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All’Alberghiero dell’Urbani protagoniste le erbe spontanee. In arrivo 22 milioni per la ricostruzione dell’istituto

PORTO SANT'ELPIDIO - Giovedì scorso alle ore 18 presso l’Aula Magna del “Polo Urbani” di Porto Sant’Elpidio il prof. Fabio Taffetani, Botanico dell’Università Politecnica delle Marche, ha conquistato un pubblico attento e partecipe con Le Erbe Spontanee di interesse alimentare
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di Antonietta Vitali

«Il nostro futuro sta nel coltivare le biodiversità e riscoprirle». Con queste parole il professor Fabio Taffetani, botanico dell’Università Politecnica delle Marche, nel corso del suo intervento all’evento “A tavola con le erbe spontanee” tenutosi giovedì scorso all’Istituto Professionale Enogastronomia ed Ospitalità alberghiera del polo Urbani di Porto Sant’Elpidio, ha precisato l’importanza in agricoltura di riscoprire antiche abitudini necessarie per il buon mantenimento dell’ecosistema. E in  chiusura di evento l’annuncio fatto dal vicepreside Mario Andrenacci, già sindaco di Porto Sant’Elpidio, dell’ottenimento di un finanziamento di circa 22 milioni di euro provenienti da fondi europei tramite il Ministero dell’Istruzione e che permetterà la demolizione e la completa ricostruzione del polo scolastico Carlo Urbani. 

Tante le tematiche affrontate: dall’importanza di un’agricoltura sostenibile, al tema della desertificazione di alcune aree, alla necessità di riportare l’allevamento al suo stato naturale, all’uso nefando dei diserbanti, alla presentazione delle diverse erbe spontanee del territorio marchigiano, fino alla necessità stringente della ricerca etnobotanica per erigere un ponte tra passato e futuro. Chi ha letame non avrà mai fame, un proverbio dei nostri nonni a conclusione di un’esposizione puntuale e a tratti persino ironica.
Due gli interventi che si sono succeduti dopo quello del professor Taffetani. Il primo del professor Salvatore Ceccarelli che ha parlato della relazione tra biodiversità e salute e dell’importanza del coltivare la biodiversità per evitare di seminare veleni e morte. A seguire l’intervento della prof.ssa Olimpia Gobbi, della Cooperativa agricola di Comunità “Rocca Madre”, che ha presentato le farine di miscuglio di grani di Aleppo, coltivato appunto dalla comunità “Rocca Madre” per tutelare l’ambiente, la biodiversità e la salute. Un lavoro che mira non solo a riscoprire il valore del pane e della pasta, fondamentali nella dieta mediterranea, ma mira alla valorizzazione degli agricoltori e del mercato locali.
Ad introdurre questo convegno dal “sapore antico” la dirigente Laura D’Ignazi, che ha evidenziato come la scuola debba essere, e di fatto sia, un luogo di trasmissione e di produzione della conoscenza. Proprio alla “produzione” si è collegata la seconda parte della serata con una cena della biodiversità. Piatti preparati dagli studenti dell’Istituto Alberghiero del “Carlo Urbani” a base di erbe spontanee e farine di miscuglio di grani di Aleppo “Rocca Madre”. «Ancora una volta – rimarcano dall’istituto – bravissimi gli studenti delle classi 5A, 4A, 3A Cucina di Porto Sant’Elpidio  ed il corso serale di Sant’Elpidio a Mare per la preparazione dei piatti, coordinati dalle mani esperte del professor Anselmo Simonelli. Dell’accoglienza si sono invece occupati con professionalità e gentilezza mai scontati gli alunni delle classi 1A, 2A di Sant’Elpidio a Mare e 3C Sala e Vendita, 1A Enogastronomia e 2D di Porto Sant’Elpidio, guidati dallo sguardo vigile delle docenti professoressa Barbara Gasparrini, professoressa Alessandra Leoni, professoressa Mara Paoletti ed del tecnico Marta Trobbiani. Una serata che ha visto grande partecipazione e che ha confermato come l’Iiss “Carlo Urbani” abbia una prospettiva che va ben oltre le ristrette mura delle aule scolastiche».

Quando si parla di biodiversità si intende la coesistenza in uno stesso ecosistema di diverse specie animali e vegetali che creano un equilibrio grazie alle relazioni che stabiliscono tra di loro. I giusti tempi di rotazione o di riposo dei campi per rinvigorirli, dava vita a una folta biodiversità di erbe spontanee (in dialetto ‘erbe trovate’) che finiva anche, per la grande soddisfazione del gusto dei commensali, sulle nostre tavole salvandole, in tempi non sospetti, da periodi economicamente non rosei. E in  chiusura di evento l’annuncio fatto dal vicepreside Mario Andrenacci, già sindaco di Porto Sant’Elpidio, dell’ottenimento di un finanziamento di circa 22 milioni di euro provenienti da fondi europei tramite il Ministero dell’Istruzione e che permetterà la demolizione e la completa ricostruzione del polo scolastico Carlo Urbani. 

Tornando alle protagoniste dell’evento, le erbe: ‘rugni’, ‘grespegne’, ‘smoracce’, ‘tarassaco’, ‘pimpinella’, ma anche camomilla, carota selvatica, artemisia, erba viperina, caccialepre, raperonzolo, malva, calendula, tutte in grado di apportare enormi benefici sia al corpo umano che alla terra. Poi glifosato, diserbanti, anni di coltivazioni intensive volte a soddisfare le esigenze dell’industria alimentare, che necessita di prodotti ad alta resa, hanno inciso sull’equilibrio dei nostri campi e su quella biodiversità che è la vera linfa vitale dei nostri terreni. Con il cambiamento delle abitudini di vita non solo i campi coltivati ma anche molte zone montane appenniniche hanno perso i loro ecosistemi, molti pascoli abbandonati, anche a causa dello spostamento a fondo valle degli allevamenti. E così si è ridotto di molto il numero delle praterie primarie e secondarie. Necessario quindi è il ritorno ad un rispetto dei nostri territori che potrebbe sembrare avere il profumo di vecchi tempi ma che invece è la giusta via per il futuro dell’agricoltura e di conseguenza della nostra alimentazione. L’evento organizzato dall’Istituto Alberghiero ha voluto educare in questo senso i presenti ma anche gli alunni della scuola affinché il loro affacciarsi al mondo professionale avvenga in modo responsabile. D’accordo con il dottor Taffetani anche gli altri relatori del convegno, il genetista Salvatore Ceccarelli e Olimpia Gobbi di Roccamadre che hanno ribadito il concetto che «siamo ciò che mangiamo» e che una buona agricoltura realizzata secondo criteri di sostenibilità si traduce in buon cibo. E davvero si è trattato di buon cibo quello servito alla cena post evento in cui i piatti proposti sono stati tutti a base di erbe spontanee, dai crostini di pane al miscuglio di Aleppo e verdure dell’antipasto, al risotto con erbe selvatiche e primo sale, dai ravioli all’ortica ripieni di ricotta all’agnello agli asparagi selvatici accompagnati da cicoria e fave. Servizio in sala e brigata in cucina tutto ad opera degli studenti dell’istituto coadiuvati dai loro insegnanti. 


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