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Ospedale Murri in pre allarme,
si lavora per più posti letto
Vaccini tra luci e ombre
Sassatelli, Livini: “Serve l’atto del Comune”

FERMO - Dopo la decisione della Regione riunita l'unità di crisi dell'Area Vasta 4 che ha confermato il mantenimento della cosiddetta Fase 2 ma, come precisato dal direttore Livini, con una possibile apertura alla Fase 3
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di Andrea Braconi

Riflettori puntati sul Murri. A seguito della decisione in via precauzionale della Regione di circoscrivere il Fermano in zona rossa, i vertici dell’Area Vasta 4 hanno riunito l’unità di crisi confermando il mantenimento della cosiddetta Fase 2 ma, come precisa il direttore Licio Livini, con una possibile apertura alla Fase 3.

“Registriamo tanti positivi sul territorio, che sono al limite rispetto al parametro nazionale che fa riferimento a 250 positivi su 100.000 per far scattare la zona rossa. Ma abbiamo anche tanti arrivi di pazienti Covid in Pronto Soccorso: questo perché ci è stato chiesto di aiutare le altre Aree Vaste, come accaduto nei mesi scorsi a noi. Facciamo parte di un sistema, al di là di qualcuno che ne fa una questione polemica e strumentale. Tutto questo, però, significa avere più gente in ospedale”.

L’AGGIORNAMENTO

Al momento al Murri ci sono 7 pazienti in Rianimazione, 31 a Malattie infettive e semi intensiva, 22 in Area medica, 5 attese in Pronto Soccorso, per un totale di 65 ricoverati Covid. “Quattordici di questi negli ultimi 4 giorni sono arrivati da altre Aree Vaste” conferma Livini.

LE AZIONI

Il direttore elenca le scelte della direzione sanitaria, come l’aumento dei posti di Terapia intensiva e Rianimazione da 7 a 14. “Sono 12 ordinari e altri 2 posti in caso di grande necessità e come letti di Terapia semi intensiva. Inoltre vengono ridotte le sedute operatorie, garantite solo urgenze e classi di priorità A, compatibilmente con gli impegni dei nostri anestesisti che devono garantire la guardia attiva e la continuità assistenziale. Abbiamo riservato anche 2 letti puliti nel blocco operatorio per necessità nel post operatorio”.

Sospese le attività di libera professione, le ambulatoriali di tipo B e P, mentre restano garantite le urgenze e le differibili a 10 giorni, ad eccezione della radiodiagnostica. “Sono stati ridotti i posti letto del quinto piano del Murri, dove si trovano Chirurgia e Urologia. Avremo 16 letti più altri 2 riservati all’area grigia del Dipartimento Chirurgico e a pazienti per il monitoraggio emodinamico dopo interventi complessi. Al sesto piano, dove ci sono Ortopedia, Otorinolaringoiatria e Oculistica lavoriamo con 16 posti letto e 2 area grigia. Quindi, in totale ci sono 36 posti. I pazienti grigi di area medica li posizioniamo all’interno di Malattie Infettive in uno spazio predisposto ed isolati, in attesa del tampone”.

Un piano che nelle intenzioni di Livini dovrebbe avere una durata di 20 giorni. “È il tempo massimo che ci diamo per tornare come prima, ma molto dipende dall’evoluzione fuori dall’ospedale”.

LE OPZIONI

Una fase, quella che sta per iniziare, necessaria per creare altri posti letto soprattutto in area Rianimazione. “Se andremo in difficoltà e dovessimo aver bisogno di altri letti, pensiamo ad un eventuale spazio sempre al quinto piano, in quello che era il reparto dell’Urologia”..

Ma aumentare posti letto, precisa Livini, significa personale, con le forze lavoro che rimangono le stesse in un rapporto con il paziente che necessita di 2 medici e 4 infermieri per turno. “Per la rianimazione pulita ci lasciamo 2 posti all’ultimo piano per eventuali necessità di interventi chirurgici in emergenza. Consideriamo che nel frattempo abbiamo avuto una grossa spinta di ricoveri in area medica di pazienti no Covid, con possibilità di attivare ulteriori 16 posti per Medicina in un’area che pensavamo di dismettere”.

Fabrizio Santillo, della Direzione Medico Ospedaliera, rimarca come si siano sacrificati diversi posti puliti per dare assistenza a pazienti Covid. “Questi 16 andrebbero ricavati all’interno di uno spazio che doveva essere interessato da lavori di adeguamento strutturale. Con i 14 di Amandola arriviamo a 30, ma nel frattempo oltre ad una crescita a livello regionale di pazienti Covid abbiamo anche una crescita di pazienti con altre patologie e con necessità di ricoveri”.

E, quindi, se precedentemente era stato deciso di creare una Medicina Covid 2, stavolta i posti aumentati riguarderanno la Rianimazione, proprio per dare aiuto alle aziende sanitarie delle Marche.

IL PRONTO SOCCORSO

“Soffriamo come tutti i Pronto Soccorso perché le risorse sono al limite e occorre lavorare su percorsi separati. Siamo rimasti scottati con il focolaio di gennaio e vorremmo non scottarci più”. L’area Covid, sottolinea Santillo, viene gestita da una cooperativa esterna. “Noi riusciamo a garantire i 3 al mattino, i 3 al pomeriggio e i 2 del turno serale. Il supporto della cooperativa ci permette di completare l’assistenza H24”.

Ma finché persisterà uno stato di difficoltà in termini di spazi, la possibilità di movimento resterà scarsa. “Entro il mese prossimo – aggiunge Livini – 4 letti in più di Rianimazione completando i lavori dovremmo averli, ma sul resto ci dobbiamo fermare, come allo stesso Pronto Soccorso dove per installare la Tac dedicata occuperemo spazi che invece ci servono. Ci sono anche lavori vista per la Cardiologia, con la prospettiva del laboratorio di emodinamica, ma la situazione adesso è complicata”.

IL PERSONALE

Spostando l’attenzione su alcune fibrillazioni interne dei dipendenti, sempre più stremati dall’emergenza, Livini spiega come per le terapie intensive occorra personale formato. “Non si può mandare l’ultimo arrivato, occorre sapersi muovere. In questi mesi abbiamo formato persone, ma c’è un limite. Stiamo prendendo infermieri dalla graduatoria del concorso, anche se non sono numeri importanti. Ma è pur vero che abbiamo aperti tanti fronti: i punti di vaccinazione di Montegranaro, Petritoli, Porto San Giorgio, Amandola e poi arriverà Fermo; il punto vaccinazione sia in Ospedale che al Dipartimento di Prevenzione; il DDT in via Leti dove facciamo test molecolari; il punto interno per fare test antigenici al personale ogni 2 settimane; l’ambulatorio vaccinale per pazienti con patologie allergiche importanti e che necessitano di un ambiente protetto con la presenza di un rianimatore”.

I MEDICI DI BASE

Siglato l’accordo in Regione, i medici di base dovrebbero partire con le vaccinazioni entro fine marzo. “Credo inizino con persone che non riescono a muoversi e che si sono già prenotate. Consideriamo che la fascia di ultra 80enni da noi è di 15.600 persone e al momento se ne sono prenotate 9.200. A domicilio, dai nostri calcoli, dovrebbero esserne sui 3.000”.

IL CASO SASSATELLI

E fuori dal Murri? Per Livini l’azienda sceglie di mantenere quanto fatto. “La RSR di Porto San Giorgio non ha riaperto; a Montegranaro la Rsa è stata riconvertita in residenza protetta per pazienti negativizzati; a Sant’Elpidio a Mare le cure intermedie sono state riconvertite in Rsa Covid positivi, dove abbiamo messo gli ospiti del Sassatelli”.

Proprio il Sassatelli resta un nodo che il direttore intende sciogliere con celerità. E le sue parole in merito hanno un peso specifico importante. “Siamo in attesa che chi deve fare l’atto per riportare gli ospiti lo faccia” è il commento, con esplicito riferimento al Comune di Fermo.

“Su quella struttura abbiamo vissuto un periodo difficile, poi abbiamo scritto agli organi competenti per chiedere la riapertura e la garanzia di assistenza agli ospiti. È stata fatta una Commissione di verifica che da qualche giorno ha fatto un verbale inviato al Comune di Fermo, l’ente che deve autorizzare. Alcune condizioni sono state ripristinate, anche se non pienamente, ma buona parte degli ospiti potrebbe rientrare. Tocca al Comune fare l’atto che ci autorizzi a riportare le persone”.

L’EFFETTO VACCINI

Alla prima decade di gennaio erano 101 gli operatori assenti perché positivi, mentre oggi la cifra si attesta su qualche unità. “Da un lato è legato alla vaccinazione, dall’altro ci sono state anche attenzioni maggiori e interventi su certi percorsi. Abbiamo fatto un’indagine epidemiologica molto profonda su quella situazione, che è stata attenzionata”.

Sempre in merito al personale, restano 200 vaccinazioni da completare. “Circa 60 sono gli operatori che stanno ritardando perché risultati positivi al momento della chiamata, mentre abbiamo una resistenza di altrettanti operatori che non hanno voluto aderire anche se sono stati richiamati”.

IL PIANO VACCINALE

In merito al piano vaccinale (“Nonostante ci arrivino notizie su chi dovrebbe avere diritto ad essere aggiunto”), l’Area Vasta resta ferma alle indicazioni della Regione, con una suddivisione per categorie. “Queste ulteriori richieste ci disorientano, perché dobbiamo fare conti sempre più precisi in quanto le forniture di vaccino scarseggiano. Non ci possiamo permettere di aggiungere altri aventi diritto, quindi per noi fa fede quel piano e le categorie sono quelle. Sul tema dei fragili abbiamo iniziato con i dializzati, ma vorremmo fare gli altri: abbiamo una grossa spinta dal mondo della disabilità, giustamente vogliono il vaccino ma al momento non abbiamo indicazioni”.

Livini accoglie con soddisfazione l’apertura di AstraZeneca agli over 65 e all’arrivo di forniture importanti. “Potrebbe essere una facilitazione della campagna, riservando Pfizer solo per quelle categorie che non possono fare altri tipi di vaccini”.

Nel frattempo, si lavora per l’apertura di quello che diventerà l’unico punto di vaccinazione del Fermano: la scuola Don Dino Mancini del capoluogo. “È una struttura idonea per poter fare tra i 1.000 e i 1.500 vaccini al giorno. Metteremo insieme le forze concentrate in un unico punto, con un orario che prenderà tutta la giornata e sicuramente riusciremo a fare grandi numeri”.

Infine un invito del direttore ad intensificare le adesioni alle vaccinazioni, anche in virtù del riscontro sulla partecipazione delle forze dell’ordine. “Dovevamo farne 120 al giorno, invece ne facciamo circa 60-70. Così sono pochi, spero in un’accelerazione”.


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