Cigl, Cisl e Uil: “La Regione
non può ignorare
il Tavolo provinciale per lo Sviluppo”

FERMANO - I sindacati con Di Cosmo, Cifani e Canali: "La Regione ha promosso un’assemblea ad Ancona dove invita i sindaci dei comuni fermani e le rappresentanze regionali delle parti sociali, dimenticandosi di invitare il Tavolo provinciale per la Competitività e lo Sviluppo di Fermo"

La Regione non può ignorare il Tavolo provinciale per lo Sviluppo” E’ il monito-appello lanciato dai sindacati Cgil Cisl e Uil nella persona di Di Cosmo, Cifani e Canali. I tre che continuano e spiegano da dove parte il loro appello: “E’ indubbio che da marzo 2017, insieme alle altre rappresentanze locali sociali e alla Provincia, siamo riusciti a produrre una mobilitazione partendo dai dati della crisi economico-produttiva del Fermano. Non era per nulla scontata l’istituzione del Tavolo provinciale per la Competitività e lo Sviluppo e l’avvio di un confronto serrato con rappresentanti del governo regionale. Ciò ha consentito, cosa inedita per il Fermano, di portare il territorio sui tavoli di Parlamento e Governo. In questi sedi abbiamo anche provato, con il contributo del Politecnico delle Marche, a rilanciare la questione del “Made in…”.

L’anno trascorso ha visto realizzarsi importanti iniziative. Oggi il Fermano sta per ottenere la decretazione di “Area di crisi complessa” e la quinta area regionale “Appennino Alto Fermano”. Due strumentazioni legislative importanti ma non sufficienti. La non sufficienza è dettata dalla natura delle problematiche storiche e culturali che la nostra realtà ci consegna ma, non annulla i passi avanti ottenuti grazie a una trovata unità delle forze sociali locali, mai verificatasi in passato, e all’impegno concreto di Provincia, Regione e di qualche parlamentare locale.

Stranamente la Regione, invece di valorizzare questo percorso unitario del territorio, si avventura in iniziative che tradiscono la volontà di disconoscere tale avanzamento, promuovendo la scorsa settimana un’assemblea ad Ancona dove invita i sindaci dei Comuni fermani e le rappresentanze regionali delle parti sociali, dimenticandosi, non sappiamo se in coerenza di una precisa volontà politica o per insipienza, di invitare il Tavolo provinciale per la Competitività e lo Sviluppo di Fermo.
L’assemblea si è tradotta ovviamente in un fallimento preannunciato dalla omissione in premessa del corretto interlocutore. Anche la conduzione della stessa si è rivelata alquanto maldestra, togliendo la parola a qualche attore territoriale in possesso di vere competenze sul tema dell’Area di crisi.
Sta di fatto che questo atto politico di disconoscimento del faticoso lavoro unitario del nostro territorio rischia di annullare gli sforzi di tutti, compresi quelli fin qui prodotti dagli stessi assessori regionali. Non è solo un problema che attiene al concetto di democrazia rappresentativa e partecipativa. Quella iniziativa dell’assessore regionale allo sviluppo, decisamente sbagliata nelle modalità, sposa la metafora della posa di un macigno sulla strada del necessario cambiamento culturale del territorio, in tema di imprenditorialità e di strategie industriali. Ciò perché, oltre alla reale arretratezza in fatto di strutture e di servizi alle imprese le cui responsabilità risiedono soprattutto fuori dal territorio, il sistema locale fermano soffre di uno storico e limitativo atteggiamento culturale degli imprenditori vocato all’individualismo e non alle “alleanze o aggregazioni strategiche” per far fronte, ad esempio, alla problematica della dimensionalità delle imprese. L’iniziativa dell’assessore risulta di fatto contraria all’espressione unitaria del Fermano che, affermando l’analisi collettiva delle rappresentanze sociali, ha creato le premesse per coinvolgere gli stessi imprenditori in un discorso più collaborativo e meno individualista di fronte alle sfide della competizione globale.

La richiesta e la speranza – concludono i sindacati – è di un rapido ravvedimento dell’assessore in una ripresa della collaborazione col Tavolo provinciale. Perché la parte più difficile deve ancora venire e si misurerà nella capacità di programmazione degli interventi e di “governo” dei processi che i progetti finanziati intenderanno avviare e portare a compimento; nella capacità persuasiva di governo e Regione, che potranno avvalersi del contributo delle rappresentanze locali, per ottenere l’adesione ad una strategia che miri al superamento di atteggiamenti/mentalità imprenditoriali che ostacolano o bloccano il cambiamento verso l’innovazione, la crescita della produttività, l’aggregazione d’impresa, l’acquisizione di competitività nel mercato internazionale. Tutto ciò che serve per uscire dalla crisi e avviarsi verso un rinnovato sviluppo”.

 


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