«Sono i dati impietosi dei tempi che stiamo vivendo. Ma prendiamoli con le pinze. Non sempre cessazioni equivalgono a crisi profonda. Magari sono il frutto di un mancato ricambio generazionale che, nella nostra provincia, sappiamo essere un fenomeno molto diffuso». E’ la lettura che il presidente Cna, Emiliano Tomassini, dà alle classifiche de Il Sole 24 Ore sulla Qualità della vita, dati che vedono il Fermano al 106esimo posto (dunque penultimo in Italia) alla voce “cessazioni” con un 5,5%.
Ma a fare da contraltare all’impietoso dato sulla chiusura delle aziende, alla quale ahinoi deve sommarsi anche quello sulle chiusure dei bar (- 14,2%) c’è quello sui “protesti levati” che vede la provincia di Fermo prima in Italia: «Questo vuol dire che come aziende cerchiamo di onorare fino all’ultimo quanto dovuto – la lettura di Tomassini – e magari sta a significare anche una bassa infiltrazione criminosa, per non dire di peggio. Singolare – fa notare il presidente Cna – che in questa classifica Salerno sia penultima, con ultima Milano».
Ma torniamo alle cessazioni, quel dato che preoccupa. «Possono essere di qualsiasi tipo. Dicevamo del mancato passaggio generazionale. Ma questo non significa che i figli, seppur non seguendo le orme dei padri – rimarca Tomassini – non facciano qualcosa a livello imprenditoriale». Capitolo chiusure bar, certo non un fulmine a ciel sereno per Cna: «Con le crisi che abbiamo affrontato e continuiamo ad affrontare, era facilmente prevedibile che i piccoli fossero e siano, con oltretutto il caro energia, i primi a pagare pegno. Ora i negozi tengono perché c’è il Natale di mezzo. Ma purtroppo attendo un gennaio “glaciale”. Il mio termometro sono le spedizioni. Se nel corso di tutto il 2022 ci siamo comunque attestati su un livello medio-basso, tra novembre e dicembre, mesi in cui solitamente le spedizioni fanno registrare crescite, seppur lievi, ho constatato una lieve flessione. Io però vorrei che passasse ben chiaro, alla classe dipendente, il messaggio che questa crisi diffusa non è assolutamente addebitabile agli imprenditori. E temo che il malumore sociale, già in essere, possa degenerare in rottura sociale».
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