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L’albero delle cantine della “cuspide della triade sacra”

VINI - la carta delle cantine interamente miniata a mano in “Minuscola farfense” fra i primi corsivi nati in centro Italia intorno al IX secolo proprio a Santa Vittoria in Matenano
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Il progetto “Il vino marchigiano: cuspide della triade sacra” divenuto realtà grazia al bando della Regione Marche “MARCHE: Dalla Vigna Alla Tavola” voluto dal Vicegovernatore Mirco Carloni, ha molte innovazioni. Fra tutte la carta delle cantine interamente miniata a mano in “Minuscola farfense” fra i primi corsivi nati in centro Italia intorno al IX secolo proprio a Santa Vittoria in Matenano provincia di Fermo. Dopo la distruzione dell’antica abazia di Farfa i monaci benedettini si stanziarono proprio sul colle Matenano grazia alla concessione del vescovo di Fermo.

L’enoturismo ha molteplici potenzialità, non solo per le eccellenze dei vini marchigiani che sono oramai un dato oggettivo, ma anche e soprattutto per la possibilità della destagionalizzazione dei flussi turistici.
Per farlo è necessario uno storytelling di alta qualità e professionalità, non fine a sé stesso che termina col finire dei fondi regionali, ma che prosegue e si amplifica nel tempo e nello spazio coinvolgendo sempre più comuni, cantine, vini e ristoratori, fino a diventare, e crediamo che sia possibile, un brand di altissima qualità in Europa.

Guido Tassotti, titolare del Ristorante Astoria e capofila di progetto, ha quindi scelto insieme alla giovane impresaria del turismo Anastasia Nicu, di affidare a un artista la realizzazione della lista cantine. Una formalità che poteva essere sterile, un elenco più o meno lungo di nomi che invece è un proclama di bellezza.

Alla domanda “Perché questa tipologia di scrittura?” risponde Diego del Giudice artista incaricato di Inchiostro e Radici “Perché unisce, da una parte l’orgoglio locale di una scrittura che strizzava già l’occhio al futuro e dall’altra al mondo piccolo del monastero cinto da salde mura, senza il quale probabilmente oggi non avremmo la nostra cultura viti-vinicola che ci rende famosi in tutto il mondo”.
E prosegue “Uno stile medievaleggiante riattiva quei centri nervosi che sono sopiti, dovuti a un mondo d’iperstimolazione, può sembrare banale o naif; invece, l’occhio moderno rischia di perdere per sempre l’immediatezza della grafia come arte in sé. Secondo permette di parlare di temi attuali attingendo alle radici e agli strumenti culturali del nostro passato”

“La vite, dai cui rami si propagano le Cantine partner del progetto, s’ispira allo stile miniaturistico del XIII secolo mentre i chiaroscuri alle xilografie olandesi del XVI”.

Non solo, l’attenzione ai dettagli favorisce uno racconto, o per dirla alla britannica uno “storytelling” di alto profilo. La carta utilizzata proviene dai laboratori di ricostruzione storica della Cartiera di Fabriano 100% cotone. Come se non bastasse, Diego ha vagato a lungo per boschi e fossati per trovare un numero sufficiente di galle, piccole escrescenze di Querce e Castagni, per lavorare a mano l’inchiostro o meglio il ferrogallico. Oltretutto usando la ricetta monastica, che prevede la macerazione nel vino rosso. E quale vino rosso poteva usare se non il Rosso Piceno DOC?

Il racconto del territorio passa per il vino, il vino trasmette i valori del territorio e l’arte esalta tutto l’insieme. Abbiamo molto da raccontare, seguiteci durante i convivi dal 9 ottobre al 8 novembre. Non solo pasti, ma molto altro…provare per credere!


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