Andrea Di Salvatore: «Fermana, ecco le squadre umbre che incrocerai ai playoff»

ECCELLENZA - Perugino di nascita, il jolly riconducibile agli anni d'oro della Fermana Calcio 1920, ritornato all'ombra del Girfalco successivamente sposando la causa dell'U. S. Fermana, mette sotto i riflettori i potenziali avversari dei canarini al primo turno della fase nazionale con sbocco in Serie D. «Vedo favorite Pietralunghese e Terni F. C. rispetto al Tavernelle». Prima, però, un doveroso e romantico richiamo al passato: «Fermo ed il territorio fermano come scelta di vita. Ho accorciato la carriera da professionista per tornare da queste parti, dove ho maturato ricordi ed esperienze incancellabili»

Andrea Di Salvatore, pilastro degli anno d’oro della Fermana Calcio 1920 e tra i protagonisti della successiva ripartenza dal dilettantismo con addosso i colori dell’U. S. Fermana

di Redazione

FERMO – Nato nella perugina Cerreto di Spoleto nel 1973, Andrea Di Salvatore ha disputato una lunghissima carriera calcistica, iniziata con avventure professionistiche per concludersi, in territorio fermano, nella crema del dilettantismo.

Perugia, Trapani, Avezzano, Acireale, Carpi, Avellino e Gallipoli le principali piazze servite dal polivalente giocatore che fu, con apice vissuto all’ombra del Girfalco, sposando la causa della Fermana Calcio 1920 nel momento di picco della propria storia, scalando cioè  la classifica dell’allora Serie C1 per vivere l’indimenticabile annata in Serie B prima di tornare nella terza serie nazionale. Un legame, quello con Fermo, riaccesosi poi a metà degli anni 2000, momento in cui Di Salvatore rispose “presente” alla chiamata dell’U. S. Fermana, ripartita dalla Prima categoria e risalita repentinamente in Promozione.

Non solo Fermo nel proprio curriculum sportivo, preso atto delle successive stagioni agonistiche trascorse al servizio di sodalizi dell’intero Fermano: Monturanese, Porto Sant’Elpidio, Francavilla, San Marco Servigliano, Afc Fermo e Real Elpidiense hanno fatto di Andrea Di Salvatore non un semplice giocatore, ma un uomo a tutto tondo intriso del Dna della nostra terra.

Di Salvatore, prima di abbracciare il momento corrente, con le dinamiche relative alla Fermana Football Club dei giorni nostri, un doveroso tuffo nel passato: in gialloblù in campo ha fatto praticamente di tutto e sempre con profitto: esterno destro, mediano, difensore centrale e terzino, ma qual è il ruolo che ricorda con maggior soddisfazione nei ranghi della Fermana Calcio 1920?

«Nasco centrocampista centrale. Nelle esperienze precedenti alla Fermana, vedi Perugia, Carpi e Trapani ho sempre giocato in mezzo al campo, sia da centrale che da mezzala. Quando sono arrivato a Fermo, campionato di C1 del 1998/99, nella prima parte di stagione non ero impiegato come titolare, venivo inserito soprattutto a gara in corso o se mancava qualcuno. Nella seconda parte, invece, il mister (Ivo Iaconi, ndr) ha iniziato a schierarmi da esterno di centrocampo a destra, ruolo in cui ho giocato tutto il girone di ritorno. Non avendo il posto assicurato, il fatto di adattarmi a più ruoli mi ha permesso di giocare sempre con continuità non solo a Fermo, ma anche nelle altre squadre in cui ho militato successivamente. Il ruolo che mi sentivo più addosso resta comunque quello di centrocampista centrale, ma anche gli altri impieghi mi hanno dato soddisfazioni. Considerando che non avevo caratteristiche naturali da esterno, da terzino o centrale di difesa, l’essere riuscito ad adattarmi, a livello personale, è stato però molto gratificante».

Di Salvatore durante Napoli-Fermana, campionato di Serie B 1999/00. Sulla sinistra l’attaccante Umberto Marino

Fermo non solo come opzione professionale, possiamo dire quale scelta di vita considerando anche il ritorno in città nel 2006. Dalla Serie C2 del Gallipoli alla Prima categoria, per concludere poi la carriera di giocatore in squadre della nostra provincia…

«Sono tornato a Fermo nel 2006, dopo l’ultimo anno da professionista a Gallipoli in Serie C2, dove tra l’altro vincemmo anche il campionato. È stata una scelta di vita, avevo una bambina piccola ed altre due in arrivo, quindi sentivo l’esigenza di dare stabilità alla mia famiglia. A Gallipoli mi proposero di prolungare il contratto ma non accettai, due anni dopo la squadra arrivò addirittura sino alla Serie B. Nel mentre avevo ricevuto anche altre offerte dalla C, come Gela e Catanzaro, però alla fine decisi di tornare Fermo, dove avevo maturato bellissimi ricordi. In città ho vissuto anni importanti della mia carriera, raggiungendo traguardi significativi, quindi sono tornato con grande entusiasmo. Sono rimasto per altre tre stagioni, nelle quali abbiamo vinto i campionati di Prima Categoria e Promozione. Poi, come tutte le esperienze, anche questa si è conclusa. Ho continuato però a giocare nelle squadre della provincia fino a 3 anni fa».

Dal romantico ricordo di ciò che è stato alla doverosa attualità del presente: come valuta la stagione regolare della Fermana Football Club, con picchi da primatista chiusa poi alle spalle del K Sport Montecchio?

«In merito alla stagione corrente della Fermana, direi che ha disputato un ottimo campionato regolare. Non era semplice, soprattutto dopo una retrocessione dalla D, a seguire quella dalla C. Ripartire in queste situazioni non è mai facile. La società, insieme al direttore sportivo ed al mister, è stata brava a ricompattare l’ambiente ed il supporto dei tifosi ha fatto, come sempre, la differenza. La squadra è stata une delle principali protagoniste del torneo, disputando una stagione di alto livello. Peccato non sia riuscita a centrare direttamente l’obiettivo promozione, probabilmente ha pesato nell’economia complessiva una partenza un po’ in ritardo. La rosa è stata costruita progressivamente, quindi credo che la differenza di punti finali con il Montecchio sia dovuta proprio a tale inizio di stagione».

Nonostante l’amarezza per la vittoria del girone sfumata ai titoli di coda, un meritocratico secondo posto (con la terza classificata, il Trodica, distante ben 12 punti) che vale l’approdo automatico ai playoff nazionali. Secondo lei, cosa servirà alla squadra di mister Augusto Gentilini per arrivare fino in fondo alla competizione interregionale e dunque approdare in Serie D?

Un altro momento tratto dall’indimenticabile stagione in cadetteria, relativo alla gara interna (vinta per 1-0, rete di Fanesi allo scadere) sull’Atalanta. Sullo sfondo Cristiano Doni

«Per raggiungere la Serie D, in questa fase finale dei playoff, sarà fondamentale sbagliare il meno possibile. Le partite che si andranno a disputare avranno un peso pari a tutte finali e spesso sono quindi gli episodi a decidere. Servirà perciò grande attenzione in ogni dettaglio. Il fatto di essersi già qualificati alle fasi finali permette all’ambiente di preparare al meglio queste partite decisive. Il mister ha grande esperienza e sa come gestire il gruppo, sia dal punto di vista tattico che mentale. Il tutto per far rendere al massimo una rosa che ha già dimostrato di avere un grande potenziale».

Dalla teoria al calcio giocato, si tornerà in campo il 24 maggio, in attesa della disputa delle fasi regionali altrui, con la Fermana che andrà a far visita ad un avversario umbro: qual è, per lei che conosce bene l’ambiente in quanto d’origine, l’ostacolo più ostico per i gialloblù tra Polisportiva Pietralunghese, Terni Football Club e Tavernelle Calcio?

«Per quanto riguarda le possibili avversarie, relazionandomi con alcuni addetti ai lavori dell’Eccellenza umbra, le squadre più accreditate sembrano essere Pietralunghese e Terni F. C., mentre il Tavernelle appare leggermente un gradino sotto. Il Terni, allenata da Tozzi Borsoi, è in grande crescita dopo un avvio difficile, proviene da una serie positiva di risultati e può contare su giocatori di esperienza come Giacomelli, che ha militato anche in Serie B con il Vicenza. Anche la Pietralunghese rappresenta una formazione molto forte, con diversi elementi provenienti dal professionismo ed un portiere di grande affidabilità, lo scorso anno secondo a Perugia. Sono due squadre che hanno investito molto, pianificate per vincere il campionato. In organico hanno giocatori di grande esperienza, ma di conseguenza non giovanissimi, e dovendo affrontare anche i playoff regionali tale dispendio di energie potrebbe essere un ulteriore vantaggio per la Fermana. In ogni caso, trattandosi di finali, come ripeto saranno i dettagli a fare la differenza e chi sbaglierà meno avrà più possibilità di raggiungere l’obiettivo. Da parte canarina, la squadra può vantare una tradizione, una storia ed una tifoseria che le altre piazze non hanno: valori aggiunti che in partite come queste possono fare certamente la differenza».


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