«Umanesimo e scienze “esatte”, un binomio»

IL PUNTO di Giuseppe Fedeli: «Monito a non buttare a mare tutti i giovani, bollandoli in maniera generalista di "uniformismo", di pensiero-non-pensante. Certo, la "vicinanza" di un mentore, di un pigmalione che modelli queste giovani anime, aiutandole a cercare il proprio daimon, la propria strada, è fondamentale, quasi sempre fa la differenza»

Giuseppe Fedeli

Giuseppe Fedeli *

 

Umanesimo e scienze “esatte”, un binomio.
“Oggi, al pari di Ulisse, ognuno è in pericolo, ma Itaca non rappresenta la fine di un rischio, bensì la scelta concettuale del nostro sterminato cammino” (S.Zavoli).

Sfogliando le pagine del web ho letto di un ragazzo il quale, dopo aver conseguito il diploma di liceo classico a pieni voti, ha terminato gli studi universitari laureandosi magna laude in matematica, per poi aggiudicarsi un prestigioso alloro: la medaglia Fields. Prendo spunto da questo esempio virtuoso per una riflessione: a dispetto di quanti fino a non molti anni or sono scindevano in maniera preconcetta il sapere scientifico da quello umanistico, il successo di questo ragazzo sta a testimoniare come, Deo gratias, energie giovani e feconde pronte a “deflagrare” ancora esistono Questo ragazzo è un po’ lo specchio della controtendenza rispetto all’andamento che connota l’attuale temperie socio- culturale: anodina, supina al Pensiero Unico che – non mi perito di sottolineare, stigmatizzandolo, ancora una volta- vuol fare di ciascuno di noi un consumatore/automa, al servizio degli interessi delle grandi lobby, che ruotano intorno alla realtà del mondialismo: il cervello alla mercé di abiti manipolatori, che a livello subliminale inculcano precisi comandi, da cui la mente difficilmente riesce a districarsi. Questo ragazzo, già premiato da un maturità classica densa di categorie matematiche, forte della metodologia e dei fertili insegnamenti delle cosiddette lingue morte (che, malgrado la curva attuale circa i fondamenti su cui si basa ogni civiltà del pensiero, sono più vive che mai) ha voluto proseguire gli studi accademici, coronandoli di un successo senza eguali. Il che ci è un monito a non buttare a mare tutti i giovani, bollandoli in maniera generalista di “uniformismo”, di pensiero-non-pensante. Certo, la “vicinanza” di un mentore, di un pigmalione che modelli queste giovani anime, aiutandole a cercare il proprio daimon, la propria strada, è fondamentale, quasi sempre fa la differenza. Ci sia allora di conforto il dato che, in questo mare magnum di indifferenziata banalità, ci sono ancora soggetti che si distinguono non per vanagloria, ma per coscienziosità e bravura: il che non è poco.
Stelle filanti- scriveva Rainer Maria Rilke ne ” I quaderni di Malte Laudris Bridge”-, punti di ancoraggio, gente di questa tempra dovrebbe servire da esempio per tanti -troppi- individui di pari età, che non riescono a sganciarsi dalle lusinghe e dalle trappole mortali di idoli di cartapesta: idoli, che prima o poi si sbricioleranno tra le loro dita, facendo trovare i loro adoratori spaesati. Sta a noi adulti investire ogni risorsa in un imprinting fecondo e “contagioso”, affinché i nostri figli, e i giovani in genere, siano pronti ad affrontare un mondo ostile e ostico, con strumenti che consentano loro non solo di affrontare la vita, ma di sfidarla a viso aperto, in vista della costruzione di un sogno, che si chiama futuro.

Ps. Questo premio internazionale “è la dimostrazione che le lingue classiche preparano a 360 gradi”. Lo ha detto Paolo Lauciani, il docente di Latino e Greco del matematico accademico che ha ricevuto la medaglia Fields, una sorta di Premio Nobel della matematica che all’Italia mancava da quasi mezzo secolo.

 

* giudice


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