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Omicidio di Maria Biancucci,
impronte digitali e tracce pilifere:
stretta sulle indagini

MONTEGIORGIO - Il fatto che i malviventi, per mettere a segno la loro rapina trasformatasi in tragedia, siano entrati in azione quando il figlio di Biancucci è uscito, lascia pensare che conoscessero gli spostamenti di quest’ultimo
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di Giorgio Fedeli

Potrebbero essere le tracce ‘repertate’ in casa di Maria Biancucci a stringere il cerchio intorno all’uomo, o agli uomini che hanno ucciso la 79enne di Montegiorgio per una rapina finita nel peggiore dei modi? Non è affatto da escludere. Dalle tracce trovate dai carabinieri, su disposizione della procura di Fermo, guidata dal procuratore Domenico Seccia, in casa della donna, potrebbe spuntare qualche elemento fondamentale per individuare i criminali: impronte digitali o formazioni pilifere impercettibili ma non all’occhio e ai microscopi dei carabinieri che subito dopo la macabra scoperta si sono messi all’opera con il reparto operativo del nucleo investigativo e con il Ris. Un’analisi certosina e minuziosa, quella condotta dai carabinieri, che ha consentito alla Procura di partire in quinta nelle indagini, procura che ha anche immediatamente aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio.

E poi c’è la sfera sanitaria, quella dettata dal medico legale da cui spunta un dettaglio di certo non strascurabile: Maria Biancucci è deceduta a causa delle lesioni interne riportate a seguito di una fatale pressione al petto? La donna, andando a ritroso nei giorni, è stata trovata morta lo scorso 11 marzo dal figlio Marcello Balestrini nel suo letto. Certo, una svolta decisiva, o comunque un tassello fondamentale nella ricostruzione di quei drammatici momenti, arriveranno col deposito della relazione autoptica e dei risultati anatomopatologici. Gli investigatori continuano comunque a lavorare senza sosta per ricostruire nel dettaglio le ultime ore della donna e arrivare così a dare un nome e un volto ai suoi assassini. Molti gli interrogativi che attendono una risposta. Innanzitutto perché quella rapina è sfociata in tragedia. Che motivo avevano i criminali di immobilizzare la donna a tal punto da ucciderla, sembra per asfissia.

Il procuratore capo di Fermo, Domenico Seccia

D’altronde stiamo parlando di una donna di 79 anni, con anche problemi di deambulazione. E che al momento dell’intrusione si trovava da sola in casa, in una casa isolata (la prima abitazione nelle vicinanza, in contrada Crocifisso di Alteta di Montegiorgio si trova a diverse decine di metri) avvolta nel buio e sopraelevata rispetto alla sede stradale. La donna ha forse iniziato a gridare per lo spavento. E i malviventi per evitare che qualcuno potesse sentire le urla, fatto piuttosto improbabile data la localizzazione della residenza Biancucci-Balestrini, hanno dato sfogo alla loro bestiale violenza? E’ probabile, con una forte pressione sul petto della donna che, magari, combinata con la posizione in cui è stata immobilizzata, con le mani dietro alla schiena e a faccia in giù, le è stata fatale. Che i banditi abbiano agito in uno stato di alterazione psico-fisica che ha accentuato la loro reazione contro Maria Biancucci? Anche questo non è da escludere, anche perché legare con un nastro adesivo, mani e piedi, una donna che cammina a malapena e riversarla sul suo letto a faccia in giù, risulta un’aggressione eccessiva se l’obiettivo era quello di neutralizzarla. E poi ci sono gli elementi raccolti dal reparto operativo del nucleo investigativo dei carabinieri che hanno passato al setaccio la casa. Stando a quanto trapela dalle indagini, gli assassini, nell’intrufolarsi in casa, dopo aver rotto il vetro di una finestra sul retro della residenza, avrebbero usato dei guanti. Intanto gli specialisti dell’Arma hanno passato al microscopio il pigiama indossato dalla donna, una sua catenina e il nastro usato del bloccarla.

La finestra da cui sono entrati i criminali

E poi, parallelamente, ci sono le indagini territoriali, quelle tra le pieghe del tessuto criminale che orbita nel Fermano. Il fatto che i malviventi, per mettere a segno la loro rapina trasformatasi in tragedia, siano entrati in azione quando il figlio di Biancucci, Marcello Balestrini, è uscito, lascia pensare che conoscessero gli spostamenti dei quest’ultimo, che li avessero studiati con attenzione, che magari lo hanno anche osservato da lontano prima di passare all’azione. E ciò potrebbe condurre a una inquietante risposta, seppur anche questa ipotetica: si sono avvalsi di un basista che conosce bene la zona e che ha avvertito i criminali dando loro di fatto il via libera per un presumibile furto finito nel peggiore dei modi.


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