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Franchellucci-Marcotulli,
storia di due protagonisti opposti

PORTO SANT'ELPIDIO - Due campagne elettorali agli antipodi. Diversi in tutto, il sindaco confermato e quello sconfitto; errori e punti di forza di entrambi, nella sfida decisa sul filo di qualche centinaio di voti
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di Pierpaolo Pierleoni

Due protagonisti, due storie all’opposto, per metodi, stile, percorsi. La campagna elettorale che va in archivio consegna una sfida, mai così serrata, tra Nazareno Franchellucci e Giorgio Marcotulli.

Il primo aveva un grande vantaggio: una struttura consolidata, capillare, ed un consenso radicato, soprattutto in alcuni quartieri. Ma limitare il suo risultato a questo sarebbe ingeneroso. Cinque anni fa, verosimilmente, chiunque il Pd avesse indicato come candidato avrebbe vinto al suo posto. Ieri no. Il primo cittadino ci ha messo molto del suo per rovesciare una frana di consensi per il Partito democratico ed il centrosinistra che dopo il 4 marzo è proseguita quasi ovunque, anche alle amministrative. Ha preso oltre 5.800 voti, esattamente come quelli conquistati 5 anni fa. Ma al di là dell’aritmetica, le differenze sono sensibili. Ha mantenuto il dominio storico nelle roccaforti a sud, a San Filippo e alla Corva, ha ceduto un po’ a Marina Picena, ha retto molto nelle sezioni del centro, solitamente più vicine al centrodestra, dove evidentemente l’effetto piazza Garibaldi ha inciso. Non sembrava, appena un paio di mesi fa, che Franchellucci potesse avere ancora un consenso così ampio nel territorio cittadino, ma evidentemente la rabbia è più rumorosa dell’apprezzamento.

Il “tutti contro uno” con cui si è giocata la campagna elettorale, e magari alcuni toni esasperati, ai quali si è sempre guardato bene dal rispondere, potrebbero aver finito per far serrare le file al centrosinistra e fargli guadagnare simpatie. Simpatia, appunto. Franchellucci ha saputo smussare l’immagine altezzosa che, a torto o a ragione, gli era stata cucita addosso. Mai come nell’ultimo mese di campagna elettorale, nelle dichiarazioni o negli appelli al voto, ha ripetuto come ormai la città lo abbia imparato a conoscere anche nei suoi difetti e negli errori commessi. Anche nelle prime dichiarazioni a caldo, ha parlato di “vittoria dell’umiltà”. Un low profile che probabilmente ha pagato. E’ stata anche, quella del centrosinistra, una campagna elettorale vecchia maniera, puntata sul porta a porta tra i cittadini e sul materiale cartaceo, un libretto con le cose fatte e da fare, recapitato famiglia per famiglia.

Dall’altra parte, Giorgio Marcotulli si è battuto da leone e, malgrado l’amarezza nel veder sfumare un’occasione più unica che rara, esce a testaaltissima. Aveva il vantaggio di un vento favorevole al centrodestra e di un simbolo, quello della Lega, che in questo momento è l’unico a tirare davvero in Italia. Ma doveva anche scontare due handicap. Il primo, la mancanza di una struttura scientifica alle spalle come quella di Franchellucci. Ha potuto contare su alcune persone che hanno dato l’anima insieme a lui, ma per il resto ha dovuto cantare e portare la croce, dall’inizio alla fine della campagna elettorale, di notte e di giorno. Il secondo handicap è stato l’ormai cronico temporeggiare del centrodestra, che da sempre si riduce a Porto Sant’Elpidio agli ultimi mesi per la scelta del leader della coalizione. La sua candidatura è arrivata dopo che per settimane i partiti si erano presentati col cappello in mano da Alessandro Felicioni, chiedendogli di accettarli a qualunque condizione. Inevitabile, quindi, che sia stato visto inizialmente come una seconda scelta.

Ci ha dovuto mettere cuore e competenze per ribaltare quella percezione e ci è riuscito. Al secondo turno ha fatto l’unica scelta possibile per giocarsi la partita fino in fondo, cercare un’alleanza piena con il Laboratorio civico ed appellarsi all’occasione storica del cambiamento. L’accordo con Felicioni ha di certo mobilitato e motivato i civici, ma avrebbe potuto produrre ferite profonde nel centrodestra, specie dentro Fratelli d’Italia. Non è un mistero che nella trattativa per l’accordo sia emerso lo scarso gradimento, per non definirlo un veto, sulla volontà di Marcotulli di inserire in giunta Andrea Putzu. Uno stop che di fatto avrebbe anche sbarrato le porte del Consiglio comunale ad Andrea Balestrieri in caso di vittoria.

Proprio Putzu e Balestrieri avrebbero potuto tirare i remi in barca, invece hanno corso come dannati fino all’ultimo secondo, un impegno encomiabile. Quanto al passaggio dei big del centrodestra, nella migliore delle ipotesi non ha giovato, in un momento cruciale in cui serviva raccogliere consensi in un elettorato di altra sponda politica, che fosse 5 stelle o di quella fetta di civismo orientato a sinistra. La presenza di Giorgia Meloni poteva anche essere comprensibile, trattandosi della leader nazionale del partito di appartenenza del candidato sindaco. L’arrivo di Alessandra Mussolini invece, ha prodotto sorrisi a 32 denti nelle file del centrosinistra e lo stesso Marcotulli, anche se non lo ammetterà mai, ne avrebbe fatto volentieri a meno. Scelte sanguinose che, in una sfida decisa per pochi centinaia di voti, possono aver pesato.


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