Solgas e Sge, rispunta la fusione
Il comune si affida ad un tecnico
per valutare l’operazione

PORTO SAN GIORGIO - Si torna a parlare di fusione tra la Solgas e la San Giorgio Energie, entrambe partecipate dalla Sgr di Rimini. L'occasione arriva con il conferimento all'ing Giardinieri di un incarico da parte del comune sangiorgese per valutare la fattibilità dell'operazione.

di Sandro Renzi

Solgas e San Giorgio Energie, prove di fusione. Il comune rivierasco ha infatti riassegnato all’ing. Giorgio Giardinieri di Ancona, a distanza di un anno, il compito di valutare l’opportunità e la convenienza economica di una fusione tra le due società. L’obiettivo è quello di fornire ai consiglieri comunali gli strumenti per decidere se l’operazione possa avere un seguito nell’immediato futuro. Di fusione o anche aggregazione si parla a dire il vero già da un paio di anni, visto che le due aziende, partecipate dalla Sgr di Rimini, di fatto hanno le stesse finalità. A favore, ovviamente, si è già pronunciato il partner privato che ha rilevato prima il 49% della Sge e poi la medesima quota della controllata fermana. Nella determina con cui viene assegnato l’incarico al professionista dorico si fa riferimento ad alcuni incontri tra le due amministrazioni comunali e a specifiche “considerazioni” emerse dal tavolo congiunto. “Le due amministrazioni hanno intenzione di mettere in campo strategie comuni su servizi ai cittadini ed attività coinvolgenti le due comunità amministrate ed il primo banco di prova potrebbero essere i servizi di vendita di gas metano ed energia elettrica che operano in mercati fortemente concorrenziali” si ricorda.

GLI OBIETTIVI

“Lo scenario competitivo del settore in cui operano le due società è in evoluzione ed entrambe si troveranno a dover affrontare la concorrenza sempre più forte dei grandi gruppi nazionali ed esteri ed anche quella di realtà minori ma che hanno dimostrato grande interesse nei confronti del nostro territorio”. Insomma sembra quasi che la sopravvivenza stessa delle partecipate dipenda dalla possibilità di competere in termini di servizi e prezzi offerti “attraverso lo sviluppo commerciale, il conseguimento di economie negli acquisti, la riduzione delle spese di gestione e il miglioramento organizzativo in termini di struttura e competenze”. Le amministrazioni di Fermo e Porto San Giorgio intendono ovviamente salvaguardare il valore delle proprie partecipazioni nelle  società anche attraverso l’incremento quantitativo e qualitativo dei servizi erogati e la redditività degli stessi “non perdendo di vista la spinosa problematica del controllo della governance societaria”.

LE CONDIZIONI

Lo studio che dovrà realizzare l’ing. Giardinieri, e sempre che la fusione rappresenti la forma tecnicamente più idonea, non potrà però prescindere da due punti essenziali e fissati dalla stessa amministrazione comunale sangiorgese: riservare al socio pubblico il diritto di poter esercitare la dovuta governance sulla gestione e garantire sia al partner privato sia ai soci pubblici l’esecuzione di un progetto industriale condiviso. 

L’ITER

Lo studio di fattibilità di questa operazione, che non avrebbe precedenti nel fermano, dovrebbe contemplare anche le criticità o le difficoltà tecniche, “soprattutto in relazione al rapporto di concambio tra le diverse proprietà sulla base del diverso numero di utenti, consumi medi individuali, grado di morosità, apporto di assets patrimoniali, al mantenimento nel tempo della maggioranza pubblica nella società risultante dalla fusione, alla governance pubblica” si legge ancora nella determina con cui è stato affidato l’incarico.

L’impressione allora è che, almeno da questa sponda, ovvero quella sangiorgese, si voglia fare presto e chiudere la partita, o quanto meno, fornendo ai consiglieri comunali dati e relazioni per decidere, sapere se continuare a dialogare con Fermo su questo settore o piuttosto archiviare il tutto.

 

 

 

 

 


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