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Covid e terrorismo, Prefettura in prima linea
“Non abbassiamo la guardia,
sinergia con AV4 e mondo del lavoro”

FERMO - Il prefetto Vincenza Filippi ha fatto il punto in videoconferenza, toccando diversi aspetti legati alla pandemia in corso e dando anche i numeri su controlli e sanzioni. Ampliati gli obiettivi ritenuti sensibili dopo le stragi in Francia e Austria
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di Andrea Braconi

Da un lato l’emergenza Covid, con la recrudescenza del virus che ha spinto il Governo a suddividere l’Italia in tre zone. Dall’altro i recenti attentati terroristici in Francia e Austria, che hanno alzato il livello di guardia anche in territori periferici come il Fermano.

È una Vincenza Filippi determinata a fare chiarezza sull’operato della Prefettura quella che si presenta ai giornalisti, rigorosamente in modalità online. “Siamo impegnati su vari fronti – rimarca il Prefetto -, dalla sicurezza pubblica ai controlli e alle prescrizioni legate alla diffusione del Covid, così come sulle problematiche che scaturiscono da un disagio sociale ed economico, con indubbi riflessi di tensioni di ordine pubblico. Inoltre, occorre prevenire le minacce che derivano da situazioni di terrorismo, come avvenuto in Francia e Austria”.

IL CONTRASTO AL COVID

Quello che stiamo vivendo, aggiunge, è l’inizio di una seconda fase che ci vede protagonisti, sia come sistema Paese che come Regione Marche. E la novità del coprifuoco dalle ore 22 introdotta dal Governo non sembra preoccuparla, così come il rischio che in quella fascia temporale possano acuirsi quei fenomeni legati a furti che, specie negli ultimi giorni, hanno destato forte preoccupazione in diverse zone del territorio. “La nostra costante attenzione non si modifica attraverso un singolo orario o un periodo di tempo, ma cerca di essere sempre massima”.

Con il presidente regionale Acquaroli e con gli altri prefetti è stata condivisa in giornata la notizia dell’inserimento delle Marche in zona gialla. “Questo ci induce a non abbassare la guardia, non è un dato statico ma dinamico che risente di tutta una serie di parametri. La responsabilità deve essere massima, per questo prosegue il nostro confronto costante con Livini e Ciarrocchi. Ma il messaggio che vogliamo far passare alla cittadinanza è quello di essere tutti responsabili”.

Subirà un’intensificazione, quindi, il già costante dialogo costruttivo tra Prefettura e Direzione sanitaria, come evidenzia anche il capo di gabinetto Francesco Martino. “La scorsa settimana abbiamo avuto un comitato con il direttore Livini – ricorda Filippi – che ha parlato con i sindaci dei Comuni maggiori e la prossima settimana lo faremo con altri sindaci, facendo da collante. Ho visto una grande sensibilità ad affrontare il tema legato all’ospedale Murri. È chiaro che si tratta di scelte legate alla politica sanitaria che a noi non competono, ma il DPCM pone il prefetto come colui che deve monitorare misure di contenimento del contagio e questo cerchiamo di farlo attraverso una serie di interlocuzioni che riteniamo fondamentali”.

Permanere in zona gialla, quindi, è un obiettivo imprescindibile, che consentirebbe di non chiudere completamente le attività commerciali. “Dovremmo procedere a controlli più restrittivi dall’essere nel livello successivo e quindi speriamo che ciò non avvenga. È ancora più importante che comportamenti individuali e collettivi siano responsabili, abbiamo un dovere morale, prima che come istituzioni che come cittadini. Dobbiamo fare in modo che la curva scenda”.

CONTROLLI E SANZIONI

Dal 10 marzo al 4 novembre, secondo i dati presentati dal prefetto, l’attività è stata molto intensa. Circa 115.000 le persone controllate, delle quali 940 sanzionate o denunciate per il non rispetto della normativa o violazioni collegate. Le attività e gli esercizi controllati sono stati quasi 29.000 (dalla manifattura alla ristorazione, passando anche per i servizi alla persona), mentre i titolari sanzionati sono risultati essere 72, con 32 chiusure provvisorie e 1 definitiva.

LA TASK FORCE

Sotto l’egida del Comando provinciale dei Carabinieri di Fermo è stata formata una task force che vede protagonisti anche Area Vasta 4 e Vigili del Fuoco. “Nasce per effettuare verifiche in esercizi e luoghi di lavoro, per riscontrare il rispetto di normative e misure. Non viene fatto in un’ottica puramente repressiva, anche perché ci rendiamo conto del difficile momento economico”.

Ma la Prefettura ha voluto confrontarsi costantemente anche con associazioni datoriali e sindacali. “Durante la prima fase gli stessi sindacati ci davano indicazioni rispetto ad alcuni luoghi di lavoro che non erano in regola e dove veniva messa a repentaglio la salute dei lavoratori”.

Inoltre, lo stesso prefetto ha segnalato al Ministero dell’Interno le recenti richieste di Confindustria, CNA e Confartigianato per l’inserimento dell’Area di Crisi Complessa all’interno di un percorso di eventuale decontribuzione del 30%, disposta per le regioni meridionali. “Le Marche non ne fanno parte, ma hanno chiesto di essere inseriti e noi ci siamo fatti tramite di questa istanza. Non sappiamo l’esito, ma l’importante è continuare a colloquiare per capire come aiutare il territorio”.

COVID E CRIMINALITÀ

Piuttosto che ragionare sulla paura, evidenzia il prefetto, in questi mesi si è scelto di instaurare un clima costruttivo, soprattutto per quanto concerne il contrasto alla criminalità. “I controlli continua ad essere fatti e abbiamo invitato anche gli stessi sindaci a fare un’opera di sensibilizzazione, mettendo in concorso le polizie municipali per un controllo a 360 gradi. Gli episodi di microcriminalità non sono collegati al permanere del lockdown, ma derivano da una mancanza di senso civico, in questo momento storico assolutamente deprecabile e dannosa”.

“È chiaro – prosegue – che la commistione di reati (usura compresa, ndr) rientra nel normale procedimento dei vari tessuti sociali, non solo italiani. Così come è chiaro che questo territorio ha in alcuni casi spinte particolari da attenzionare. Ed è ancora più da monitorare nel momento in cui la crisi economica pone parecchie categorie meno tutelate e meno protette in condizioni più fragili”.

IL PERICOLO TERRORISMO

“Pur essendo un territorio non contrassegnato da realtà specifiche legate a terrorismo, pur essendoci una convivenza pacifica, noi non abbassiamo il tenore di guardia”. Da qui l’ampliamento, in sinergia con le forza di polizia, dei cosiddetti obiettivi sensibili attraverso pattuglie di sorveglianza, a partire dai luoghi di culto. “Abbiamo un elenco composito e articolato da sempre, che adesso abbiamo integrato con altri 2-3 luoghi. C’è poi un’attività investigativa normalmente svolta dalle nostre forze di polizia, con la nostra intelligence sempre attenta e con una preparazione riconosciuta anche a livello internazionale”.


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