il rinvio a giudizio, il processo si aprirà in Corte d’assise a Macerata il 9 giugno.

La Mitkova si è presentata in aula insieme ai suoi avvocati Gianmarco Sabbioni ed Emanuele Senesi. Si sono costituiti parte civile sia il compagno della donna e padre di Jennifer, Ali Krasniqi, assistito dall’avvocato Maria Cristina Ascenzo, sia il tutore legale della sorella minore della bambina assassinata. “Abbiamo presentato istanza di supplemento d’indagini – spiega l’avvocato Sabbioni – poiché riteniamo ci siano diversi aspetti da approfondire, a partire dall’ora certa della morte che rimane ancora in una fascia temporale piuttosto ampia. Il parere del nostro medico legale non ha escluso inoltre la tesi della morte naturale. Elementi che a nostro avviso meritavano ulteriori valutazioni”.

Istanza però rigettata dal Gup, come scartata la richiesta di valutare la capacità di stare in giudizio della Mitkova. La donna è stata infatti giudicata capace di intendere e volere da una relazione effettuata in una struttura psichiatrica di Barcellona Pozzo di Gotto dove è rimasta per qualche tempo nei mesi scorsi, prima di tornare in carcere a Pesaro. La donna si è trincerata in questi 14 mesi in un silenzio quasi impenetrabile. Ha sempre negato di aver ucciso la figlia e ripetuto di essersi svegliata, quella notte, con la casa avvolta dal fumo ed un incendio divampato in cucina. Le indagini però hanno chiarito, secondo gli inquirenti in modo inequivocabile, che quel rogo sia stato appiccato dolosamente da lei. Resta un grande interrogativo sul movente, perchè pochissimo è trapelato sino ad oggi, in grado di spiegare un gesto così atroce.

Il padre di Jennifer e compagno di Pavlina, Krasniqi, ha assistito all’udienza ed è rimasto turbato, da quanto riferisce il suo legale, da alcuni passaggi. “Ali è sempre rimasto vicino alla compagna in questo lungo anno. Alcuni passaggi dell’udienza lo hanno ferito. In particolare, sentir sostenere l’ipotesi della morte naturale della bambina, ha avuto anche la sensazione che vi fosse da parte della difesa il tentativo di chiamarlo in causa nel delitto, quando tutti gli elementi delle indagini, le testimonianze e le immagini della videosorveglianza escludono categoricamente che Krasniqi si potesse trovare in casa nell’orario in cui sua figlia è morta”.

 



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