Sisma, due anni dopo tornano gli stranieri
“Il Grande Anello dei Sibillini
ha enormi potenzialità”

AMANDOLA - Le riflessioni di Edgardo Giacomozzi, che da anni gestisce il Rifugio Garulla per conto del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ed il Rifugio Città di Amandola, di proprietà del Comune

di Andrea Braconi

Belgi, francesi e tedeschi: sui Sibillini sono tornati gli stranieri. “Siamo lontani dai numeri record dell’estate 2016, prima del terremoto, ma finalmente vediamo un bel movimento” è il commento di Edgardo Giacomozzi, che da anni gestisce il Rifugio Garulla per conto del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ed il Rifugio Città di Amandola, di proprietà dell’Amministrazione comunale.

“In quella terribile estate – ricorda – avevo pieno fino al 20 settembre, ma dopo il 24 agosto c’è stato il deserto. Alle 4.30 del mattino i turisti hanno fatto le valigie. Oggi ancora mancano i romani, che qui hanno la seconda casa, ma soprattutto gli inglesi, che hanno chiuso le loro abitazioni e se ne sono tornati in Inghilterra. Parliamo di un centinaio di persone che giravano per Amandola, che affittavano le case ad altri inglesi e che facevano spese molto consistenti. Questo giro, che andava da maggio a ottobre, nella nostra zona non c’è più”.

Ma, come detto, il movimento comincia a vedersi nuovamente. “Gli stranieri non dormono ancora qui, magari si fermano verso valle, però salgono e restano a mangiare.”

Il clima di quest’ultima estate non è stato dei migliori (“Da maggio a luglio è piovuto parecchio, specie nella seconda metà di agosto”), ma insieme agli stranieri si sono rivisti diversi italiani. “Ho lavorato abbastanza a luglio e agosto. Ad inizio settembre hanno finalmente riaperto la strada di Montegallo, una strada importante anche se non sembra: noi però, da questo versante, lavoriamo molto con Castelluccio. Anche a Castelsantangelo sul Nera hanno riaperto ma solo il fine settimana. Per chi abita lì spero si riapra presto definitivamente, per far ripartire l’economia locale anche durante il periodo invernale con la neve. Perché, anche se qualcuno sembra dimenticarlo, viviamo proprio di questo”.

Altra criticità sospesa da quel terribile finale di 2016 è la situazione del Grande Anello dei Sibillini. “Gli stranieri hanno ancora grandi difficoltà a farlo e dobbiamo perciò migliorare nella comunicazione. Per quello che ci riguarda, abbiamo creato un alternativa: il Rifugio Rubbiano è chiuso dal terremoto, ma c’è una fattoria che fa da b&b; a Montegallo è chiuso ma anche lì c’è un b&b. Insomma, abbiamo creato una rete per far vivere comunque il Grande Anello, grazie a strutture vicine. E dove ci sono distanze più importanti andiamo a prendere noi i turisti con l’auto, per agevolare la fruizione di quel percorso per noi assolutamente fondamentale. Si può fare ugualmente, quindi, ma va comunicato bene all’esterno, dicendo ai turisti invece di andare al Rifugio Rubbiano venite qui, invece di andare a Colle di Cese andate a Villa Tardioli a Castelluccio, e via dicendo. Se lo scorso anno il Grande Anello lo hanno fatto in 10, quest’anno sono stati 30. Ma il potenziale è enorme”.

C’è chi, magari informandosi poco, ha ancora il timore di affrontare determinati sentieri. “La montagna ha sempre rischi oggettivi, il pericolo c’è sempre stato e sempre ci sarà. Ma è sufficiente prendere le opportune precauzioni. I sentieri sono puliti, l’invito che facciamo è quello di informarsi o chiedere direttamente a noi prima di avventurarsi”.

E per una destagionalizzazione tanto decantata ma poco praticata, aiutano – e molto – le manifestazioni autunnali, dedicate a castagne, tartufi e prodotti della montagna. “Nei prossimi week end, infatti, ho un gruppo di 30 persone, che resteranno qui 4 giorni. Li faremo andare nella fattoria Di Mulo per assaggiare i formaggi, oltre a fargli fare la ricerca del tartufo con i cani. È importante far visitare loro il territorio a 360 gradi, per vivere una vera vacanza esperienziale”.

Dopo una stagione comunque impegnativa, Giacomozzi si è preso qualche giorno di stop per raggiungere in moto la Provenza, tornando con molte certezze. “Non abbiamo nulla da invidiare ma, nella centinaia di chilometri che ho fatto, ho avuto modo di apprezzare da un lato la cura che i francesi mettono nella tutela dei loro paesini, che assomigliano anche a Comuni come Montefortino, dall’altro la perfezione delle strade, che sono sempre l’elemento più importante per raggiungere e vivere certi spazi”.


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