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Cronache dallo screening di massa
tra efficienza e disponibilità
E quegli “astronauti” che meritano un grazie

FERMO - Lo screening di massa con test antigenici rapidi, in corso al Fermo Forum, visto e raccontato da un automobilista in fila
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di Andrea Braconi

Ore 16.15.

Non c’è fila lungo la strada provinciale che costeggia il Fermo Forum. Mi avvicino al primo varco, subito dopo aver oltrepassato il cartellone voluto e realizzato dall’Area Vasta 4, che coordina tutto lo screening di massa del capoluogo. Il primo, unitamente agli altri 4 capoluoghi di provincia, anzi, 5 con Urbino.

“Test rapido Covid-19”: è la scritta che campeggia all’esterno della struttura fieristica, appena sopra dettagli come orari e modalità di effettuazione del test antigenico.

“Papà, quindi non dobbiamo uscire dall’auto?” chiede Tommaso dopo aver sbirciato.

“Assolutamente no, non si scende, restiamo all’interno e i sanitari effettuano il tampone”.

Il personale di assistenza fornisce le prime indicazioni: alla rotonda si svolta a destra e si inizia ad allinearsi sul retro.

Un volontario della Protezione Civile si avvicina ad ognuna delle 15 auto che ci precedono e alle altre che, lentamente, stanno sopraggiungendo: “Scrivete orario di arrivo, nome, cognome, numero di telefono e poi firmate gentilmente qui”. Gentilmente: un ottimo inizio.

Scorre la ridotta fila, con le vetture che oltrepassano una ad una il punto di pre accettazione dove è necessario esibire la tessera sanitaria. Lì, un altro volontario misura la temperatura, per poi indicare il cancello di ingresso.

Mentre aspettiamo noto il personale sanitario all’interno, distribuito tra gazebo e spazi interni del Forum: tutti sono dotati di ogni dispositivo di protezione necessario per garantire la massima sicurezza possibile. A noi, che abbiamo scelto di raccogliere l’appello delle istituzioni. E a loro stessi, che al termine della giornata torneranno nelle proprie case, accanto alle proprie famiglie. Per poi ricominciare già domani mattina.

Sempre in auto, entriamo dal cancello, consegnando moduli e tessere sanitarie. E attendiamo.

Solo pochi istanti: “Voi al box 4”.

Procediamo.

Ore 16.30.

Il terzetto di sanitari – due donne e un uomo – che ci accoglie sorride dietro le mascherine e gli schermi di protezione. Il primo test tocca a Tommaso, deciso e rilassato. D’altronde, i suoi 13 anni sono stati segnati da tamponi e didattica a distanza. Oramai è lui il leader, quello che rassicura, che tiene alto l’umore della carovana.

É il mio turno, anch’io dalla scorsa estate avvezzo a quel lieve ma necessario fastidio.

Nicola va tenuto in braccio. E far diventare la situazione un gioco è un’impresa titanica. Ma in questo risulteranno fondamentali i tre “astronauti”, come li chiamerà il “decenne” (comprensibilmente) ribelle alla fine, dopo che lo stick si sarà allontanato una volta per tutte dalle sue narici.

Ore 16.35.

È fatta. Foto di circostanza (professionale), saluti ufficiali del più piccolo del gruppo e via verso il parcheggio di “decantazione”. C’è da aspettare qualche minuto, prima di capire il destino di questo venerdì pre natalizio. Fuggire verso un’attesa festa casalinga o (ri)entrare nel circuito della quarantena?

Ci appoggiamo sul lato principale, accanto ad un’altra decina di auto.

Ore 16.54.

Diciannove minuti di attesa ed ecco la prima telefonata.

Un 366 e qualcosa che sa di familiare.

“Signor Braconi, il suo test è risultato negativo. C’era qualcun altro con lei in auto?”

“Sì, i miei due figli, Tommaso e Nicola.”

“Anche Tommaso è negativo, per Nicola bisogna aspettare qualche minuto.”

Aspettiamo, godendoci la meritata merenda.

Ore 17.12.

Altri 18 minuti e la seconda, bramata telefonata si materializza.

Stavolta il numero è “sconosciuto”, quasi ad aggiungere ulteriore suspence.

“Anche Nicola è negativo.”

“Grazie! Buon lavoro e complimenti per l’efficienza.”

Tutto vero. Tutto perfetto. In questo tempo rovesciato da un virus che ignoravamo e che oggi, invece, detta i nostri ritmi. Era un test necessario, come resta necessario il rispetto delle regole. Che pesano, enormemente. Ma che, ostacolo dopo ostacolo, ci porteranno fuori da questo delirio. Insieme al lavoro di tanti “astronauti” che, forse, meriterebbero qualche grazie in più. Da un fila. Dopo aver testato ben 1.150 cittadini (saranno soltanto 4 i positivi in questa prima di 6 giornate di screening). O dalla porta di un Pronto Soccorso, da una corsia, da una stanza di degenza. Ovunque ci sia la nostra salute in gioco. Lo scrigno più prezioso che abbiamo.


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