
Fiera San Giorgio
di Sandro Renzi
Crisi? Forse. Turnover? Sicuro. Lo stato di salute del bistrattato commercio sangiorgese, dati alla mano, riserva qualche sorpresa. Se è vero infatti che, guardando a quello che accade in giro, tra saracinesche che si abbassano per sempre e nuove aperture, sembra di avere a che fare con un paziente le cui condizioni sono da tempo stazionarie, è altrettanto vero che, guardando alcuni numeri, determinati settori mostrano una certa vitalità. Il confronto tra il 2016 ed il 2017, ad esempio, fa emergere con evidenza che le strutture ricettive (alberghi, pensioni, b&b) sono passate addirittura da 38 a 52 in un solo anno. Trascinati non tanto dai tradizionali alberghi che, anzi, soffrono gli effetti della crisi, ma proprio dagli “affitta camere”, che un po’ ovunque sul territorio comunale sono fioriti. Magari sfruttando seconde case inutilizzate ed all’uopo ristrutturate o investendo in maniera mirata nell’accoglienza targata b&b, sottraendo infine un po’ di mercato agli hotel della costa.
Trend in crescita pure pe il settore della ristorazione. I pubblici esercizi (ristoranti, bar, pizzerie) a gennaio del 2014 erano 199. Esattamente tre anni dopo sono arrivati a 215. E’ altra frontiera del commercio rivierasco, quello basato sul cibo. Hanno aperto ristorantini, wine bar, pizzerie al taglio. Alcune hanno nel frattempo chiuso i battenti ma tutto sommato il saldo resta positivo e sotto agli occhi di tutti. L’altro settore che ha fatto registrare il segno più è quello della bellezza (acconciatori ed estetisti). Anche in questo caso l’arco temporale di riferimento è l’ultimo triennio. Le attività sono passate da 81 a 85. Sostanzialmente stabili gli altri comparti. La città ospita pertanto 10 agenzie di viaggio, 8 lavanderie, 5 attività di panificazione, 60 stabilimenti balneari e 12 rivendite di carburante. Dati che si fermano a dicembre 2017. Questa stabilità coincide in realtà con un turnover assai frequente soprattutto nel settore dell’abbigliamento dove a fronte di cessazioni più o meno inattese, si sono registrate nuove aperture. Spesso temporary outlet. Complessivamente sono 627 le attività di commercio in sede fissa. Quindici in più rispetto al 2014.
Alzando lo sguardo sul tessuto imprenditoriale della città, appare fin troppo evidente che il commercio all’ingrosso ed al dettaglio la faccia da padrone con 542 imprese attive su 597 registrate ma un saldo negativo pesante: a fronte di 16 iscrizioni nel 2017 si sono registrate 33 cessazioni d’ufficio (fonte Infocamere). Seguono per numero le imprese nel settore della costruzione (190) e le attività che curano i servizi di alloggio e ristorazione (180). Entrambi però contraddistinti da un saldo negativo rispettivamente di 8 e 10 unità. Vanno meglio le cose per le imprese manifatturiere (131) che chiudono il 2017 con un saldo positivo di 2 unità ed i servizi di informazione e comunicazione (40) che hanno avuto una sola cessazione.
Anche sul fronte dell’occupazione i dati sono confortanti, ben lontani ancora da quelli del 2012 quando gli addetti erano 4.633 in 1.765 imprese attive. Il 2017 si chiude con 4.146 addetti in 1.644 imprese, oltre 300 in più rispetto all’anno precedente. L’impressione insomma è che la percezione di quello che accade in città nel commercio finisca per essere smentito dalla matematica, dai numeri e dai dati. Basti pensare che nel 2017 a fronte di 95 imprese che si sono iscritte ne sono cessate 97 sun un totale di 1.644. Il turnover spadroneggia.
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