Meno visitatori, meno ordini, problema Russia: negativo il bilancio Micam

FERMO - Tracciato il bilancio dell'edizione 2018 per un Micam che cambia e che non soddisfa le esigenze degli espositori. Visitatori e ordinativi in calo, costi invariati

di Alessandro Giacopetti

Negativo senza mezzi termini il bilancio relativo alla fiera delle calzature Micam svolta pochi giorni fa a Milano. La relativa conferenza odierna nella sede Cna provinciale Fermo è stata aperta da Gianluca Mecozzi, portavoce regionale e territoriale CNA Federmoda settore calzature: “Il Micam si rivela una fiera sempre più difficile. Relativamente alle presenze, domenica e lunedì la quantità di visitatori ai padiglioni era soddisfacente; martedì molto meno, mercoledì non c’era praticamente nessuno. Sebbene le cifre ufficiali diano un aumento di acquirenti da Hong Kong e Cina, personalmente so che alcuni clienti non sono venuti per via della cancellazione dei voli a causa di un uragano. Dobbiamo anche – ha detto Mecozzi – capire la qualità dei clienti. Da questo punto di vista gli ordinativi sono in caduta libera. I meno scontenti sono gli imprenditori che hanno pareggiato le cifre dell’anno scorso. Il Micam è divenuta una fiera per trovare contatti da coltivare durante l’anno. Certo è che ci sono microaziende cui bastano uno o due clienti in più per migliorare il risultato. Per l’artigiano avere un cliente in più è importante ma per il serve una crescita costante e non sporadica”.

Graziano di Battista, presidente della Camera di Commercio di Fermo ha sintetizzato: “il Micam è divenuta una vetrina per il mondo e non più un momento nel quale prendere ordini con i quali lavorare tutto l’anno. Certo è che le aziende più strutturate con un lavoro sul campionario sono riuscite a pareggiare le cifre dello scorso anno.

Altro problema è che i buyers restano uno o due giorni e non più quattro o cinque come prima. Per chi commercia in Russia le sanzioni restano un ostacolo che influisce in modo negativo. Se da un lato erano presenti clienti da Usa, Giappone e Sud Corea – ha detto Di Battista – per aggredire questi mercati serve una sinergia e collaborazione da parte di tutti i soggetti interessati, anche istituzionali che lavorino assieme agli imprenditori”.

Luciana Isidori a nome del consorzio Expool conferma le “sensazioni negative come nelle passate edizioni, sia come visitatori che come imprese partecipanti, anche se i numeri ufficiali parlano diversamente. 12 le piccole aziende artigiane del consorzio presenti a Milano, principalmente con campionari per donna. 8 o 9 di queste sono andate abbastanza bene, anche se la maggior problematica resta quella del prezzo.

Altro problema – evidenzia Luciana Isidori – sono le collezioni presentate. Mentre prima si curava la novità ora si punta a rispolverare quelle del passato e ciò viene notato dai clienti. Per questo serve proseguire nel supporto economico per il bando campionari. Ora – ha concluso la rappresentante di Expool – per noi la fiera continua sui social network, pubblicizzando gli articoli e sperando nel riscontro del pubblico”.

Duro il giudizio di Alessandro Cernetti del Consorzio Elpidiense Export: “è finito il tempo di dire che le cose vanno bene e che comunque andiamo avanti. Se prima si scherzava, ora sono seri gli imprenditori che dicono che questa è l’ultima edizione e che è ora di smettere. Personalmente – ha dichiarato Cernetti – non vedo un grande futuro per questo settore. Le aziende che lavorano con vari paesi nel mondo sono in pareggio, ma chi punta prettamente a Russia, Ucraina e Kazakistan registra cali. E’ pur vero che le somme si tireranno dopo la fiera Obuv, ma ad oggi questo è il quadro. La crescita delle vendite online – secondo il rappresentante del Consorzio Elpidiense Export – non compensano gli scarsi risultati della fiera Micam e il fatto che l’ordinativo è un terzo del passato”.

Altro punto trattato da Alessandro Cernetti è quello del costo del lavoro: “Oggi registriamo una concorrenza interna da altre regioni d’Italia. Mai visti così tanti espositori da Puglia e Campania, che fanno prodotti che costano meno dei nostri. Sinceramente non so come riescano a fare quei prezzi, mantenendo il Made in Italy. Quando le differenze di prezzo sono ampie – ha concluso Alessandro Cernetti – le cose sono due: o sono più bravi di noi, o non giochiamo con le stesse carte”.

Conclusioni da parte di Paolo Tappatà, in rappresentanza di Confartigianato che ha parlato delle modalità per una defiscalizzazione del costo del lavoro: “le economie con alti costi di manodopera vanno trattate in modo diverso. Poi c’è il problema delle vendite online: i prodotti dell’azienda artigianale possono essere venduti sono nei negozi. Ma questi sono ora sono messi in difficoltà dalle piattaforme di vendite online. Secondo uno studio di Confartigianato nelle Marche si registra un calo delle vendite dell’ 1,2%, che nel Fermano arriva a -3,3%. Quali le soluzioni? Cercare di far vedere e provare al cliente il prodotto. Poi la ricerca continua di nuovi mercati, senza fossilizzarsi su quelli più facili o tradizionali”.


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