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Una frontiera chiamata Pronto Soccorso:
sotto l’albero di Natale il libro
del direttore Ciucani

FERMO - Presentato negli uffici della Direzione dell'Area Vasta 4 il libro del direttore del Pronto Soccorso, uscito per Zefiro Edizioni e i cui proventi verranno devoluti alla locale Protezione Civile
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di Andrea Braconi

“Grazie di questo tempo che mi dedicate”. È l’emozione il sentimento che, più di altri, segna la voce di Antonio Ciucani, direttore del Pronto Soccorso dell’Ospedale “Murri”. “Al sindaco Paolo Calcinaro devo dire grazie perché è stato uno dei primi a cui ho lanciato l’idea di un libro, che ha accolto con un entusiasmo che non mi aspettavo”. Un entusiasmo che lo ha aiutato a trovare il tempo per fermare i suoi pensieri in “Medici al fronte”, targato Zefiro Edizioni, già in ristampa e cui i proventi verranno devoluti alla Protezione Civile di Fermo.

“Al direttore Licio Livini grazie, perché di fatto ha aperto l’accesso alla popolazione ad un patrimonio di dati”. E poi l’editore, Carlo Pagliacci, “che ha preso coscienza di questo progetto quando le mie energie erano arrivate allo stremo e, quindi, si è fatto carico delle ultime cose importanti prima della stampa”.

Quello di Ciucani è “un sentire vero”, un’esigenza nata in maniera spontanea. “Le cose in Pronto Soccorso cambiavano nel giro di poche ore – ricorda –, mi trovavo testimone diretto con responsabilità enormi e tutto questo mi sembrava fosse troppo importante per non essere evidenziato e che, invece, rimanesse in qualche cassetto delle nostre case”.

Momenti, precisa, che non possono essere dimenticati. “La mia è una modestissima testimonianza della nostra realtà del Pronto Soccorso di Fermo, che nel giro di pochi giorni ha visto ribaltare completamente il proprio metodo di lavoro. Lì ho capito quanto uno staff di persone giovani fosse stato di aiutato in quel periodo: infermieri, medici e oss che hanno mostrato un’elasticità incredibile, calandosi in questa nuova dimensione e permettendoci di superare molte difficoltà”.

Da medico esperto e responsabile Ciucani, nel presentare la sua pubblicazione, non può evitare di raccomandarsi alla popolazione. “Non diamo per scampato il pericolo quando il pericolo è dietro l’angolo, affrontiamo queste festività con il massimo senso civico e con grande responsabilità. Il Pronto Soccorso è uno degli indicatori che maggiormente esprime il trend di questa pandemia, il primo segnale lo raccogliamo noi e contrariamente alla prima ondata questa sembra più tosta da respingere, forse anche in conseguenza di un lockdown più soft”.

Impossibile dimenticare un’altra grande ondata, quella della solidarietà. Anche se a distanza di pochi mesi tutto sembra essersi rovesciato. “In quel primo periodo è stata commovente, abbiamo avuto un affetto dalla popolazione di qualsiasi livello. Ma un indicatore importante è anche quello dei reclami: nel periodo marzo-aprile non abbiamo avuto alcun reclamo, poi un mese di pausa e tra giugno e luglio ci sono stati 7-8 reclami. Eppure il personale era lo stesso, i problemi erano gli stessi o poco meno. È cambiata la percezione della gente, non più disponibile ad accettare alcuni aspetti fisiologici del momento che viviamo”.

“L’idea era di dare vita ad un libro che raccontasse l’esperienza drammatica del lockdown da parte di chi lo aveva vissuto in prima linea – commenta Pagliacci -. Ciucani ha iniziato con i dati perché il vero motore di questo racconto sono proprio i numeri. Il Pronto Soccorso è la prima vera frontiera e il titolo è assolutamente attuale perché racconta di una guerra non ancora conclusa”.

Un lavoro, quello dell’autore e della casa editrice, lodato dal direttore Livini. “Qui vengono riportate esperienze concrete, una realtà fatta di donne e uomini, lavoratrici e lavoratori con la L maiuscola. Chi lavora in certi settori sanitari deve essere convinto di stare al fronte, cosciente di fare un lavoro speciale, un lavoro che non è fatto solo di orario e stipendio ma un impegno di empatia, passione, che ti porta a condividere paure, tristezze, lutti ma anche soddisfazioni, ad esempio quando guarisce un paziente. Sono sentimenti che si contrastano e perciò chi lavora su questo fronte deve essere una persona speciale. Tutti i lavori sono nobili, ma chi lavora in sanità è diverso. E questo viene fuori anche dai racconti che Antonio ha saputo captare in questo libro, testimonianze dirette di chi si trova a lottare per salvare vite e per salvare anche la propria”.

Un grazie, aggiunge Livini, perché in questo modo Ciucani ha fatto anche riflettere la Direzione, cioè “chi sta qui in via Zeppilli e non in prima linea”.

Nel libro c’è anche un contributo del sindaco Calcinaro, che si dichiara “doppiamente grato, come sindaco ma anche come persona che ci è passata”. “Questa è la straordinarietà della normalità: è paradossale che ce ne accorgiamo in un’epoca come questa, non dovrebbe essere così. Ma questo è un Paese un po’ schizofrenico, cannibalizza tutto con velocità. Ma il lavoro di Ciucani, invece, è un punto fermo che fotografa una situazione e uno stato d’animo”.


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