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Sanremo, il basso del fermano Lucio Enrico Fasino nella hit ‘Andromeda’ di Elodie

FERMO - Il basso elettrico di “Andromeda” è di Lucio Enrico Fasino. L’intervista al musicista fermano, le sue collaborazioni con Dardust e Mahmood e le impressioni sul 70° Festival della Canzone Italiana
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Il bassista fermano Lucio Enrico Fasino

di Silvia Remoli

 Ne avevamo parlato già, inevitabile farlo, di Lucio Enrico Fasino, protagonista di articoli musicali su Cronache Fermane ed ospite live a Radio FM1: ama la sua città natale in cui torna spesso per riabbracciare i familiari e gli amici di sempre e per ristorarsi un po’, interrompendo il ritmo frenetico della sua intensa vita lavorativa milanese. Diplomatosi al Conservatorio Pergolesi di Fermo, prescelto dalla Fender (nota casa di produzione di strumenti) come testimonial,  è uno dei tanti marchigiani che ruotano attorno al 70° Festival di Sanremo (oltre agli autori  maceratesi Emilio Munda e Piero Romitelli, l’ascolano Dario Faini in arte Dardust, la direttrice d’orchestra  fermana Sylvia Catasta, nomi già consolidati nel panorama nazionale e già presenti al teatro Ariston nelle precedenti edizioni).

Come sei arrivato a suonare la linea di basso per la canzone di Elodie?

Con Dario Faini, collaboro da tempo, mi coinvolge spesso nelle sue produzioni ed è per me un grande onore far parte della sua squadra (ndr: già nel video di ‘New York’ dei The Giornalisti si potevano notare Lucio Fasino al basso  e Dario Faini al pianoforte; nella terza serata dei duetti, inoltre Dardust ha accompagnato Rancore nel brano di Elisa ‘Luce’)

La cantante Elodie al 70° Festival di Sanremo

Cosa pensi del brano “Andromeda”?

E’ un brano scritto da due menti fervide (Dardust e Mahmood, vincitore nel 2019) che attualmente non sbagliano un colpo. ‘Andromeda’ è nata dopo uno studio e una ricerca approfondita, è qualcosa di nuovo: ha proprio un suo guizzo sia nel testo che nella melodia

E di Elodie come interprete del pezzo?

E’ cucito su di lei, come un vestito, ma molto impegnativo da indossare, perché è un brano oggettivamente difficile da cantare, in una tonalità non semplice, e lei è davvero intensa, lo esegue davvero alla perfezione, come se sentisse provenire da dentro di sé ogni singola parola.

Quanta Fermo in un solo brano, anche la direttrice d’orchestra Sylvia Catasta!

Sì, è vero, una bella concentrazione! Pensa che è stata proprio Elodie a richiedere una direttrice d’orchestra donna, anche perché la canzone parla di un modo forte di essere donna, di una personalità particolare, anticonformista, che riconosce i propri limiti ma anche i punti di forza. Sylvia Catasta quindi ci è parsa la professionista perfetta per accompagnare Elodie sul palco dell’Ariston, che l’ha voluta fortemente e con cui c’è stata immediata sintonia

Oltre ad Elodie, chi ti ha colpito in questo Festival?

Ovviamente tifo per lei, ma ascoltando gli altri concorrenti in gara mi sono piaciuti molto Rancore   e Diodato.

Hai avvertito qualche ‘nota stonata’ in questa settantesima edizione?

Sì, ma mi riferisco alla categoria giovani: sono rimasto dispiaciuto del fatto che gli ‘Eugenio in via di gioia’ siano stati scartati, ma sono convinto che avranno presto modo di farsi apprezzare come meritano.

 



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