La Cavalcata cerca la normalità: contradaioli e priori la vera anima della notte dell’Assunta LE FOTO

FERMO - Tra le tante occasioni mediatiche nazionali di questi giorni, le telecamere dovrebbero essere puntate su di loro.  Sulle cerimoniere di cernita, sugli addetti ai costumi, i gruppi di lavoro, i tamburini, gli sbandieratori

di Paolo Paoletti

foto Simone Corazza

Un ritorno alla formula di due anni fa, quando il Covid era ancora sconosciuto, ma ancora con tante differenze. Ieri sera la devozione di Fermo alla sua Patrona si è rinnovata con il Corteo dell’Assunta. Una sfida sicuramente non facile, tra decreti in costante aggiornamento, green pass, distanziamenti e mascherine. Un corteo più ricco in presenze di quello dello scorso anno, nel quale sono tornati i figuranti, ma allo stesso tempo un contesto di pubblico ancora così diverso dalla Cavalcata che tutti conoscevamo.

Mai come in questa edizione sono state proprio le contrade le protagoniste assolute della notte del 14 agosto. Un lavoro di preparazione durato mesi e mesi, dove all’interno di ogni singolo gruppo ci si è organizzati per rispettare al meglio le normative e dall’altra preservare una tradizione con la quale sono cresciute intere generazione di fermani.

Un lavoro non facile che parte dalla base (fatto di incontri fino a notte fonda nelle varie sedi delle contrade per poi andare al lavoro la mattina presto) dalla passione dei tanti ragazzi che hanno ‘sacrificato’ le ferie per il grande amore per il Palio, sarte, famiglie, priori. Il tutto senza alcun compenso.  Senza di loro la Cavalcata non esisterebbe.

Tra le tante occasioni mediatiche nazionali di questi giorni, le telecamere dovrebbero essere puntate su di  loro.  Sulle cerimoniere di cernita, sugli addetti ai costumi, i gruppi di lavoro, i tamburini, gli sbandieratori che nonostante tutto, ci sono sempre stati e ci saranno. Insomma: il cuore pulsante della Cavalcata. Un evento della città al plurale dove i figuranti non si limitino ad essere uno sfondo scenografico.

Per quanto riguarda il  passaggio in Piazza del Popolo si è fatta notare l’assenza di transenne per evitare assembramenti. Un atto dovuto, ma che ha penalizzato la ‘distanza storica’ tra pubblico e figuranti. Sempre suggestiva l’uscita dei capi contrada da palazzo dei Priori. Una volta arrivati in Cattedrale, c’è stata la consegna dei doni all’Arcivescovo Rocco Pennacchio e poi l’ingresso.

Durante la cerimonia mascherina obbligatoria per tutti. Ed è qui che il caldo si è fatto sentire provocando qualche malore. Nulla di grave fortunatamente. La Cavalcata cerca un lento ritorno alla normalità. E proprio nei momenti in cui la sfida è più grande, appare evidente quelle che sono le colonne portanti di questo appuntamento: le contrade.


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