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“L’impegno dei ristoratori per la sicurezza
ignorato nel decreto Riaperture”

RISTORANTI – Riccardo Golota, responsabile settore di Confartigianato: "Le nostre attività hanno investito in prevenzione, dimostrando tra l’altro di non incidere in alcun modo sull’andamento dei contagi. Lo scorso anno furono fatte riaprire il 16 maggio, senza vaccini e vaccinati"
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Riccardo Golota, responsabile Confartigianato settore ristorazione

 

«In tutti questi mesi le imprese della ristorazione si sono continuamente adattate ai vari provvedimenti e investito per garantire le condizioni di tutela della salute dei clienti e propri dipendenti, ispirati da un solo principio: lavorare in sicurezza. Sono state sottoposte molte problematiche e fornite indicazioni nei numerosi confronti con il Governo e le autorità sanitarie, per rafforzare le già severe cautele per la prevenzione del rischio. Purtroppo, però, le decisioni assunte per le riaperture non sembrano aver recepito molto, soprattutto del grande impegno che l’intero settore della ristorazione ha dimostrato in questi mesi». Ad affermarlo Confartigianato in una nota.

«Questi criteri e condizioni imposte per le riaperture di ristoranti, bar, gelaterie, pizzerie – sottolinea Riccardo Golota, Responsabile settore Ristorazione Pubblico esercizio – sono ingiustificati. Le nostre attività hanno investito in prevenzione e sicurezza, dimostrando tra l’altro di non incidere in alcun modo sull’andamento dei contagi. Sembrano ancor più incomprensibili se ricordiamo poi che lo scorso anno le attività di ristorazione furono fatte riaprire il 16 maggio, senza vaccini e vaccinati. La richiesta, ascoltando anche le istanze delle nostre imprese, è che almeno venga previsto l’allungamento dell’orario di chiusura oltre le 22, così da consentire, tempo permettendo, un adeguato servizio anche per la cena». Il principio secondo cui, se si dispone di spazi all’aperto, è consentito poter lavorare, appare «assolutamente discriminatorio nei confronti di quanti non hanno questa possibilità – si legge nella nota di Confartigianato -. E comunque, anche in questi casi, la somministrazione è soggetta ad una serie di variabili non prevedibili, come il maltempo, che potrebbe vanificare il consumo sul posto e gli investimenti sostenuti per le riaperture». «I servizi di ristorazione – ha aggiunto Golota – sono praticamente bloccati da ottobre 2020 ed è quindi palese che non possono aver avuto effetto sulla curva dei contagi. Ora però si consente, dal 26 aprile, lo svolgimento degli sport di contatto, poi l’apertura di piscine e centri termali fino all’apertura degli stadi, tutte attività per le quali sarà comunque difficile garantire un adeguato distanziamento interpersonale. Ad oggi, inoltre, c’è un altro grande punto interrogativo sullo svolgimento di cerimonie civili e religiose, per il quale chiediamo un riscontro immediato che possa almeno evitare di aggravare la situazione delle attività di catering, ed in generale, le imprese della filiera degli eventi».

 


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