Ha preteso e ottenuto di essere pagato per il servizio elargito, denunciato per estorsione, se l’è “cavata” con l’accusa di “esercizio arbitrario delle proprie ragioni”, reato che, essendo passati 10 anni dai fatti, è finito in prescrizione.
Protagonista della vicenda, nella quale in tanti si sarebbero potuti trovare cadendo nella “tentazione” di non attendere i tempi della giustizia, un uomo residente nel Fermano, titolare di un agriturismo nel Fermano, difeso dagli avvocati Olindo Dionisi e Fabrizio Giustozzi, nel processo che si è concluso ieri al Tribunale Collegiale di Fermo.
I fatti risalgono appunto al 2012, quando un uomo del posto ed una donna di origini cecoslovacche (pure coimputata per lo stesso capo d’accusa) avevano trascorso alcune notti in una stanza della struttura ricettiva in questione, ma alla fine nessuno aveva pagato il conto.

L’avvocato Olindo Dionisi
Dopo qualche giorno, non vedendo nessuno, il titolare dell’esercizio ha presentato il conto alla ragazza, la quale però ha rimpallato il pagamento all’altra persona, fino ad accompagnare l’imprenditore a casa del ragazzo, dopo reiterate telefonate e messaggi. Non hanno trovato lui ma la mamma che, dopo aver sentito il figlio al telefono, ha sganciato la somma dovuta.
Ma al ragazzo non è andata bene, ritenendo che era la ragazza a dover pagare, ed ha denunciato i due per estorsione, affermando anche che si erano presentati con fare minaccioso, muniti addirittura di mazze da baseball, pur ammettendo di essere stato nell’agriturismo in compagnia della donna.
Ieri il processo dove il Pubblico Ministero ha chiesto 6 anni per entrambi gli imputati. Mentre il Tribunale Collegiale ha riconosciuto la validità della tesi della difesa: non si è trattato di estorsione, bensì di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, con il relativo proscioglimento per prescrizione.
«In prima istanza – spiega l’avvocato Dionisi – abbiamo chiesto, io ed il mio collega, l’assoluzione, anche perché non c’erano prove del reato per cui il nostro cliente (il titolare dell’agriturismo, ndr) era accusato. In subordine, di riqualificare il capo d’imputazione, se proprio si ravvisavano gli estremi di un reato. C’è differenza infatti tra estorsione, ben più grave e che implica un ingiusto profitto, e la pretesa di un interesse tutelato dall’ordinamento giuridico, riconducibile appunto all’esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Il Tribunale ha riconosciuto il fatto che il nostro cliente rivendicava il pagamento di un servizio erogato. L’estorsione inoltre, prevede prescrizione più lunga».
m.n.g.
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