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Il crollo del Montani e le responsabilità

Il focus non deve essere soltanto la gestione dei migranti ma la sicurezza delle infrastrutture, cartina di tornasole della sensibilità e soprattutto della presa di coscienza riguardo a problematiche che non possono essere sottovalutate perché coinvolgono, troppo spesso mettendola a repentaglio, la vita. Di noi, dei nostri figli.
domenica 20 maggio 2018 - Ore 11:40
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Il tetto crollato al Triennio del Montani

 

Giuseppe Fedeli

di Giuseppe Fedeli (giudice di Pace di Fermo)

«Quello che è accaduto a Fermo è estremamente grave, inaccettabile e pericoloso – dice Sami Ghanmi, coordinatore regionale della Rete degli studenti medi –  abbiamo più volte segnalato i problemi dell’edilizia scolastica, eppure sembra che si continui ad agire solo in base alle emergenze del momento…». Mancava un’ora all’inizio delle lezioni quando il soffitto di un’aula dell’istituto Montani di Fermo è venuto giù rovinando sui banchi. La tragedia è stata sfiorata: questione di fortuna (fatalità?…) e non di altro, in un Paese che ormai casca fisicamente a pezzi.

Non si conoscono ancora le cause di questo crollo – su cui dovrà indagare la Procura- ma sembra assurdo che, dopo i tremendi sismi che hanno colpito la nostra zona, possano accadere situazioni del genere. I controlli di agibilità effettuati nelle strutture scolastiche avrebbero dovuto evidenziare situazioni di potenziale pericolo e in particolar modo di eventuali pericoli di crollo come avvenuto all’ITI Montani, lamentano diverse associazioni sindacali.

La messa in sicurezza delle scuole deve diventare davvero una priorità su cui lavorare prevedendo interventi specifici di manutenzione non più rinviabili e relativi, ad esempio, all’età dell’edificio e alla situazione di rischio dell’area, e soprattutto provvedendo alla strutturazione di un piano urgente di messa in sicurezza degli edifici scolastici: così Legambiente. Finché non si darà attuazione a un piano strutturale e strutturato, non si potrà parlare di un paese civile.

La verità è che il Montani – praticamente un’istituzione a Fermo, con oltre un migliaio di studenti provenienti da tutta la regione e in passato frequentato anche, tra gli altri, da Antonio Di Pietro e dal brigatista Mario Moretti – soffre dello stesso male di tantissime altre scuole italiane: una fragilità strutturale che può improvvisamente diventare tragedia, specie in zone ad alto rischio sismico come le nostre. Di denunce ne sono state fatte anche troppe, ma la messa in sicurezza degli edifici pubblici non sembra essere una priorità per nessuno: una fotocopia della gestione post-terremoto.

Il focus non deve essere soltanto la gestione dei migranti ma la sicurezza delle infrastrutture, cartina di tornasole della sensibilità e soprattutto della presa di coscienza riguardo a problematiche che non possono essere sottovalutate perché coinvolgono, troppo spesso mettendola a repentaglio, la vita. Di noi, dei nostri figli.


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