«La spinta della ricostruzione per il futuro delle Marche» Castelli commenta il rapporto della Banca d’Italia 

REPORT - Il commissario alla ricostruzione: «I dati ci consentono di affermare che la  ricostruzione rappresenta anche una leva di sviluppo economico e sociale per l’intero territorio. La crescita registrata nel settore delle costruzioni, evidenziata dal rapporto della Banca d’Italia, è il risultato di un insieme di fattori, tra cui il Pnrr e l’avanzamento della ricostruzione nei territori  colpiti dal sisma. Migliaia di cantieri aperti significa lavoro per imprese, professionisti, artigiani,  tecnici e operai. Significa un incremento del valore aggiunto nel settore costruzioni (+2,8%) e un  forte aumento delle ore lavorate (+9,4%, contro una media Italia del 2,6%)»

«I dati pubblicati dalla Banca d’Italia sull’economia delle Marche offrono uno spunto di riflessione  che va oltre la semplice analisi congiunturale. In un contesto nazionale e internazionale  caratterizzato da incertezze geopolitiche, rallentamento degli investimenti e difficoltà per alcuni  comparti produttivi, emerge con chiarezza il ruolo strategico svolto dagli investimenti pubblici e,  tra questi, dalla ricostruzione post-sisma. Per anni abbiamo considerato la ricostruzione  principalmente come una risposta necessaria a una tragedia. Era giusto farlo. Dopo il terremoto del  2016 la priorità era restituire sicurezza alle famiglie, riaprire scuole, ricostruire case, chiese,  municipi e luoghi di lavoro e di aggregazione». Lo dichiara il commissario alla ricostruzione Guido  Castelli commentando il Rapporto annuale di Banca d’Italia sull’economia delle Marche. 

«Oggi, però, siamo in una fase diversa e più matura. I dati – aggiunge Castelli – ci consentono di affermare che la  ricostruzione rappresenta anche una leva di sviluppo economico e sociale per l’intero territorio. La crescita registrata nel settore delle costruzioni, evidenziata dal rapporto della Banca d’Italia, è il  risultato di un insieme di fattori, tra cui il Pnrr e l’avanzamento della ricostruzione nei territori  colpiti dal sisma. Migliaia di cantieri aperti significa lavoro per imprese, professionisti, artigiani,  tecnici e operai. Significa un incremento del valore aggiunto nel settore costruzioni (+2,8%) e un  forte aumento delle ore lavorate (+9,4%, contro una media Italia del 2,6%). Il settore delle  costruzioni porta con sé un forte incremento per la domanda di tutte le filiere produttive locali e  una grande opportunità di lavoro per tanti giovani che hanno scelto di investire il proprio futuro  nei territori dell’Appennino. L’attività di ricostruzione è stata condotta sempre con la massima attenzione alla sicurezza, sia dei  lavoratori nei cantieri, sia per gli abitanti a cui saranno consegnati edifici che devono convivere con la fragilità sismica del territorio. Sicurezza nei cantieri ha voluto dire anche porre presidi di legalità  e trasparenza, come l’introduzione del badge di cantiere e la modernizzazione dei processi  organizzativi, condividendo il processo di crescita responsabile delle imprese edili attive sul territorio. In una fase in cui molte imprese manifestano prudenza negli investimenti a causa delle  incertezze del quadro economico internazionale, la ricostruzione svolge inoltre una funzione di  stabilizzazione. Garantisce continuità agli investimenti, sostiene il tessuto produttivo locale e  contribuisce a mantenere attive competenze che rappresentano un patrimonio prezioso per le  nostre comunità» spiega il commissario. 

«Particolarmente significativo è anche il dato relativo all’occupazione. Le Marche hanno registrato  una crescita superiore alla media nazionale. Certamente si tratta del risultato di diversi fattori, a  partire dal dinamismo della Giunta regionale guidata da Francesco Acquaroli – ma è difficile non  riconoscere il contributo che la grande stagione della ricostruzione ha fornito alla creazione di  opportunità lavorative e professionali. Negli ultimi anni abbiamo compiuto passi importanti.  Abbiamo accelerato le procedure, aumentato il numero dei cantieri, semplificato le regole e  costruito un modello amministrativo che oggi viene guardato con interesse anche oltre i confini del  cratere. Il nostro obiettivo non è semplicemente chiudere una stagione emergenziale. Il nostro  obiettivo è trasformare la ricostruzione in una grande occasione di rinascita. Ma così come  sarebbe riduttivo pensare alla ricostruzione come un semplice e doveroso tributo all’uscita  dall’emergenza abitativa e sociale, sarebbe un errore anche limitarsi a leggere questi numeri, pur  importantissimi, esclusivamente sotto il profilo economico. La vera sfida che abbiamo davanti  riguarda il futuro delle aree interne. Ricostruire non significa soltanto riparare ciò che è stato  danneggiato. Significa creare le condizioni affinché le persone possano continuare a vivere nei  propri territori, lavorare, fare impresa, crescere una famiglia e immaginare un futuro. E’ in atto una  sfida per contrastare la crisi demografica, che nelle aree interne diventa acceleratore di uno  spopolamento che finisce per lasciare i luoghi abbandonati e privi di quella essenziale presenza  umana che costituisce un presidio irrinunciabile per la difesa del territorio. Per questo la  ricostruzione deve dialogare sempre di più con le politiche per lo sviluppo, con le infrastrutture,  con l’innovazione, con la digitalizzazione, con il rafforzamento dei servizi essenziali e con tutte  quelle iniziative capaci di contrastare l’abbandono e favorire la permanenza o il ritorno dei giovani  nei territori appenninici. I dati della Banca d’Italia ci confermano che questa è la strada giusta. La ricostruzione non  rappresenta soltanto una risposta al passato. È uno degli investimenti più importanti che stiamo  facendo per il futuro dell’Appennino centrale e delle nuove generazioni che lo abiteranno. E mi  sembra doveroso aggiungere che si tratta di un investimento per tutto il Paese, come testimonia la  grande attenzione che alla ricostruzione ha riservato sempre il Governo Meloni, come ha  dimostrato il rifinanziamento della ricostruzione pubblica (ulteriore 1,2 miliardi di euro) e privata  (ulteriore 1,5 miliardi di euro), dopo la fine della stagione del superbonus» conclude Castelli.



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