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‘Volo’ alla scoperta dell’elisoccorso,
Icaro si racconta tra presente e futuro,
il direttore Germano Rocchi:
“Siamo le special forces della sanità”

ELIAMBULANZE - Parla il direttore dell'elisoccorso delle Marche, l'ufficiale medico, tenente colonnello Germano Rocchi, ribattezzato il 'gladiatore' con numerose missioni in territori di guerra, e addestramento costante negli Usa: "Stiamo valutando anche voli in Pnb, voli strumentali senza l’ausilio della torre di controllo". L'importanza della centralizzazione nel trauma center di Torrette
sabato 22 Settembre 2018 - Ore 09:46
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Il direttore dell’elisoccorso, l’ufficiale medico ten.col. Germano Rocchi

di Giorgio Fedeli

Più o meno tutti li hanno visti sfrecciare in cielo, almeno una volta. E ad ogni occasione ci si chiede che cosa sia successo, dove sono diretti. C’è anche chi da terra, stimando l’altezza di volo o il tempo che trascorre tra andata e ritorno, ipotizza la zona di intervento. E quando ce li si ritrova a poca distanza, praticamente sulla verticale, scattano foto e filmati. Perché loro sono gli equipaggi dell’elisoccorso delle Marche, sono il personale di Icaro 1 e Icaro 2, i due elicotteri che ogni giorno salvano vite.

CHI E’ IL DIRETTORE GERMANO ROCCHI

E il direttore dell’elisoccorso, Germano Rocchi ne svela i segreti e le novità. Medico, anestesista, una vita in volo, trent’anni di servizio. Partito dalla cardiochirurgia di Torrette. Ma anche ufficiale medico (col grado di tenente colonnello) con all’attivo missioni su missioni, dall’Afghanistan all’Iraq, (primo rianimatore dell’Esercito italiano a Nassirya) dalla Bosnia al Kosovo. Rocchi dal 2007 è responsabile elisoccorso Marche e dal 2011 ne è il direttore. E’ anche membro della ‘Special Operations Medical Association’ e della ‘Amfa’ che raccoglie i direttori dell’elisoccorso negli Usa.

LA STORIA
Elisoccorso, si diceva, per una storia lunga 30 anni. Tutto è nato da un viaggio negli Stati Uniti quando Giuseppe Romagnuolo, storico presidente della Croce Gialla di Ancona, era rimasto affascinato dalla rapidità con cui l’ospedale di Baltimora accoglieva i suoi feriti. Aveva capito che il soccorso in eliambulanza sarebbe stato il futuro dell’emergenza. Al suo ritorno in Italia, tutto era pronto: l’elicottero messo a disposizione dall’industriale e onorevole Francesco Merloni aspettava solo l’equipe medica per decollare. E il 23 agosto del 1987 decollò per la prima volta nei cieli marchigiani. Da allora, sono stati eseguiti centinaia di migliaia di interventi. Innumerevoli le vite salvate e le situazioni estreme affrontate. E Germano Rocchi, tra i pochissimi a battersi fin da subito per avere l’elisoccorso nelle Marche, guida il servizio da ben 11 anni.

I SERVIZI


Al momento abbiamo due basi, una ad Ancona e una di Fabriano. L’elicottero di Fabriano interviene anche sul territorio umbro. E con questo secondo effettuiamo anche missioni Sar (ossia recuperi in montagna con un tecnico del Soccorso Alpino che al bisogno si unisce all’equipaggio per interventi in ‘territori ostili’). Entrambi sono dotati di verricello. Con quello di Ancona ci siamo inventati alcuni anni fa qualcosa di splendido, e a costo zero: l’Hho, ossia la calata, col verricello, del medico e dell’infermiere sulla spiaggia. Arriviamo in traslazione dal mare, senza quindi creare alcun problema agli operatori balneari che altrimenti sarebbero costretti a chiudere gli ombrelloni. Non dimentichiamoci che abbiamo oltre 200 chilometri di spiagge. E soprattutto in patologie come la sindrome da annegamento la rapidità e la rianimazione sono essenziali.

Ciò è possibile perché tra le due basi abbiamo in comune anche il personale. Quindi l’addestramento necessario è condiviso, a partire da quello da quello per le Sar (missioni per cui è stata richiesta autorizzazione anche per la base di Ancona) e per l’Hho. Un grande vantaggio e un risparmio economico. Altre regioni hanno provato a copiarci ma non avendo il personale addestrato, i costi schizzavano alle stelle. Insomma, peculiarità tutta nostra, con due basi e il personale all’unisono abbiamo grandi vantaggi e risparmi.

Il direttore Rocchi in volo

 

PRESENTE E FUTURO DI ICARO

Attualmente abbiamo circa 14 medici e 18 infermieri (i piloti appartengono alla compagnia che appalta il servizio). Siamo operativi F-Meridi, ossia dall’alba al tramonto. Abbiamo comunque dei limiti massimi di 12 ore per i piloti. Con giornate molto lunghe iniziamo alle 7 e terminiamo alle 20, ma accettiamo anche chiamate all’ultimo minuto. Dal presente al futuro: il nuovo capitolato prevede anche il volo notturno, già per il 2019, con i visori notturni Nvg. Senza di questi, stando a esperienze passate in altre regioni, il rapporto di interventi effettuabili, tra notte e giorno, era limitato a 1 a 5. Con i visori siamo pari, insomma possiamo volare sempre, tranne ovviamente in condizioni meteo rischiose. Verranno molto probabilmente implementate anche le piazzole di atterraggio da usare di notte, dove ci incontreremo con le ambulanze e prenderemo in carico i pazienti. La regione sta facendo sforzi enormi per implementarle ed adeguarle. Ma anche sulle condizioni meteo il futuro prossimo promette grandi novità. Stiamo valutando anche tecniche come Pbn, voli strumentali senza l’ausilio della torre di controllo. L’elicottero, con l’auto-pilota e il suo sistema elettronico, può volare da un punto A a un punto B anche con scarsissima visibilità, che rappresenta il limite più grande per gli elicotteri di tutto il mondo. Per il Pbn dovremo attendere ancora un po’, però. Siamo ancora in fase sperimentale. I due elicotteri che abbiamo ora, gli Augusta A109 Grand, ottimi mezzi, molto veloci e maneggevoli, dovranno essere comunque sostituiti con mezzi adeguati, di livello superiore.
Attualmente a bordo abbiamo il pilota, un tecnico-meccanico, il medico-anestesista rianimatore e l’infermiere. In configurazione standard possiamo caricare un paziente. A volte, se si tratta di bambini, possiamo trasportare, da seduto, anche un genitore. Ci sarebbe il kit per due pazienti ma potrebbe funzionare in caso di maxi-emergenza. Per il futuro abbiamo chiesto due barelle. Mi auguro che questa nuova configurazione, con mezzi superiori, diventi realtà.

GLI INTERVENTI 

Ma c’è anche chi si domanda come mai i voli di Icaro siano aumentati notevolmente negli ultimi tempi. Insomma interrogativi non certo sull’importanza del servizio ma di come questo viene utilizzato. Logiche economiche? Ore di volo? Responsabilità sanitarie? Perché i pazienti vengono ‘centralizzati’ a Torrette? Gli ospedali periferici non sono più in grado di dare risposte ai traumi?
I dubbi e le perplessità li fughiamo subito. Innanzitutto ci sono delle direttive ministeriali. Nelle Marche abbiamo il trauma center, con tutte le professionalità pronte h24, che, non dimentichiamocelo, è previsto da norma, per regioni con almeno 2 milioni di abitanti. E noi nemmeno ci arriviamo. Averlo è un grandissimo valore aggiunto. Ed è chiaro che è necessaria la centralizzazione per dare un senso a questo servizio salva-vita. Nell’ambito di una più generale riparametrazione del sistema di emergenze, sono stati ricalibrati anche i criteri situazionali. Partiamo dall’energia cinetica impegnata in un incidente. Un frontale, auto distrutta, il paziente a vista potrebbe anche sembrare in condizioni accettabili. Ma chi è in grado di escludere che possa avere una lesione dell’aorta? Nessuno. Una mamma ancora mi ringrazia, a distanza di due decenni, per averle salvato il figlio che accusava un dolorino: era la lesione proprio di un’aorta. Centralizzato, vita salvata. Mi vengono in mente anche casi di ematoma extradurale che possono formarsi anche nel giro di un paio di ore. Ce la sentiamo di correre questi rischi? Un medico a terra è costretto a correrli? Ma a prescindere dall’assunzione di responsabilità, qui parliamo di poter salvare vite umane. Se non vogliamo lasciare indietro nessuno, se non vogliamo sottovalutare alcunché di potenzialmente grave, dobbiamo provvedere con la centralizzazione. Negli Usa considerano normale che circa il 50% dei pazienti trasportati in un trauma center, over-triage, non abbiano bisogno di trattamento post trasporto. Da noi, almeno stando alle stime ultime utili, solo il 17% nell’over-triage non è stato trattato. Sono percentuali altissime. Insomma parliamoci chiaro, se anche un paziente su due (per restare alle medie Usa che sono comunque notevolmente più basse di quelle ultime disponibili delle Marche) non ha nulla, faccio comunque bene a centralizzarlo perché se ha qualcosa, gli salvo la vita. E negli Usa il servizio oltretutto costa, eccome, a differenza nostra. Ma si affidano a parametri molto precisi, se si deve centralizzare lo si fa, punto. In Kosovo, a Tirana, circa 20 anni fa, ho visto come operava un’infermeria chirurgica dell’Air Force. Fecero 13 Dea di primo livello in un giorno. E’ inutile farle se non hai personale h24. E non ebbi problemi a dire che era più efficiente quell’infermeria che gli ospedali marchigiani tutti insieme. Da lì mi hanno battezzato ‘il gladiatore’ perché ho avuto il coraggio di andare contro corrente. Ora finalmente questo principio è passato anche da noi, perché fortunatamente si segue la logica.

I COSTI E I TEMPI DELL’ELISOCCORSO

Capitolo costi: “Le spese fisse per Icaro, quelle da pagare anche se resta a terra, rappresentano ben il 90% del costo totale. La differenza, quel 10% massimo, è data dal costo del carburante. E in voli da 10/15 minuti, per fare un esempio, parliamo di circa 500 euro. Considerate che in 20/22 minuti raggiungiamo il punto più lontano della regione dalla base. E nel dubbio in criteri situazionali il paziente va comunque centralizzato. Perché lasciarlo in ospedali dove non riescono materialmente a vedere subito potenziali rischi per la vita? Se non si ha una tac immediata è impossibile effettuare uno screening totale, un total-body che scongiuri ogni pericolo. Il trauma center, invece, appartenente al dipartimento d’emergenza, ha specifiche professionalità operative h24, con due team sempre pronti, a prescindere da Icaro. E che lavorando continuamente, accrescono anche l’esperienza. In un ospedale anche una rottura di una milza, per quanto si contattano e arrivano i medici reperibili, passa del tempo che con il trauma center, invece, viene ridotto al minimo. Negli anni ’90 abbiamo effettuato una miriade di interventi per recuperare negli ospedali pazienti le cui condizioni erano peggiorate nelle ultime ore post-trauma. Ragazzini morti sui tavoli delle tac. Questo per me era inaccettabile, non lo sopportavo. E vedevo che negli States questo non succedeva più da decenni.

Si è parlato, qualcuno la vorrebbe, di una base anche nelle Marche-sud: “Non serve. Quella di Fabriano deve lavorare anche con l’Umbria. L’altra per forza di cose è ad Ancona. Non dimentichiamoci che a Falconara c’è l’aeroporto che in casi di emergenza può essere fondamentale per Icaro”.
Per me guidare il servizio elisoccorso è una grandissima soddisfazione. La mia vita professionale mi ha dato molte gioie. Credo nell’importanza di lavorare sul trauma, quel trauma che può colpire chiunque. Se si interviene con rapidità e professionalità si vedono dei risultati enormi. Salvare vite è qualcosa di indescrivibile. Essendo anche ufficiale medico ho potuto apprendere dai militari tecniche di soccorso e elisoccorso estreme. E posso continuare ad aggiornarmi costantemente, soprattutto con le forze speciali e i militari Usa che sono tra i migliori al mondo e con cui ho contatti diretti. Questo ci ha consentito di vedere soluzioni innovative e adottare tecniche e device prima di altri. E ciò fa del nostro elisoccorso un’eccellenza assoluta di cui tutti dobbiamo andare fieri. Siamo un po’ le special forces della sanità, con interventi dalla costa alla montagna, spesso in zone a dir poco impervie. E ne andiamo fieri. Vedere che il servizio inizia a funzionare davvero, ottimizzato, è il coronamento di un sogno. Spero che queste mie parole siano servite per far capire a quante più persone possibili l’importanza sociale dell’elisoccorso, un bene di tutti noi”.

 

 


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