Le primarie ormai sono alle spalle, il segretario nazionale Elly Schlein e quello regionale Chantal Bomprezzi si sono insediate nei loro nuovi incarichi. E il Pd marcia verso il suo rinnovamento. Ma tra la girandola di dichiarazioni “intestine” in casa dem, tra voti nei seggi, trend e andamenti vari, il vortice delle opinioni e anche dei j’accuse non si placa. Oggi dice la sua l’ex segretario provinciale Pd, Fabiano Alessandrini.
Fabiano Alessandrini, in qualità di ex segretario provinciale ed ex vice segretario regionale, ci aiuti un pò a capire la situazione del PD dopo i congressi nazionale e regionale, e soprattutto, in merito a questa ridda di dichiarazioni, chi ha vinto?
«Il dato certo è che hanno vinto le segretarie elette Elly Schlein e Chantal Bomprezzi e soprattutto il Pd, questo è il dato oggettivo e da valorizzare! Tutti ci davano per spacciati, ma è bastato chiamare il nostro popolo a “stringersi a coorte” per ritrovare nuova linfa ed entusiasmo, oltre a qualche punto in più nei sondaggi che non guasta! Tutto il resto sono chiacchiere che dirigenti avveduti dovrebbero astenersi dal fare!».
Ma chi ha vinto ha tutte le ragioni per rivendicarlo. Parliamo di Verducci, Carancini, Mastrovincenzo, tanto per fare dei nomi.
«Hanno vinto? Io ricordo che sono stati i referenti nelle Marche per Bonaccini, hanno nominato delegati provinciali e formato le liste per l’assemblea nazionale, oggi sembra non l’abbiano mai conosciuto mentre rivendicano una vittoria al congresso regionale che ha avuto chiaramente dinamiche opposte. Poi, se mi permette, è un controsenso parlare di “largo ai giovani” per poi interpretare questo risultato in chiave di vecchie rivendicazioni e piccole vendette, non si costruisce il futuro con lo sguardo rivolto al passato. Anzi, aggiungo che questo approccio è del tutto inopportuno e controproducente, alimentare vecchi rancori con una assemblea regionale dove la differenza dei delegati è appena di quattro e la futura direzione di appena due, può soltanto nuocere al nuovo corso che tutti abbiamo il dovere di far funzionare al meglio».
Lei era per Bonaccini e Bellomaria, però…
«Io sono sempre stato per “il Partito” prima di tutto, ed in questi congressi ritenevo migliori le proposte di Stefano Bonaccini e di Michela Bellomaria, così come la maggioranza degli iscritti, ma il popolo delle primarie ha scelto diversamente e ne prendo atto. Ritengo comunque che sono entrambi energie importanti per il partito da non disperdere, così come si è fatto colpevolmente negli ultimi decenni di primarie mal vissute. Occorrerebbe ritrovare le buone prassi di una volta, dove chi vale, indipendentemente dai congressi, sia messo nelle condizioni di dare il meglio nell’interesse generale della nostra comunità democratica. Su questo concordo con la segreteria nazionale, occorre un patto intergenerazionale non la rottamazione!»
Quindi vanno salvati i cosiddetti “capibastone” di partito?
«Guardi, trovo profondamente sbagliato che all’interno di una stessa comunità si usino definizioni come questa tra “compagni” ed amici, specie se da dirigenti del partito. Peraltro con questa definizione si lascia intendere che si parla di figure che sono diventate negli anni punti di riferimento all’interno del partito in forza dei loro ragionamenti e dell’impegno costante e nella società attraverso i loro successi elettorali, non certo per grazia ricevuta o “unzioni da Roma”. Tutto questo va a loro merito non certo a demerito! Se abbiamo vinto come centrosinistra per 30 anni nella regione Marche, anche quando il centrodestra con Berlusconi a livello nazionale stravinceva, lo dobbiamo proprio a “compagni” come questi.
A loro si deve soltanto un grande grazie da parte di tutti, e con intelligenza chiedergli di mettere a disposizione la loro esperienza per accompagnare un nuovo corso che ci riporti mi auguro verso nuove vittorie».
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