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“Salviamo lo sport, l’alternativa è lo sballo giovanile”

IL PUNTO - L’appello, a tinte forti, alle istituzioni è mosso del consigliere regionale della Federvolley, Roberto Paradisi. Argomenti contenuti e sostenuti da una missiva condita dalla personale riflessione nel merito
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di Tiziano Vesprini

ATTIVITÀ SPORTIVA GIOVANILE – Alla vigilia della ripresa delle attività sportive e agonistiche di decine di migliaia di giovani in tutta la nostra regione, sorge una riflessione. Anzi, come dice il consigliere regionale Fipav, Roberto Paradisi, nel suo accorato appello giunto alla nostra redazione sportiva: “Il termine giusto è <dovrebbero> riprendere”.

Preoccupazioni del, quasi certo, forte calo di tesserati arrivano da tutte le sedi nazionali e locali delle federazioni sportive, perché far riprendere “a fare sport” ad un ragazzo dopo un anno e mezzo di inattività e di vita casalinga non è certo facile.

A questo problema, come dice Paradisi, si aggiungono: “Anche le complicazione di protocolli sempre più invasivi per le società sportive e dei costi altissimi che le procedure anti Covid impongono ad associazioni che vivono di volontariato e con pochi euro”.

Continua Paradisi: “Al netto di ogni valutazione sulla sua opportunità o sulla sua legittimità costituzionale (ognuno ha la sua legittima idea), tale obbligo decimerà o comunque ridurrà drasticamente la partecipazione dei giovani (ma non solo) ai corsi sportivi e agli allenamenti agonistici, e senza mezzi termini si tratta di un dramma sociale e culturale con conseguenze sulla salute e il benessere psico-fisico dei nostri ragazzi”.

Aggiunge poi: “Sorprende il silenzio di quasi tutte le istituzioni locali (a parte l’uscita dell’assessore regionale Latini che ha preannunciato una proposta giusta sui test salivari da inoltrare al Ministero della Salute) che però sembrano non essere nemmeno sfiorate da un tema così delicato e strategico. Disinteressarsi del destino di quei ragazzi che, per scelta (al netto della condivisibilità o meno) dei genitori, non si sottopongono a vaccinazione e lasciarli sulla strada significa negare loro consapevolmente e colpevolmente il diritto allo sport”.

Consigliere regionale FIpav che prosegue affondando la lama nel problema sociale degli stupefacenti cui i giovani possono avvicinarsi non essendo occupati nello sport: “Significa, in altre parole, condannarli all’alternativa pericolosissima dello sballo. Perché se c’è un mondo sano che preserva migliaia di giovani dalla trasgressione, dalle droghe, dal deterioramento sociale quel mondo è lo sport agonistico. Da qui il ruolo auspicato delle istituzioni (enti territoriali e Asur), di schierarsi a fianco delle società sportive, e quindi dei ragazzi, e garantire (con propri contributi diretti) tamponi a bassissimo costo e personale che certifichi il green pass. Peraltro mi risulta che le Asur hanno in magazzino migliaia di tamponi non utilizzati che potrebbero essere messi da subito a disposizione dello sport”.

Temi, questi, che che Roberto Paradisi ha già sottoposto all’attenzione del suo consiglio regionale, il cui presidente invierà una richiesta in tal senso alla Regione Marche e che grazie a questo suo sfogo vorrebbe sensibilizzare anche i comitati regionali delle altre federazioni a fare altrettanto.

Autore della missiva che conclude:Per ogni atleta non vaccinato occorrono almeno 3 tamponi settimanali (meglio, come auspica anche l’assessore Latini, se dovessero essere autorizzati i test salivari molecolari). Con i costi di mercato attuali, per una famiglia è impossibile sostenere tale spesa. Che faranno allora le istituzioni, a partire dai Comuni? Lasceranno che i nostri giovani si facciano suggestionare dalle sirene dello sballo o garantiranno loro, come dovrebbero, il diritto allo sport?”

 


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