Il Sindacato Autonomo di Polizia di Fermo denuncia una condizione di lavoro sempre più difficile per le Volanti sul territorio provinciale.

«Colleghi chiamati a garantire sicurezza, legalità e presenza dello Stato si trovano, troppo spesso, a dover fronteggiare da soli gruppi di persone ostili, aggressività crescente, ostacoli ai controlli e comportamenti che mettono direttamente in discussione l’autorità delle istituzioni».

«L’ultimo episodio è avvenuto ieri, durante un normale controllo nei confronti di un cittadino straniero, dove una Volante è stata accerchiata da più persone. Solo l’arrivo tempestivo di un’altra Volante ha consentito ai colleghi di ristabilire condizioni minime di sicurezza e proseguire nell’attività – fanno sapere dal Sap – poco dopo, durante un secondo intervento nei confronti di un altro cittadino straniero, di diversa nazionalità rispetto al primo soggetto, il copione si è ripetuto in forma ancora più grave: i poliziotti sono stati circondati, spintonati e ostacolati mentre tentavano di svolgere il controllo; la Volante è stata presa a calci e danneggiata. L’attività di polizia non è stata portata a termine perché i familiari del soggetto sono intervenuti e lo hanno sottratto con violenza all’attività degli operatori, portandolo via davanti ai colleghi».

Alessandro Patacconi

«Questa è la fotografia reale della sicurezza. Non quella mostrata nei convegni, passerelle o costruita a colpi di slogan. Questa è la realtà che vivono le pattuglie sulla strada: equipaggi accerchiati, operatori spintonati, mezzi di servizio danneggiati e controlli resi impossibili dalla prepotenza di chi ritiene di poter decidere quando lo Stato può intervenire e quando, invece, deve farsi da parte – le parole dei rappresentanti del Sap di Fermo – lo Stato dove è? Dove è lo Stato quando una Volante viene accerchiata? Dove è quando un mezzo della Polizia viene preso a calci? Dove è quando un soggetto viene letteralmente sottratto a un controllo attraverso la forza e l’intimidazione? I cittadini non sono ciechi, non sono ingenui e non hanno bisogno che qualcuno getti fumo negli occhi. Vedono ciò che succede nei quartieri, nelle piazze e sulle strade; Vedono le Volanti sempre più spesso costrette a intervenire in inferiorità numerica; Vedono comportamenti che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati inconcepibili; percepiscono la discrepanza tra chi parla della sicurezza dagli uffici e chi la sicurezza la deve garantire sulla strada: una macchina operativa che chiede loro di essere sempre pronti, sempre lucidi, sempre professionali, ma che troppo spesso non offre uomini, mezzi, protezione e autorevolezza sufficienti per affrontare la realtà».

«È per questo che sempre più colleghi chiedono di essere trasferiti dai servizi su strada a mansioni non operative. Non è codardia e non è mancanza di spirito di servizio, ma semplicemente il risultato di anni durante i quali chi rappresenta lo Stato è stato esposto all’umiliazione di essere insultato, spintonato, accerchiato e ostacolato mentre svolge semplicemente il proprio dovere – continua il comunicato – e a chi continua a invocare l’impiego dell’Esercito, a parlare di “teatri di guerra” e a proporre soluzioni semplicistiche, il Sap risponde con chiarezza: si smetta di utilizzare slogan per argomenti che non si conoscono. Le Forze armate e le Forze di polizia hanno compiti, addestramento, catene di comando e quadri operativi differenti. Le prime possono operare, nell’ambito delle missioni loro affidate, sulla base di specifiche regole d’ingaggio, cioè direttive che definiscono i limiti e le condizioni dell’impiego della forza. Le seconde, invece, operano quotidianamente sul territorio, a contatto con la popolazione e all’interno di un sistema di garanzie, responsabilità e vincoli giuridici diverso, nel quale ogni intervento deve essere valutato secondo i principi di legalità, necessità, gradualità e proporzionalità».

«Le Forze di polizia identificano e controllano le persone, prevengono e reprimono i reati, svolgono attività di polizia giudiziaria e intervengono in situazioni che possono degenerare in pochi istanti, spesso senza la possibilità di conoscere preventivamente il livello di pericolo. Non si tratta di operare in un teatro di guerra, ma di affrontare quotidianamente situazioni imprevedibili e potenzialmente violente, nel rispetto di vincoli giuridici e responsabilità personali particolarmente stringenti».

«Siamo stanchi di assistere a scene che non dovrebbero appartenere a un Paese civile: Volanti accerchiate, colleghi spintonati, mezzi di servizio presi a calci e persone sottratte al controllo con la violenza davanti agli operatori. Questa non è normale conflittualità: è un attacco all’autorità dello Stato. Basta sostenere che vada tutto bene. Non va bene quando un poliziotto deve attendere l’arrivo di una seconda pattuglia per poter svolgere in sicurezza un semplice controllo. Non va bene quando i colleghi chiedono di essere impiegati in ufficio perché dopo anni di servizio su strada non si sentono più adeguatamente tutelati. E non va bene quando chi parla di sicurezza lo fa senza conoscere il peso, i rischi e i vincoli di un intervento operativo. La sicurezza non si garantisce con slogan o invocazioni generiche, ma assicurando agli operatori adeguati organici, formazione, coordinamento, strumenti e condizioni operative. Chi interviene sul territorio non chiede privilegi: chiede di poter svolgere il proprio lavoro senza essere lasciato solo e senza diventare il bersaglio di aggressioni che l’Amministrazione e lo Stato hanno il dovere di prevenire e contrastare – concludono dal Sap – i cittadini vedono e i poliziotti sanno. Il Sap non permetterà che questa realtà venga nascosta. Servono uomini, mezzi, tutele, norme efficaci e una risposta ferma da parte dello Stato. Non domani, non dopo l’ennesima aggressione grave: adesso».

 

 

 

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