La comunicazione online e le false amicizie “ecumeniche”
L'ANALISI - «Non essendoci più capacità di discernimento (sempre valido l'adagio che chi ha tanti amici non ha nessun amico: figuriamoci il popolo dei like!...), la via obbligata è quella della omologazione. Pericolosissima, terrificante, poiché devia queste povere vittime reclutate dal "regime" verso un pensiero unico, che fa di loro automi da catechizzare ad altrui piacimento»
La comunicazione (se oggi di comunicazione si può parlare…) online attraverso veri e propri “ordigni”, nonché perniciosa sotto il profilo emozionale, annulla quelle che sono le pause necessarie a scandire i vari momenti di riflessione (e ragionamento) riguardo a un argomento (e, perché no, a un sentimento) quale che sia, che si leghi ad una speculazione o ad una attività pratica, svolte nell’arco di un’intera giornata. Antesignane del cellulare le trasmissioni trash, che hanno inculcato nel popolo dei teleutenti il (falso) convincimento che buttare fuori le proprie emozioni e darle in pasto a un pubblico famelico significhi catarticamente liberarsene: quando il pianto e il riso telecomandato non fanno altro che appiattire, specie i giovani, su una concezione distorta dei sentimenti, tale per cui questi si possono pilotare a comando (o a casaccio), mimando le altrui (astruse?…) vicende.
In parole povere, i giovani non sanno più nominare i sentimenti, che diventano indifferenziati liofilizzati al pari di qualsiasi altra sensazione ed emozione: non c’è più nessuna declinazione, una copula per “suggellare” l’approccio, “uguale” quanto alla valenza distopica a una freccia di Cupido. Ora, non essendoci più capacità di discernimento (sempre valido l’adagio che chi ha tanti amici non ha nessun amico: figuriamoci il popolo dei like!…), la via obbligata è quella della omologazione. Pericolosissima, terrificante, poiché devia queste povere vittime reclutate dal “regime” verso un pensiero unico, che fa di loro automi da catechizzare ad altrui piacimento.