intervista di Claudia Mazzaferro
Cecilia Marinelli, soprano lirico originaria di Sant’Elpidio a Mare e trasferitasi giovanissima al nord per studiare, in occasione dell’uscita del suo nuovo album “I Hate Musicals…but I like to sing them!”, si racconta a Cronache Fermane.
Cecilia, raccontaci in breve la tua carriera dalle origini
«Dedicarmi al canto lirico fin da giovanissima è stata una scelta spontanea: merito di una naturale predisposizione vocale e di un grande amore per il teatro. Ho iniziato a studiare Canto sin da giovanissima per poi laurearmi al Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza e successivamente al Conservatorio “C. Pollini” di Padova. Ho avuto il privilegio di potermi perfezionare con il soprano francese Renée Jeannel Tofoni e con molti altri docenti di fama internazionale, tra i quali Giuseppe Taddei, Bruno Canino, Giovanna Canetti, Wilma Vernocchi, Mara Zampieri, Daniela Mazzucato e Konrad Richter.
Dall’opera alla musica sacra e cameristica, la mia attività mi ha portata sin dagli esordi a calcare importanti palcoscenici in Italia e all’estero. Ho dato voce ai capolavori di compositori come Pergolesi, Vivaldi, Scarlatti, Mascagni, Saint-Saëns e Rota, mantenendo sempre viva una curiosità artistica che va oltre il teatro. Nel 2018 questa ricerca mi ha condotta sul set cinematografico come protagonista de La Voix Humaine di Francis Poulenc, un’esperienza che ha unito l’intensità espressiva del canto alla forza del cinema. Dal 2004 mi dedico anche con grande passione all’attività didattica, sia privatamente che in diverse Accademie musicali».
Un’anima, e una voce, lirica…come nasce un progetto discografico dedicato al musical?
«Nonostante la mia carriera di soprano lirico si sia sviluppata soprattutto nel contesto del teatro d’opera, ho sempre cercato di non limitarmi a un solo repertorio, ma di avere una visione della musica a 360 gradi. Il mio debutto come artista, infatti, è stato nel ruolo di Maria nel musical West Side Story di Leonard Bernstein e, mentre studiavo Canto Lirico in Conservatorio, mi sono iscritta parallelamente ai Civici Corsi di Jazz a Milano. Giunta a questa fase della mia maturità artistica, dopo essermi dedicata prevalentemente al repertorio operistico e cameristico, sento oggi il desiderio di sperimentare, tornando a misurarmi con quei generi che ho sempre amato.
Questo album nasce come un duplice omaggio al grande repertorio del musical americano e alla prestigiosa tradizione degli archi della Città di Cremona, dove oggi vivo e insegno. Contiene brani iconici come Over the Rainbow e Cabaret riarrangiati in una veste nuova, raffinata ed essenziale, per sola voce e quartetto d’archi. In questo progetto ho voluto sfidare i miei confini artistici, esplorando la straordinaria versatilità vocale che questi capolavori richiedono, dal musical più lirico a quello più “pop”. Il titolo può sembrare un po’ curioso: anch’esso è un omaggio, questa volta a uno dei miei compositori d’elezione, Leonard Bernstein, e trae ispirazione dal suo ironico brano I Hate Music!,parte del ciclo per soprano e pianoforte I Hate Music! A Cycle of Five Kid Songs del 1943».
Quindi si tratta di una collana a più uscite… qualche anticipazione sulla prossima?
«Questo progetto discografico rappresenta il primo capitolo di una collana dedicata a differenti generi musicali per voce e strumenti ad arco, dal violino al contrabbasso. Lo scopo principale è quello di far conoscere la tradizione musicale della città di Cremona anche in repertori distanti da quelli convenzionali, valorizzandoli attraverso l’uso di formati immersivi. Una particolarità dell’etichetta Hi-Res Digital è infatti la promozione dei formati audio verticali che superano la stereofonia tradizionale, dal Surround al Dolby Atmos. Sono già stati avviati i lavori di pre-produzione per i prossimi due progetti che contiamo di ultimare entro la fine dell’anno. Posso già anticiparvi che il secondo sarà dedicato al repertorio jazz per voce, pianoforte e contrabbasso. Riguardo il terzo, invece… per ora non mi è consentito nessuno spoiler».
Le tue fonti di ispirazione. Quali sono state ieri e quali sono oggi?
«Dicono che la musica che amiamo di più sia quella scoperta durante l’adolescenza. Per me è esattamente così: le mie fonti di ispirazione, oggi come allora, restano le voci di grandi artiste come Barbra Streisand e Liza Minnelli per il musical, Maria Callas e Kiri Te Kanawa per la lirica o Ella Fitzgerald e Billie Holiday per il jazz. Ho sempre avuto una predilezione per la musica “al femminile”, per quelle personalità forti e coraggiose capaci di rivoluzionare la propria arte fino a toccare e trasformare l’anima della società».
Le Marche, la tua terra natale. Credi ci siano delle buone opportunità nell’ambito musicale o ritieni sia ancora necessario andarsene per trovare uno spazio?
«Nonostante la mia carriera e la mia vita personale si siano svolte lontane dalle Marche, il legame con la mia terra è sempre rimasto profondamente radicato in me. Ricordo con affetto le mie prime esperienze musicali, dai corsi come insegnate di Canto presso l’Associazione Musicale “A. Vivaldi” di Sant’Elpidio a Mare, alle numerose opere nei meravigliosi teatri della provincia di Macerata e Fermo. Le Marche vantano una grande tradizione musicale, non solo perché patria di compositori come Rossini e Pergolesi, ma soprattutto per la ricchezza dei teatri storici, oltre cento diffusi in quasi ogni borgo. Eppure, per esigenze di studio e di lavoro, ho dovuto lasciarle molto presto. Del resto, in certi ambiti la geografia è determinante: ho scelto così di specializzarmi dove il settore musicale è più dinamico e strutturato, cercando maggiori opportunità professionali tra il Nord Italia e l’estero. Sono felice che grazie a questo lavoro discografico io possa in qualche modo tornare anche nella mia bellissima terra».
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