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Strappo in Confindustria Centro Adriatico, Paniccià (Giano): “No alle divisioni, guardiamo avanti e concentriamoci sui problemi reali”

SCISSIONE - Il noto imprenditore calzaturiero di Torre San Patrizio boccia l’idea di un ritorno al passato: “dobbiamo remare tutti nella stessa direzione”.
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Enrico Paniccià

“Credo che si debbano riportare su un piano di rispetto e concretezza i rapporti tra imprenditori evitando personalismi e polemiche che non servono ad un sistema in sofferenza e che anzi minano la credibilità della nostra associazione”. È perentorio Enrico Paniccià, titolare del calzaturificio Giano di Torre San Patrizio, di fronte alla diatriba in atto negli equilibri di rappresentanza tra Ascoli e Fermo all’interno di Confindustria Centro Adriatico. Per molti, uno strappo che ha visto il suo primo atto (pubblico) con le dimissioni del vicepresidente Melchiorri e la nomina a vicepresidente di Ciccola, ma consumatosi all’arma bianca, con la cacciata di Santori e Luciani, e che ha visto comune ultimo capitolo, almeno in ordine di tempo, l’addio di Graziano Mazza (Premiata) alla sigla degli industriali fermano-ascolani, anche se l’accostamento oggi più che mai, almeno in sede Confindustria, sembra a dir poco inopportuno per usare un eufemismo. A cui, però, è seguito un appello urbi et orbi di Maurizio Vecchiola, ad di Finproject “alla resposabilità”. Insomma un botta e risposta continuo, quotidiano, tra scissionisti e ‘pacifisti’ che, però, è inevitabilmente sintomatico di frizioni e attriti tra ‘fermani’ e ‘ascolani’. Nulla a che vedere con campanilismi o provincialismi ma tutto concentrato su voci, grida di territori che, seppur confinanti, hanno esigenze e richieste diverse.

“Dobbiamo imparare – l’appello di Paniccià – a ragionare come categoria, non come territori, perché oggi il nostro orizzonte è sempre più internazionale e chiede unità d’intenti ed una visione strategica condivisa. Ciò che era e deve continuare ad essere, nello spirito che ha portato alla costituzione di Confindustria Centro Adriatico. Poi ci sono le regole, e dei meccanismi necessari che vanno rispettati per il buon funzionamento di ogni organizzazione. Non penso che Mariani abbia lavorato contro Fermo, penso invece che, per fare qualcosa di buono, si debba andare tutti nella stessa direzione, fermani compresi. Dobbiamo stare sui problemi, non sulle rivendicazioni, e portare le nostre istanze convintamente ed in modo compatto. Solo così potremo essere considerati interlocutori credibili. Se discutiamo ancora di divisione tra Ascoli e Fermo vuol dire che non abbiamo imparato nulla dai nostri errori”. Una posizione solitaria quella di Paniccià? “Non credo. Ritengo che siano in tanti, colleghi fermani ed ascolani, a pensarla come me, a voler superare queste polemiche che ci portano lontano dai problemi reali che le imprese vivono ogni giorno. Dunque, discutiamo, confrontiamoci, ma evitiamo contrapposizioni strumentali che possono solo creare ulteriori incomprensioni e riportarci indietro, mentre invece abbiamo un estremo bisogno di guardare avanti. Il nostro territorio conosce una crisi pluridecennale, purtroppo acuita dall’emergenza sanitaria, e tanti di noi stanno facendo di tutto per mantenere vive le aziende e cercare di dare un futuro a giovani e famiglie. Su questo dobbiamo concentrare il nostro impegno, a tutti i livelli, e chiedere a chi ci rappresenta di dare l’esempio”.

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