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Dalla vetta del Kilimanjaro ai mondiali a Malaga, il successo di Samantha Ciurluini:
“Da trapiantata vittorie doppie”

TANZIANIA/SPAGNA - L'atleta fermana: "Sul Kilimanjaro a volte ho pensato di non farcela. Ma sono testarda, un pò come tutti i fermani. In Spagna sembra davvero una bella esperienza. Tra noi trapiantati è competizione vera"
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Samantha Ciurluini

di Giorgio Fedeli

Non ha ancora compiuto 40 anni, il suo compleanno è il 18 luglio. Ma di storie di vita vissuta ne ha già da vendere. Storie drammatiche ma anche di riscatto, di rinascita, di una nuova vita. La fermana Samantha Ciurluini le sue battaglie le ha vinte. Ma, da sportiva vera, non si ferma. Da pallavolista va sempre sotto rete, Da donna vera, non molla. E, dopo aver subito un trapianto di polmoni, ha affrontato una sfida che a molti sportivi “comuni” farebbe tremare le gambe: scalare il Kilimanjaro. Mission impossible? Apparentemente sì. Ma quel “muro” alto 5.895 metri, per Samantha è stato solo un ostacolo da superare. E, a colpi di grinta, motivazione e riscatto, è diventato un ostacolo superato. Ora, verrebbe da pensare, alla Ciurluini non resta altro da fare che adagiarsi sugli allori. Ma nemmeno per idea. Tornata dall’Africa nella sua Fermo mercoledì, è ripartita subito per Malaga dove sta prendendo parte ai mondiali per trapiantati.

Samantha Ciurluini, 39enne fermana, infatti da sempre pratica sport, la pallavolo è la sua passione. Ma nel 2005 lo schiaffo della vita: le viene diagnosticata un’ipertensione polmonare. Da lì lo stop forzato, anni di sofferenza, di visite specialistiche, di ricoveri ospedalieri, in attesa del trapianto di polmoni che arriva nel 2011. La salute è salva ma come sarà la vita dal giorno dopo? Samantha non lascia le redini della sua vita al destino. E si lancia alla riscossa. La sfida del Kilimanjaro l’ha pensata uno pneumologo dell’ospedale universitario di Vienna, Peter Jaksch: portare in cima alla più alta montagna d’Africa sei pazienti di vari Paesi ai quali la sua équipe ha trapiantato i polmoni. E via, partita per una battaglia al limite del possibile che, però, Samantha ha vinto per poi accettare subito quella dei mondiali per trapiantati.

 

E l’abbiamo “beccata” durante gli allenamenti di pallavolo: “Ho cinque minuti a disposizione, cinque minuti per voi” risponde al telefono. “Come è andata sul Kilimanjaro? E’ stata dura, anzi durissima. Ma ce l’ho fatta. L’ascesa è andata benissimo. Francamente non pensavo di farcela ma alla fine ci sono riuscita. Avevamo fatto un articolo per cercare qualche sponsor (leggi l’articolo) ma purtroppo non l’ho trovato. Ogni giorno era un’esperienza nuova, mi trovavo davanti scenari nuovi, vivevo continuamente emozioni diverse. Anche stanchezza nuova – sorride – prima dell’ultima ascesa, quando siamo arrivati al campo base a 5.100 metri, il professore che mi ha operato mi ha detto che avevo già vinto e, quindi, di fermarmi. Io, però, ho voluto mollare lo stesso. E l’ultimo tratto sembrava infinito, parliamo di sette ore di salita. Siamo partiti a mezzanotte. E mettiamoci anche il freddo, eravamo vicino al ghiacciaio, parliamo di -15 gradi. Lì è inevitabile che subentri un pò di scoraggiamento.

Ma poi ho cercato nuove forze e sono arrivata alla fine”. Trovare le forze in situazioni limite, forse è quella la vera, prima sfida. “Sì ma io sono testarda, un pò come tutti i fermani” scherza Ciurluini che, dopo aver toccato il cielo dal Kilimanjaro, è subito tornata a Fermo per poi ripartire per Malaga, per il mondiale per trapiantati: “Un pò di fuso orario (mettiamoci anche questo, come se non bastasse) l’ho pagato. Ora a Malaga sembra davvero una bella esperienza. Nel week end ho le gare d’atletica quindi tempo per riposarmi ne ho. Ovviamente vado a fare il tifo per gli altri.

 

L’incontro con i trapiantati di altri Stati è una bella esperienza, c’è del sano agonismo, voglia di fare, di vincere. Questa è identica alle competizioni normali. E poi si dice che dove fanno i mondiali e gli europei per trapiantati, i trapianti aumentano del 30%. Vedremo se la percentuale sarà rispettata in Spagna. Per me queste, come quella del Kilimanjaro, sono vittorie doppie: dopo il lungo stop dovuto alla malattia, un mega riscatto. Con il trapianto si torna a vivere, a fare tutto, e forse anche di più di quello che si faceva prima”.

 

 

 

La sfida di Samantha: raggiungere la vetta del Kilimangiaro dopo il trapianto di polmoni


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